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Coronavirus, l’Asl e quei “casi secondari” che fanno discutere

La situazione del Comune del Tricolle rimane ancora delicatissima

Ariano Irpino, non più “zona rossa”, è stato tra i Comuni italiani maggiormente colpiti dalla pandemia Coronavirus. Ad oggi, il Comune irpino ha fatto registrare quasi 160 casi e ben 23 vittime. Un vero e proprio bollettino di guerra che, a nostro parere, viene reso ulteriormente complesso dall’Asl di Avellino. Dopo l’uscita dalla “zona rossa”, infatti, i casi registrati ad Ariano Irpino sembra vengano trattati con disparità dall’ente di via degli Imbimbo. Negli ultimi bollettini, l’Asl fa riferimento (soprattutto per Ariano) a “casi secondari” in riferimento ad alcune positività registrate.

Comunicazioni poco chiare

Il caso viene definito secondario, stando al comunicato, perché a “contatto stretto di un caso già risultato positivo al Covid-19”. Una condizione, questa, che certamente non altera in alcun modo lo stato di positività dei soggetti trattati. A questo punto sorge spontaneo porsi qualche domanda:

perché l’Asl sottolinea la presenza di questi “casi secondari”?

Perché alleggerire la pillola nel comunicare i dati sul Coronavirus (comunque decisamente positivi negli ultimi giorni)?

O, forse, perché considerare questi casi meno importanti di altri?

Quel positivo lasciato a casa perché anziano

È giusto ricordare, infine, che proprio la gestione di alcuni casi ad Ariano ha fatto discutere. Hanno fatto il giro del mondo le immagini dell’operatore del 118 che chiedeva ai familiari di un anziano positivo a firmare la liberatoria per evitare un trasporto in ospedale. Ricovero poi eseguito successivamente. L’Asl, successivamente, annunciò, in un breve comunicato, “indagini interne”, ma da allora (17 aprile) tutto tace.

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