Cronaca Monteforte Irpino

Commerciante ucciso a martellate: Robert Omo è stato assolto

Si è concluso il processo relativo alla tragedia avvenuta a Monteforte, nel negozio Beutiful City, di proprietà di Gao Yuancheng. Quest'ultimo fu ucciso a colpi di martello dal 24enne Robert Omo

È stata confermata la pericolosità sociale di Omo Robert, la quale è elevata e, per il momento, viene gestita in una REMS. Omo Robert, al momento del delitto del commerciante cinese avvenuto a Monteforte Irpino nel luglio del 2022, era affetto da un grave disturbo mentale che comprometteva la sua capacità di intendere. Questa è la conclusione principale della perizia commissionata dalla Corte di Assise di Avellino nell’aprile scorso e condotta dalle specialiste Enrichetta Fotino, psichiatra e psicoterapeuta, e Rosa Bruno, docente di Psicoterapia e consulente giuridica. Secondo le due professioniste, che hanno condotto colloqui in carcere con Omo Robert, l’imputato soffriva di schizofrenia paranoide al momento dei fatti. Il Tribunale ha emesso sentenza di assoluzione ma precisando che, per l'imputato, occorrerà una assistenza all'interno della REMS per almeno 10 anni. 

L’udienza è iniziata con il Pubblico Ministero che ha dichiarato che il materiale raccolto, fino a questo momento, fornisce tutti i dettagli necessari per ricostruire la completa dinamica omicidiaria. La Corte si è accodata, ritenendo il materiale probatorio e i filmati visionati sufficienti. Il Pubblico Ministero ha chiesto l’assoluzione per l’incapacità dell’imputato di intendere e volere. 

Al termine di una breve camera di consiglio, il giudice Scarlato ha ribadito che nessuna delle parti ha provveduto alla nomina di propri consulenti e, dunque, si è proceduto con l’acquisizione delle perizie sin qui svolte a carico dell’imputato.

“Il Pubblico Ministero ha concluso chiedendo l’assoluzione dell’imputato, ma io mi auguro che non sia così. Certamente ci sono due perizie psichiatriche contrastanti, ma non si è parlato della gravità del gesto. L’efferatezza del comportamento di Omo potrebbe far pensare a una follia”, ha dichiarato l’avvocato Ivo Ferrara, difensore di parte civile. “Noi, come operatori del diritto, non possiamo prescindere dall’omicidio, dal tentato omicidio e dalla rapina impropria. L’imputato ha rubato un martello e per salvarsi è fuggito via. Dalle telecamere viene ripresa una verità storica: un omicidio in diretta. Alle 7:50 il mio assistito entra nel negozio, perché doveva iniziare a lavorare. All’epoca, perché ora non lavora più. Era un giardiniere e ora è assolutamente inabile al lavoro. A un certo punto, la vittima è dietro la cassa, il mio assistito appoggia il materiale che voleva acquistare. Omo era nella corsia dei martelli. Li maneggia, ci gioca. Perché lo ha detto: 'io devo portare a termine la mia vendetta'… e lo ha fatto. A un certo punto l’imputato si è reso conto della vicinanza di Gao e ha un gesto indifferente, come a non farsi notare. Poi ha uno scatto repentino. Gao gli fa un gesto evidente, che se ne deve andare dal negozio. A quel punto il mio assistito pone una mano sulla spalla di Gao, dicendogli di lasciar perdere. Dopo, l’imputato passa davanti al bancone del negozio, finge di guardare un oggetto e si dirige verso la corsia numero 3, dove stavano i martelli. Ne brandisce due e con uno scatto repentino colpisce il mio assistito alla nuca. A questo punto Gao si scaglia contro l’imputato. L’imputato ha risposto alle domande dei periti. Questo fa capire ai periti che l’imputato è capace di intendere e volere. Questi sono fatti, sono dati, io non sto inventando nulla. Come si può ignorare tutto questo? Omo Robert sta nel nostro paese ma non è stato capace di integrarsi, è stato cacciato ovunque. Entra in un negozio ed è stato cacciato. Giorno dopo giorno, in Omo Robert, alberga la rabbia. Omo Robert è un reietto della società. Io chiedo che venga condannato per ciò che ha fatto. Confidiamo nella giustizia". 

“Avevo già annunciato di essere breve, data l’evidenza dell’accaduto in quel tristissimo giorno di luglio 2022. Nonostante ci stessimo confrontando con reati così efferati e con il dolore delle persone”, inizia così, invece, la discussione dell’avvocato Costantino Sabatino, difensore dei familiari della vittima. “Questa difesa ha dovuto confrontarsi giornalmente con un mondo di dolore, quello vissuto da una famiglia dedita solo al lavoro e al sacrificio. Siamo arrivati all’udienza del 20 settembre 2023 in cui il primo perito nominato dal tribunale ha dichiarato che l’imputato Robert Omo fosse pienamente capace di intendere e volere. Poi è successo l’imponderabile. Successivamente, per tre udienze, non si è fatto nulla, perché l’imputato aveva sempre qualche problema. Il 18 marzo 2024 riceviamo una nuova relazione che non è altro che un resoconto delle terapie ricevute da Omo durante la detenzione. In questa relazione non c’era altro che l’attenzione sanitaria che Omo ha sempre ricevuto. A questo punto viene chiesta una nuova perizia e, in questo caso, si giunge a esito opposto: Omo non è in grado di intendere e volere. Noi dobbiamo discutere di come si è arrivati a questa decisione diametralmente opposta. Il perito non ha fatto altro che raccogliere gli atti fin qui prodotti. Sulla base della documentazione sanitaria precedente ai fatti contestati c’è un solo documento e nient’altro. Tutti i dati documentati invece sono successivi all’omicidio. Su questa base il perito ha ritenuto l’imputato incapace di intendere e volere. Il punto focale, per me, è la differenza tra la fase di compenso e scompenso che, secondo il perito, riguardava l’imputato. L’imputato, infatti, dinanzi al primo perito, era in una fase di maggiore compensazione, infatti afferma di sapere perché si trovava lì. Davanti al secondo perito, invece, la compensazione era minore e questo ha spinto il perito a dichiararlo incapace di intendere e volere. Adesso voglio dire soltanto una cosa: come si fa a dire che, al momento dei fatti, l’imputato era in una fase di compensazione minore? È impossibile stabilirlo. Le immagini che abbiamo visionato, invece, portano a concludere che Robert Omo era pienamente capace di intendere e volere, pertanto chiedo che l’imputato venga condannato per questo”.

“Io chiedo l’assoluzione per il mio assistito”, afferma l’avvocato di Robert Omo, Nicola D’Archi. “È un processo triste, abbiamo visto immagini terribili ma dobbiamo renderci conto di un dato di fatto: la prima consulenza del perito è avvenuta con Omo sedato. All’udienza del 10 gennaio, Omo non si è potuto presentare. Abbiamo i filmati dal carcere. La seconda consulenza, invece, è stata effettuata raccogliendo tutta la documentazione sanitaria, dall’Asl e dal carcere. Agli atti del dibattimento ci sono anche le dichiarazioni della direttrice dell’ufficio “Migrantes”, la quale ha dichiarato che l’imputato è sempre stato agitato e sofferente. Per quanto riguarda il giorno del delitto, dalle telecamere non si evince nessuna premeditazione. Tutto quello che abbiamo agli atti è evidente. Per questo dico che bene ha fatto il secondo perito a farsi consegnare tutti i documenti pregressi. Noi dobbiamo leggere tutto, non soltanto ciò che ci fa comodo. E tra le cose da ricordare, ovviamente, non possiamo trascurare che Robert Omo era stato espulso da Malta dopo aver incassato una condanna a un anno di reclusione per aver abusato sessualmente di una cavalla”.

Al termine dell'udienza, l'interprete ha riportato alcune delle dichiarazioni dell'imputato: "Ma è morto qualcuno?". L'avvocato Costatino Sabatino, invece, non ha nascosto la sua delusione per questa sentenza, certamente divisiva. 

La terribile tragedia del luglio 2022

Il venticinquenne, difeso dal penalista Nicola D’Archi, è accusato di omicidio aggravato da futili e abietti motivi, tentato omicidio con le stesse aggravanti e furto di due martelli. La mattinata di follia lungo Via Nazionale Alvanella a luglio era iniziata quando Omo, già noto per un’aggressione ad un volontario della Caritas, aveva raggiunto a piedi Monteforte. Una volta entrato nel Beautiful City, il negozio gestito da anni dalla vittima Gao Yuancheng, aveva prima colpito un bulgaro quarantenne vicino alla cassa e poi si era scagliato contro entrambi mentre erano a terra. Per Gao Yuancheng non c’è stato nulla da fare, mentre Krasimir, dopo un lungo ricovero al Moscati, è sopravvissuto alla furia omicida del nigeriano. L’uomo è stato fermato dai residenti della zona, due operai della Giordangomme e dai Carabinieri della Compagnia di Baiano. La scomparsa del commerciante, molto apprezzato nella cittadina dell’hinterland avellinese e lasciato moglie e due figli, è stata una pagina molto triste. La famiglia del commerciante si è costituita parte civile con l’avvocato Costantino Sabatino.

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