Cellulari in cella: operazione al Carcere di Avellino

La nota del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria

Ancora alta tensione nelle carceri campane, ed in quella di Avellino in particolare, dopo che sono stati trovati e sequestrati dalla Polizia Penitenziaria telefoni cellulari.

Commenta l'accaduto Emilio Fattorello, Segretario nazionale per la Campania del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE: «Alle prime ore dell'alba di oggi la Polizia Penitenziaria ha condotto una brillante operazione di servizio che ha consentito in due celle il rinvenimento di ben tre telefonini abilmente occultati. A seguito di scrupolosa perquisizione presso il Reparto di Alta Sicurezza ove sono ristretti i detenuti appartenenti alla Criminalità Organizzata venivano scoperti i cellulari, tutti funzionanti. Ancora una volta la professionalità messa in campo dalle donne ed uomini della Polizia Penitenziaria contrasta l'azione criminosa di un traffico illecito tra l'esterno e l'interno del circuito penitenziario. Nonostante gli organici ridotti al minimo, grazie ad una scellerata politica governativa, nonostante la carenza di strumenti tecnologici di sicurezza, nonostante il costante sovraffollamento dei detenuti ed i livelli minimi di sicurezza in cui si opera, la Polizia Penitenziaria riesce a garantire tra mille difficoltà i propri compiti Istituzionali. Merito da parte del SAPPE va ai colleghi di Avellino che hanno portato a termine una operazione di servizio compiuta a seguito di una scrupolosa attività investigativa alla quale hanno fatto seguito le dovute informative alla Autorità Giudiziaria competente. L'Istituto penitenziario di Avellino classificato di Primo livello ha raggiunto una popolazione detenuta di circa 600 unità comprensivo di un Nucleo per le traduzioni provinciale, di una Sezione distaccata ICAM di Lauro vede affievolire lire sempre di più l'organico disponibile».

«Il Governo, attraverso l'Amministrazione Penitenziaria ed il Ministero della Giustizia, anziché adottare provvedimenti che garantiscono ordine e sicurezza nelle carceri anche attraverso una schermatura che contrasti efficacemente l'utilizzo abusivo di telefoni cellulari e di altra strumentazione tecnologica detenuta illegalmente in carcere - conclude Fattorello - vuole approvare una riforma penitenziaria che mina proprio la natura stessa di pena e carcere, affidando il carcere ai detenuti e depotenziando anche il ruolo della Polizia Penitenziaria. E questo è grave e inaccettabile».

«La situazione nelle carceri della Campania è sempre tesa ed allarmante» denuncia il Segretario Generale SAPPE Donato Capece. Per il primo Sindacato della Polizia Penitenziaria «lasciare le celle aperte più di 8 ore al giorno senza far fare nulla ai detenuti - lavorare, studiare, essere impegnati in una qualsiasi attività - è controproducente perché lascia i detenuti nell'apatia: non riconoscerlo vuol dire essere demagoghi ed ipocriti». E la proposta è proprio quella di «sospendere la vigilanza dinamica: sono infatti state smantellate le politiche di sicurezza delle carceri preferendo una vigilanza dinamica e il regime penitenziario aperto, con detenuti fuori dalle celle per almeno 8 ore al giorno con controlli sporadici e occasionali, con detenuti di 25 anni che incomprensibilmente continuano a stare ristretti in carceri minorili».

Capece torna a sottolineare l'alto dato di affollamento delle prigioni italiane: «oggi abbiamo in cella 58.087 detenuti per circa 45mila posti letto: 55.646 sono gli uomini, 2.441 le donne. Gli stranieri sono il 35% dei ristretti, ossia 19.818. Mancano Agenti di Polizia Penitenziaria e se non accadono più tragedie di quel che già avvengono è solamente grazie agli eroici poliziotti penitenziari, a cui va il nostro ringraziamento. Un esempio su tutti: negli ultimi 20 anni le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria hanno sventato, nelle carceri del Paese, più di 18mila tentati suicidi ed impedito che quasi 133mila atti di autolesionismo potessero avere nefaste conseguenze».

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Critico, infine, il giudizio del SAPPE sulla riforma dell'ordinamento penitenziario all'attenzione del Parlamento: «I dati ci confermano che le aggressioni, i ferimenti, le colluttazioni - che spessissimo vedono soccombere anche gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, sempre più contusi e feriti da una parte di popolazione detenuta prepotente e destabilizzante - sono sintomo di una situazione allarmante, per risolvere la quale servono provvedimenti di tutela per gli Agenti e di sicurezza per le strutture carcerarie e certo non leggi che allarghino le maglie della sicurezza penitenziaria».

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