Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

Clan Cava: fissata l'udienza per quantificare il sequestro

Sotto accusa una coppia di prestanomi

Fissata l'udienza, da parte del Tribunale per le misure di prevenzione di Avellino, per quantificare il patrimonio finito sottosequestro e nel mirino della DDA di una coppia di prestanome ritenuta vicino al clan Cava.

Al "setaccio" conti correnti e polizze assicurative

Come riporta The Wam, gli inquirenti stano mettendo a "setaccio" conti correnti e polizze assicurative. Nell'inchiesta sono finite anche una società immobiliare e un terreno di Carife di oltre mille metri quadri. Il sequestro, eseguito a Nola dai carabinieri di Castello di Cisterna, è stato ai danni di uomo che presumibilmente aveva in possesso i beni sopra elencati, ora nelle mani di un amministratore giudiziario.

Il maxi sequestro

Vi abbiamo raccontato del maxi sequestro di beni per circa 6,2 milioni di euro, effettuato dai carabinieri, a un presunto prestanome del clan camorristico Cava e alla moglie. Si tratta di Francesco Mari, di 72 anni e della consorte, Bruna De Luca, di 71 anni. I militari del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna, coordinati dal pm della DDA di Napoli Liana Esposito, hanno individuato le proprietà in diverse parti d'Italia: a Nola (Napoli), Casamarciano (Napoli), Carife (Avellino), Centola (Salerno), Roma, Ancona, Torino, Milano, Siena e Trieste. Il sequestro è stato disposto dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Avellino.

Le indagini patrimoniali hanno portato alla conclusione che, Francesco Mari, potesse disporre (molto probabilmente, intestando fittiziamente ai propri familiari) beni immobili ma anche conti correnti bancari e polizze assicurative. Un “tesoretto” frutto delle molteplici attività illecite svolte in combutta con il clan Cava. 

Proprietà di lusso sparse ovunque 

I beni immobili presenti in tutta Italia riuscivano a fruttare molte migliaia di euro al mese. Stando a quanto si apprende dalle indagini condotte dalla procura di Napoli, infatti, le abitazioni in auge erano “extra lusso”, la maggior parte con vista mare o presenti nelle aree storiche delle città coinvolte. A questi vanno aggiunti, inoltre, numerosi altri beni e una ingente quantità di denaro. 

Frutto delle attività illecite 

Beni, quelli sequestrati in lungo e in largo per lo Stivale che, neanche a dirlo, erano il frutto delle numerose attività illecite che il clan Cava opera in Irpinia e non solo.Quest'ultimo, infatti, estende la sua influenza anche nell’agro vesuviano e nolano tramite la famiglia Sangermano. 

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