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Blitz antidroga nel montorese: 4 ordinanze di custodia cautelare

Le ordinanze, di cui 2 di custodia cautelare in carcere, 1 di custodia cautelare in regime di arresti domiciliari e 1 dell'obbligo di presentazione alla P.G., hanno come destinatari soggetti residenti nel montorese responsabili, a vario titolo, di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti del tipo hashish e marijuana

Nelle prime ore della mattinata odierna, (video) a Montoro  e Avellino i militari del nucleo investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Avellino, coadiuvati dai militari delle Stazioni di Montoro Superiore e Montoro Inferiore, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misura cautelare emessa dal G.I.P. di Avellino nei confronti di 4 persone (2 delle quali sottoposte alla custodia cautelare in carcere, una sottoposte al regime degli arresti domiciliari e 1 all’obbligo di presentazione alla P.G.) responsabili, a vario titolo e in concorso, di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti del tipo hashish e marijuana.

L’attività di indagine, avviata nel mese di maggio del 2013 a seguito dell’incendio doloso dell’autovettura di un militare dell’Arma in servizio presso la Stazione di Montoro, si è protratta per circa 8 mesi ed ha accertato l’esistenza di una fiorente attività di spaccio di sostanze stupefacenti da parte di alcuni soggetti del Montorese, avente come epicentro la frazione “Borgo”.

L’iniziale attività info-investigativa, veniva supportata e riscontrata con numerosi rinvenimenti e sequestri di sostanza stupefacente, attuati mediante l’utilizzo di intercettazioni telefoniche, localizzazione tramite gps nonché video-riprese dei luoghi ove veniva svolta l’illecita attività e che ha coinvolto, in particolare per quanto attiene ai consumatori, numerosi adolescenti che utilizzavano anche l’ambiente scolastico per il passaparola sulla qualità e sulla disponibilità dello stupefacente, arrivando addirittura ad effettuare acquisti cumulativi per poi “fumare” lo stupefacente in circostanze conviviali e addirittura durante le gite scolastiche. 

Nel corso dell’attività investigativa, nel tempo, si procedeva anche all’arresto in flagranza di una persona ed al sequestro di circa 700 gr. di stupefacenti vari oltre ad una notevole quantità di semi di canapa indiana; inoltre numerosi giovani venivano segnalati alla Prefettura di Avellino in qualità di assuntori di sostanze stupefacenti.

Durante lo svolgimento delle indagini si è accertato che lo scambio di sostanze stupefacenti avveniva anche tranquillamente alla luce del giorno, mediante operazioni rapide, con le quali si cercava di simulare incontri casuali tra amici. I pusher ricevevano telefonicamente gli ordinativi di droga che veniva convenzionalmente indicata come “pizza margherita” o “limoni verdi” mentre l’appuntamento per il consumo della droga veniva generalmente indicato con “stasera facciamo jamming”.

Particolari, si sono rivelate nel corso dell’indagine, anche e soprattutto le modalità di approvvigionamento della droga nell’area del napoletano. Infatti, in più circostanze una delle destinatarie del provvedimento cautelare, all’epoca in avanzato stato di gravidanza, proprio approfittando della circostanza e del fatto di essere meno controllata, insieme alla madre o ad altri parenti si era recata presso l’area di Pianura di Napoli per acquistare stupefacente. In una delle due circostanze peraltro era stata fermata e trovata in possesso di 500 gr. (divisi in 5 panetti) di hashish e deferita in stato di libertà mentre il compagno di viaggio era stato tratto in arresto.

Nel corso delle perquisizioni, presso l’abitazione di uno degli arrestati sono stati rinvenuti e posti sotto sequestro diversi pezzi di sostanza stupefacente del tipo hashish nonché un bilancino di precisione.

I soggetti destinatari delle misure in questione, sebbene in numero limitato, avevano comunque creato una fiorente attività  dimostrando anche una notevole capacità delinquenziale tant’è che a due di loro è stato inequivocabilmente attribuito anche l’incendio della vettura del militare, individuando il movente proprio nel tentativo degli arrestati di scoraggiare lo sviluppo delle indagini a loro carico.

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