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Calcio&camorra, Pisacane e Seculin non si piegano ai clan

Nell'ultima operazione condotta dalla Distrettuale antimafia di Napoli su due combine nelle partite Modena-Avellino e Avellino-Reggina della stagione 2013-2014 presumibilmente vendute alla Camorra, due calciatori hanno detto no: il portiere dell'Avellino Andrea Seculin e il già premiato Fabio Pisacane

Nell’ultima operazione condotta dalla Distrettuale antimafia di Napoli su due combine nelle partite Modena-Avellino e Avellino-Reggina della stagione 2013-2014 presumibilmente vendute alla Camorra, due calciatori hanno detto no: il portiere dell’Avellino Andrea Seculin e il già premiato Fabio Pisacane. 

Pisacane è il primo a entrare in contatto con il clan Vinella Grassi. A introdurlo è Armando Izzo, il difensore oggi del Genoa che ha rapporti di parentela con il clan (è nipote di Salvatore Petriccione, i Petriccione sono una delle famiglie che hanno fondato il clan). Secondo il racconto di Antonio Accurso, affiliato, sono i due calciatori a cercare il gruppo camorristico. L’incontro avviene nel marzo-aprile 2014. Accurso, in passato, ha sempre solleticato Izzo sulla possibilità di truccare delle partite (ci aveva già provato quando il calciatore militava nella Triestina), ma il giocatore - pur dicendosi disponibile - aveva fatto capire di non avere abbastanza peso nello spogliatoio per riuscire nell’impresa. Aver portato Pisacane all’incontro, che invece è calciatore di una certa influenza ad Avellino, è per Izzo una garanzia. 

Accurso va subito al sodo e propone ai due calciatori di truccare una partita. Ma mentre Izzo accetta, Pisacane rifiuta. «Io queste cose non le faccio» dice subito. Pisacane ha una certa nomea. È stato premiato dal presidente della Fifa, Joseph Blatter, come “ambasciatore del calcio” per aver rifiutato 50.000 euro che gli erano stati offerti dall’allora direttore sportivo del Ravenna Calcio, Giorgio Buffone, per far vincere il Ravenna contro il Lumezzane nella stagione 2010-2011. Pisacane lo aveva denunciato insieme al collega Simone Farina. Il 20 gennaio 2012 la città di Terni, dove giocava all’epoca, lo aveva premiato anche con il Thyrus d’oro come riconoscimento per la sua lealtà sportiva. Messo di nuovo alla prova dal clan Vinella Grassi, Pisacane dice di nuovo no. 

Il secondo rifiuto al clan arriva invece dal portiere Seculin. La partita in questione è Modena-Avellino. Secondo quanto racconta Accurso è Francesco Millesi, capitano dell’Avellino a gestire la combine negli spogliatoi. Il clan ha offerto 200.000 euro per truccare la partita. Attraverso un ex giocatore, Luca Pini, la Camorra ha fatto arrivare 30.000 euro in contanti a Millesi, che ha il compito di corrompere i compagni di squadra. Ma Millesi invia una serie di messaggi a Pini spiegandogli che Seculin non si vuole piegare. Il clan ha anche qualche difficoltà perché in quella partita il mister non ha schierato Armando Izzo, il giocatore-parente che in altre occasioni avrebbe addirittura espresso il desiderio di abbandonare il calcio per affiliarsi al clan. È Millesi - sempre secondo il racconto di Accurso - a risolvere la questione, parlando tra il primo e il secondo tempo (il primo era finito sullo zero a zero) con il calciatore che aveva sostituito Izzo in campo, Maurizio Peccarisi. Proprio quest’ultimo sarà la causa del gol del Modena, su cui il clan aveva puntato 400.000 euro ricavandone 60.000. 

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