No al Biodigestore di Chianche, un mostro sulle strade del vino

Il 4 luglio l'avvocato Silano farà valere le ragioni del Comitato di fronte al Tar

Ieri pomeriggio al Circolo della Stampa, un coro unanime si è levato contro la realizzazione del biodigestore di Chianche.

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Il Comitato di Chianche, i  Sindaci dei Comuni dell’area D.O.C.G. del “Greco” di Tufo” e del bacino fluviale del Sabato, le Associazioni ambientaliste e territoriali , i Presidenti del  “Consorzio tutela vini d’Irpinia” e del “Consorzio degli otto comuni del Greco”, il Presidente dell’Associazione Consumatori Utenti-ACU” della Campania, l’Avvocato Carla Silano sono tutti uniti in una battaglia per la salvaguardia di un territorio già fortemente soggetto a pressioni ambientali.
Il fronte del NO è compatto, non si può costruire un impianto di trasformazione industriale del ciclo dei rifiuti  in piena area a Denominazione di Origine Controllata e Garantita "Greco di Tufo. Non solo, il territorio secondo associazioni e comitati e inidoneo sotto molteplici punti di vista: “per la viabilità inadeguata a reggere il traffico di continui mezzi pesanti, per la distanza dal casello autostradale più vicino, perché è in prossimità del fiume Sabato, ma soprattutto perché qui avviene la produzione di un vino DOCG come il Greco di Tufo – spiega Franco Mazza”.
Toni allarmanti anche da parte del Consorzio dei Vini che vede a rischio non solo la produzione di un’eccellenza unica al mondo, ma anche la possibilità di continuare ad investire nel turismo enogastronomico, settore in forte crescita capace di generare lavoro e far girare l'economia: “Rischiamo di distruggere il turismo del vino, quindi ci appelleremo all'art. 1 della legge 12 dicembre 2016 n. 238 che riconosce al vino il valore di "Patrimonio culturale nazionale".
Per il fronte drl NO non ci sono dubbi, Chianche è una zona a vocazione turistica ed agricola: l'area che conta appena 250 abitanti non può tollerare un'opera a cui è stato furbescamente cambiato il nome da impianto anaerobico ad aerobico,  restando, però inalterato nella sostanza il processo produttivo che non produrrà alcun compost utile per l’economia agraria dell’area, tanto che si porranno ulteriori problemi di smaltimento dei diversi prodotti che ne deriveranno dall’intero ciclo di lavorazione, aeriformi, solidi e liquidi.  
Domani, 4 luglio, il Tar dovrà esprimersi in merito al ricorso effettuato dal Comitato sul caso biodigestore. “Se il Tar dovesse rigettare la nostra richiesta – chiosa il primo cittadino di Petruro, Giuseppe Lombardi – saremo pronti a rivolgerci al Consiglio di Stato”.
L'avvocato Carla Silano farà valere le ragioni di una battaglia nell'interesse del bene comune e se il ricorso dovesse essere respinto la questione sarà portata davanti al Consiglio di Stato.
Il Comitato ha intenzione anche di promuovere, inoltre, una manifestazione popolare a Chianche e un seminario di rilievo scientifico in un comune dell’area promosso di concerto con l’associazione nazionale ISDE-Medici per l’Ambiente e l’Associazione nazionale dei consumatori-ACU.

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