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Coronavirus, il caso: "Dalla quarantena alla convalida di guarigione, la prassi non è uguale per tutti"

La storia della sig.ra Raffaella, risultata positiva al test rapido lo scorso 11 aprile

Uno strano caso aleggia, in queste ore, sulla prassi che i pazienti, risultati positivi al coronavirus e in isolamento domiciliare, devono seguire e che non sarebbe la stessa per tutti. A denunciare tale caso è la sig.ra Raffaella Golia, in un video pubblicato dalla pagina Facebook "Del Gaudio-Zinzi".

"C'è chi ha fatto il tampone prima dei 14 giorni di isolamento"

La donna, in in quarantena dallo scorso 11 aprile, racconta la sua vicenda personale: "L'Asl mi ha riferito che, per prassi, vengono dal giorno successivo a fare il primo tampone (dal 27, quindi, visto che dovrei stare a casa fino a domenica 26) e, se l'esito è negativo, dopo 48 ore, verranno a fare anche secondo il tampone, a me e ai miei familiari, per convalidare la guarigione. Nel frattempo, trascorrerà un'altra settimana, al termine della quale sarà il sindaco a confermarmi la guarigione. Un mio carissimo amico ha la mia stessa sintomatologia, ma a lui, nell'arco di otto giorni, è stata fatta tutta la procedura: è stato sottoposto a entrambi i tamponi e potrebbe, addirittura, riaprire la sua attività". 

Ci si attende, pertanto, dall'Asl opportuni chiarimenti: "Non solo a me, ma a tante altre persone. Nel mio caso, sono affetta da molteplici patologia: epilessia, ansia e ipertensione".

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