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Bomba al Centro per l'Impiego: l'indagato avrebbe firmato una petizione contro il Governo

L’accusa, quindi, potrebbe essere modificata in esplosione dolosa di matrice politica

Il professionista indagato per l’ordigno esploso al Centro per l’Impiego in via Pescatori avrebbe sottoscritto la petizione contro il Governo Conte, proposta da un avvocato napoletano. L’accusa, quindi, potrebbe essere modificata in esplosione dolosa di matrice politica. Oggetto della petizione, ricordiamo, era l’inadeguatezza delle misure dell’esecutivo, considerate troppo esagerate. Inoltre, per i firmatari, le norme andavano presentate direttamente dal Presidente della Repubblica e non da quello del Consiglio dei Ministri. Una vera e propria class action contro Conte che avrebbe visto la partecipazione anche del contabile avellinese, unico indagato al momento. 

Si lavora all'identificazione di altri presunti bombaroli

Quello che però avrebbe spinto il ragioniere a piazzare l’ordigno non è ancora chiaro. Il suo legale, infatti, punta forte sull’esito del Riesame e chiede approfondimenti sugli elementi raccolti dagli inquirenti negli istanti successivi allo scoppio. In particolare, a finire nel mirino della difesa sarebbero le immagini di videosorveglianza della zona: proprio queste, infatti, avrebbero portato all’identificazione del professionista e fatto rilevare la presenza di una seconda persona (non identificata). Inoltre, in sede di Riesame si dovrà cercare di chiarire la presenza di una moto con due soggetti a bordo che sarebbero scappati subito dopo la deflagrazione. 

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