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La camorra ha ripreso a sparare, cosa significa per l’Irpinia?

Gli equilibri criminali che caratterizzano il territorio potrebbero ancora cambiare

La notte tra venerdì e sabato è stata sconvolta da colpi di carabina. Pesanti tuoni che il silenzio della notte ha contribuito a rendere ancora più assordanti. Ciò che più rimane nella consapevolezza, però, come un eco nato proprio da questi colpi, è il sentore di conoscere la mano che li ha provocati. Sì. I colpi di carabina sono l’inconfondibile marchio di fabbrica del clan Graziano. Dopo anni di pace, anche se solo relativa, si è tornati a sparare; questa volta contro una ditta di calcestruzzo.

Ma cosa sta accadendo? È questa la domanda che, ora, tutti si pongono. La verità è che con il ritorno in libertà del boss Adriano Graziano, potrebbero nuovamente mutare gli equilibri criminali che caratterizzano il territorio. Una convinzione che può essere soltanto rafforzata dalla recente scomparsa del boss Biagio Cava, colui che, nel clan rivale dei Graziano, ha sempre rappresentato il capo indiscusso.

L’importanza delle nuove leve

Come abbiamo avuto modo di parlare in una lunga intervista con il capo della Squadra Mobile, Michele Salemme, in questi anni sono giunte nuove leve all’interno dei clan Graziano e Cava. Molti giovani che hanno abbandonato la strada della legalità per correre lungo un percorso, forse, più facile ma che certamente, alla lunga, non può condurre verso nulla di buono. La morte di Biagio Cava, provocata da una grave forma tumorale, potrebbe aver spinto lo storico clan rivale a rimettere mano alle armi, spingendo Adriano Graziano verso la scelta di dare nuova linfa a un clan che, negli anni, è stato letteralmente decimato da arresti eccellenti e collaboratori di giustizia.

Gli inquirenti hanno iniziato le indagini per risalire agli autori del gravissimo atto intimidatorio e, soprattutto, ciò che da esso può scaturire. La paura, in tal senso, è che, questa volta, i colpi di carabina possano aver rappresentato il gong della battaglia per i clan; e la fine della tranquillità per gli irpini.

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