Coronavirus, il "sistema" delle zone potrebbe durare fino a febbraio

L'ipotesi in attesa del vaccino

Emilia-Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia da ieri sono giallo-plus: le nuove ordinanze-fotocopia dei presidenti delle Regioni Stefano Bonaccini, Luca Zaia e Massimiliano Fedriga portano nuove restrizioni nei territori allo scopo di evitare il passaggio alla zona arancione. L'unità di crisi della Campania annuncia per oggi l'istituzione di zone rosse "nelle città della Campania dove si registra un livello alto di contagi e dove è indispensabile una drastica riduzione della mobilità".

Zona rossa e arancione nelle Regioni: la nuova stretta fino a febbraio

E intanto altre due regioni (Puglia e Liguria) sono in bilico e potrebbero diventare arancioni già da oggi e, scrive l'agenzia di stampa Ansa, altre potrebbero vedersi riclassificate tanto che il Lazio è pronto a varare un'ordinanza che adotta in parte le limitazioni delle zone arancioni.  mentre i sindaci annunciano strette territoriali nelle grandi e nelle piccole città. Il tutto in attesa della riunione della Cabina di Regia Benessere Italia che si riunirà oggi prenda altre decisioni. Quali? Il bollettino della Protezione Civile riportava ieri  37978 nuovi casi di coronavirus dopo 234672 tamponi effettuati e 636 morti che portano il totale delle vittime a 43.589 da inizio emergenza. Se l'epidemia sta rallentando la sua crescita (il che non vuol dire che non stia crescendo, ma che sta crescendo più lentamente), secondo il report indipendente della Fondazione Gimbe in 11 regioni è stata superata la soglia di saturazione del 40% dei posti letto nei reparti ordinari e in altre 11 quella del 30% per le rianimazioni. Per questo, come racconta il Corriere della Sera, ieri governatori e primi cittadini hanno varato alcune restrizioni, ovvero:

  • In Veneto, Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia non è permesso passeggiare nelle strade e nelle piazze dei centri storici; l'attività sportiva si può effettuare nelle aree verdi;
  • A Roma vengono chiuse nel week end le fermate Spagna e Flaminio e il numero di persone che possono passeggiare nelle vie dello shopping è contingentato;
  • In Veneto, Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia sono chiusi il sabato i centri commerciali e gli outlet; si salvano, alimentari, farmacie, tabaccherie ed edicole; la domenica e i festivi «è vietato ogni tipo di vendita, anche dei piccoli negozi e dei negozi di vicinato, ad eccezione delle quattro categorie»;
  • Sempre nelle tre regioni nei negozi può entrare «una persona per nucleo familiare, salvo per accompagnare soggetti con difficoltà o minori di 14 anni»; nei centri commerciali e nei supermercati «va favorito l’accesso degli anziani oltre i 65 anni nelle prime due ore di apertura»;
  • Ancora nelle tre regioni "i bar e i ristoranti restano aperti fino alle 18, ma dalle 15 si può consumare solo seduti, dentro o fuori dai locali"; in vigore anche le limitazioni all’interno e all’esterno dei locali: massimo quattro a tavola, a meno che non si sia congiunto, e obbligo di mascherina quando ci si alza;

Accanto a queste ci sono le limitazioni alle fiere e ai mercati nelle tre regioni e si valuta una stretta anche in altri territori; in più, spiega sempre il quotidiano, dopo gli assembramenti dello scorso fine settimana per la gita fuori porta, in tutta Italia sono stati predisposti controlli delle forze dell’ordine sui litorali e nelle località di campagna e montagna con l'obiettivo di evitare che le persone stazionino nei luoghi, al chiuso, ma anche all’aperto. In alcune regioni, dove non è in vigore il divieto di uscita dal comune perché si trovano in fascia gialla o arancione, alcuni sindaci stanno valutando la possibilità di limitare la circolazione o comunque di adottare le stesse misure adesso previste già per i centri storici quindi con divieto di accesso. 

Le ordinanze del ministero della Salute in arrivo

La decisione sul passaggio della Campania e delle altre regioni dal giallo a un grado maggiore di allerta, con restrizioni più dure, sarà presa oggi dopo l'analisi settimanale dei dati, conferma il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia, che oggi ha incontrato anche i rappresentanti dei sindaci e delle Province per un punto su sanità e Covid hotel. Ma, come sempre, alle Regioni verranno date - nel caso - almeno 24 ore di tempo per organizzarsi. Il Fatto Quotidiano spiega che i nuovi dati arriveranno oggi: sul tavolo della cabina di regia che monitora l’andamento dei 21 parametri nelle regioni italiane ci saranno i numeri per decidere – al massimo entro domani – se cambiare “colore” a qualcuna delle zone d’Italia ancora arancioni o gialle. Per l’osservata speciale, la Campania, ci sarà anche il report dei Nas, che sono andati a controllare di persona la situazione negli ospedali. Ieri l'unità di crisi della Regione ha ufficializzato l'istituzione di zone rosse nelle province a rischio, forse proprio per scongiurare l'ordinanza del ministero.

Intanto in serata è stato ufficializzato l'incarico dato dal ministro Boccia al commissario Domenico Arcuri di "attivarsi, d'accordo con Regioni e Comuni, e mettere a disposizione il più alto numero possibile di Covid Hotel per ridurre la pressione sui reparti ospedalieri e curare i contagiati senza sintomi gravi che hanno difficoltà a restare in isolamento domiciliare". L'obiettivo è di avere un Covid Hotel in ogni provincia del territorio nazionale, pari a 110 strutture dove fare confluire i contagiati con sintomi non gravi. Le linee guida per i medici che seguono i pazienti a domicilio, reclamate da mesi a gran voce dai camici bianchi, e annunciate ieri dal presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli, sembrano essere ora in dirittura d'arrivo. La bozza del documento, stando a quanto si è appreso, sarebbe già pronta. 

Ma fino a quando? L'idea del premier è che sia possibile reggere con il sistema delle zone rosse e arancioni senza arrivare a decretare il lockdown nazionale o generalizzato. Questo però può avvenire soltanto se i numeri daranno ragione a Palazzo Chigi nei prossimi giorni, si raggiungerà a breve il picco dell'epidemia e il numero dei contagiati comincerà a scendere. Ma anche se questa ambizione diventasse realtà entro la prossima settimana, le restrizioni continueranno anche a Natale, a Capodanno e oltre. Fino a quando? Secondo Il Fatto Quotidiano l'orizzonte-limite è il mese di febbraio. 

“Non faremo come quest ’estate – avvertono da palazzo Chigi – se anche i dati dovessero migliorare, a Natale non ci sarà il liberi tutti”. Il ragionamento sui tempi è molto semplice e lega i suoi destini a una sola variabile: il vaccino.

Se fosse possibile somministrarlo a partire da gennaio, un mese dopo il piano della Protezione Civile (con l'esercito) per la vaccinazione di massa si potrebbe arrivare a decretare la fine del lockdown "soft", "morbido" o come lo si vuole chiamare. Intanto bisogna andare avanti così, tra restrizioni e rallentamenti senza soluzioni di continuità: tutta l'Italia piano piano si colorerà di arancione o di rosso. 

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