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Coronavirus, De Luca: "E' una vera guerra, Festa parla di Modello Korea senza sapere che cos'è"

Il discorso del Governatore in diretta streaming

Nel corso della diretta odierna su Facebook, il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca ha ribadito la necessità di mantere l'allerta alta per quanto concerne l'emergenza coronavirus:

"E' una guerra quella che stiamo combattendo: una guerra all'accaparramento dei beni necessari, che favorisce il mercato nero. Sappiamo di una fornitura di materiali che ci doveva arrivare e che è stata bloccata alla frontiera tra Ungheria e Ucraina; abbiamo avuto casi di creditori che richiedono pagamenti anticipati senza garanzie di consegna sul materiale acquistato. E' una vera guerra: gente che propone soluzioni miracolistiche campate in aria, una diffusione spropositata di notizie false".

Il Governatore parla della tutela alla libertà di vivere, respingendo tutte le accuse relative alle restrizioni imposte con le recenti ordinanze e, soprattutto, richiamando indirettamente in causa il sindaco di Avellino, Gianluca Festa, sul Modello Korea:

"Ci teniamo tutti alla libertà, ma vorrei ricordare che la prima libertà che lo stato deve garantire è la libertà di vivere, che non è garantita ai nostri cittadini. Per cui molte misure che sono state prese o che vengono prese sono al fine di garantire tale libertà. Sento dire che è una limitazione alla privacy del cittadino: in un Paese per il quale per anni è stata massacrata la vita privata di persone e famiglie distrutte nella loro intimità, sopraggiunge la questione della privacy. Qualcuno ha chiamato in causa il Modello Korea, senza sapere ciò che dice: il contenimento è avvenuto in quel caso per un altro motivo, non per i 300.000 tamponi fatti fare in cinque strutture private, ma perché lì i cittadini sono stati controllati tutti, a uno a uno, con i sistemi informatici, telefonici e di controllo delle carte di credito". 

La guerra può essere vinta soltanto con il contributo di tutti e arrivando alla conclusione del cammino:

"Qui, in Campania, abbiamo un senso di solidarietà, senso civico, volontariato grazie al personale medico-sanitario che andrà ringraziato nei prossimi anni. Dobbiamo fare i conti anche per le prossime settimane, perché emergeranno comportamenti che tendono a sottovalutare la gravità del problema. Dobbiamo tenere i nervi saldi e capire che la questione è drammatica e sarà risolta quando saremo arrivati alla conclusione del cammino. Finora abbiamo fatto tutto quello che abbiamo ritenuto utile per prevenire la salute dei cittadini. So che la vita è diventata pesante e siamo tutti un po' sballottati, può subentrare la sfiducia. Dobbiamo stringere i denti e avere fiducia: la battaglia non sarà vinta a brevissimo, ma sarà vinta". 

Le motivazioni, infine, che lo hanno spinto a richiamare ad alta voce il Governo:

"Qualche giorno fa ho lanciato un appello al Governo riguardo al caso della Regione Campania e alle forniture che non arrivano. Ci sono momenti in cui bisogna alzare la voce: abbiamo il dovere di dire la verità quando i problemi emergono e parlare chiaro in tempi utili. Abbiamo verificato l'emergere di criticità pericolose, tra cui la situazione in Lombardia che, in questo momento, ha bisogno di aiuto, e la diffusione del virus al Sud. Nel caso in cui esplodesse la pandemia nel Sud, non avremmo neanche la possibilità di aiutare la Lombardia e il Nord, e lì sarebbe una vera tragedia. Dobbiamo fare di tutto in modo che non esploda nel resto del Mezzogiorno e, in particolar modo, in Campania. Se un impegno non si può mantenere, mi venga detto in tempi utili. Il problema delle mascherine che non arrivano non è un problema della Campania, ma un problema nazionale e abbiamo voluto sollevarlo in ambito di una solidarietà nazionale".

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