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L'omicidio Tornatore ha portato alla luce ciò che tutti sanno: la camorra è anche ad Avellino

Ucciso per favorire il clan Genovese

I resti carbonizzati di Michele Tornatore furono trovati la sera del 7 aprile del 2016. Per gli inquirenti, alla base del delitto, ci sarebbero dei debiti non saldati dalla vittima. Gli investigatori ipotizzano che il delitto sia riconducibile al clan camorristico dei Genovese, attivo ad Avellino.

Per il delitto sono stati indagati Francesco Vietri, 54 anni, di Montoro, accusato di concorso in omicidio e distruzione di cadavere con l'aggravante del metodo mafioso, e Pasquale Rainone, 30 anni, di Fisciano, nei cui confronti è ipotizzato il reato di distruzione di cadavere.

Michele Tornatore, la sera del 4 aprile, non ha fatto ritorno in carcere. L'uomo è stato assassinato con un colpo d’arma da fuoco alla nuca prima di essere bruciato all'interno dell'auto. Poi ritrovata in località Serre, poco distante da una discarica.

Un omicidio di camorra a tutti gli effetti che, qualora ce ne fosse bisogno, ha tolto il velo a un segreto di Pulcinella che tutti conoscono ma che in pochi hanno il coraggio di ammettere: ad Avellino e in Irpinia la camorra c’è, eccome. Per troppo tempo si è fatto finta che il Sistema fosse un problema degli altri capoluoghi o che, almeno, in Irpinia fosse così sporadico da rasentare la totale assenza. L’abilità del clan, in questo caso, è quella di riuscire ad applicare alla perfezione un vecchio dogma della criminalità organizzata: meno fai rumore, più puoi fare quello che ti pare senza essere scoperto.

L’uccisione di Michele Tornatore deve aprire gli occhi a tutti gli avellinesi onesti che hanno a cuore il loro territorio. Girarsi dall’altra parte non è accettabile.

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