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Giovedì, 8 Dicembre 2022
Cronaca Monteforte Irpino

Camorra delle Mozzarelle, così Sepe e Grasso tenevano sotto scacco "O' Pagliarone"

Emergono ulteriori dettagli relativamente all’inchiesta della Dia che ha decapitato il Clan Sangermamo e condotto a 25 arresti: "Compariello questo è uno che deve lavorare e che dobbiamo presentare al ristorante per fargli portare la mozzarella”

Emergono ulteriori dettagli relativamente all’inchiesta della Dia che ha decapitato il Clan Sangermamo e condotto a 25 arresti. L‘associazione camorristica aveva allungato i tentacoli anche sull’Irpinia. Dettagli terribili quelli concernenti il caso delle mozzarelle "imposte" a due ristoranti di Monteforte. Dopo aver raccontato cosa ha dovuto subire Andrea Canonico - titolare del ristorante Quagliarella, morto suicida a gennaio di quest'anno - questo, invece, è quanto accaduto presso il ristorante "O' Pagliarone". 

"Compariello questo deve lavorare, dobbiamo presentarlo al ristorante per fargli portare la mozzarella”

Uno dei soci dell'attività, nel 2017, si è presentato presso i Carabinieri, rivelando di essere stato contattato da Grasso Angelo, il quale, con un pretesto, gli aveva chiesto d'incontrarlo. All'incontro, avvenuto nello stesso pomeriggio, Grasso l'aveva avvisato che sarebbe stato convocato dai Carabinieri per la questione che riguardava "Salvatore della mozzarella" (Salvatore Sepe N.d.R); esortandolo a non contattarlo più e a non dire che era stato proprio lui a metterli in contatto: 

"...vedi che ti dovrebbero chiamare i carabinieri di Castello di Cisterna per la questione che riguarda Salvatore delle mozzarelle, che ha avuto dei problemi; non chiamarlo più e non riferire ai carabinieri che il numero di Salvatore te l'ho dato io...".

La vicinanza con il clan Sangermano era ben nota 

La vittima, inoltre, precisava di essere preoccupato, poiché conosceva bene Angelo Grasso: "...sono a conoscenza che Grasso Angelo è un soggetto che fa parte del contesto criminale della zona che interessa quelli di giù, ovvero i soggetti camorristi che sono della zona negli intorni del Vallo di Lauro e precisamente di quella vicina a Liveri. Parlo di tale Agostino Sangermano, che come voce di popolo è noto quale camorrista di quelle zone che ribadisco sono molto vicine alle nostre."

Al termine delle indagini, dunque, si evinceva che Sepe Salvatore e Grasso Angelo, in concorso tra loro, con più atti esecutivi del medesimo disegno criminoso, attraverso minacce e intimidazioni, imponevano che Salvatore Sepe doveva lavorare ed essere presentato al ristorante per portare la mozzarella, costringendo l'esercizio commerciale "O' Pagliarone" all'acquisto di prova di due/tre chili di mozzarella prodotta dal caseificio San Giacomo srl di Saviano. Ancora, poi, compivano atti idonei a procurarsi un rapporto di fornitura di mozzarelle con il ristorante, evento non verificatosi per la resistenza della vittima. Tutto questo con le aggravanti delle minacce avvenute avvalendosi della forza d'intimidazione derivante dall'appartenenza a sodalizi di tipo camorristico e della condizione di assoggettamento che ne derivava, nonché al fine di agevolare l'associazione camorristica denominata clan Sangermano, operante in San Paolo Belsito, Liveri e comuni limitrofi. 

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