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Cronaca

Camorra, Fiore e Graziano a processo per associazione a delinquere

Questa è stata la decisione del Gup di Napoli

In data odierna, i magistrati della Dda di Napoli, Simona Rossi e Luigi Landolfi, ottenevano il rinvio a giudizio anche per associazione a delinquere per i fratelli Fiore e Salvatore Graziano, l’ex agente di polizia Antonio Mazzocchi e altri due indagati, ritenuti al vertice del nuovo clan Graziano.

Il Giudice per le udienze preliminari del tribunale di Napoli, Anna Imparato, dunque, accoglieva la richiesta presentata dall'antimafia. L'udienza, adesso, è attesa per ilprossimo 28 giugno, quando i suddetti dovranno comparire dinanzi al tribunale collegiale di Avellino.

La faida tra i Cava e i Graziano 

Nell'agosto del 2019 i Carabinieri del Comando Provinciale di Avellino, nel Vallo di Lauro e nella provincia di Verona diedero esecuzione a cinque misure cautelari per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il procedimento ha riguardato i fratelli Fiore e Salvatore Graziano, 46 e 48 anni, ritenuti elementi di spicco del clan Graziano, Domenico Desiderio e Antonio Mazzocchi, imprenditori di onoranze funebri, e Domenico Ludovico Rega, altro esponente del clan Graziano. 

Tutto è iniziato con la scarcerazione di Cava Jr. 

Stando a quanto si apprende, tutto è partito con la scarcerazione di Salvatore Cava, figlio del boss Biagio, morto di tumore dopo una lunga detenzione in regime di 41 bis. Questo, di fatto, ha dato nuova linfa a una faida, quella con il clan Graziano, che va avanti da oltre quarant’anni. Il nucleo speciale dei Cacciatori del Gargano ha battuto ogni centimetro dei boschi tra Quindici e Lauro e, qui, è stato ritrovato un manichino di donna, con un nastrino azzurro in vita e due fori di proiettile (sparati con un fucile di precisione) all’altezza del cuore.  

I familiari di Cava erano l'obiettivo

Gli inquirenti della Dda di Napoli, in brevissimo tempo, hanno individuato, come obiettivi dell’agguato, Salvatore Cava e la moglie. Le accuse di estorsione aggravata dal metodo mafioso, nascono da una serie di attentati e minacce compiuti nel Vallo di Lauro, nello specifico, contro un’impresa di pompe funebri di Domicella. 

I Graziano hanno preteso una tangente da 100mila euro; minacciando continuamente i dipendenti, fino ad arrivare a sparare contro il cancello della ditta. Modus operandi, questo, rivolto anche nei confronti di un’impresa edile incaricata di realizzare i lavori per un parcheggio che sarebbe dovuto nascere proprio nei pressi dell’impresa funebre di Domicella. I fatti sono avvenuti tra il 2017 e il 2018 e, grazie ad alcune intercettazioni ambientali e telefoniche, il cerchio si è chiuso. 

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