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Cronaca

Aste OK, la trascrizione delle intercettazioni non coinciderebbe con il verbale

Nella giornata di oggi ha avuto luogo una nuova udienza per il processo nato dall'inchiesta "Aste ok" del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Avellino e il Nucleo Pef delle Fiamme Gialle di Napoli che hanno indagato su questo nuovo filone d'illeciti che vede protagonista il Clan Partenio

Nella giornata di oggi, presso il Tribunale di Avellino, in composizione collegiale presieduta dal presidente Melone, a latere Vincenza Cozzino e Gilda Zarrella, ha avuto luogo una nuova udienza per il processo nato dall'inchiesta "Aste ok" del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Avellino e il Nucleo Pef delle Fiamme Gialle di Napoli che hanno indagato su questo nuovo filone d'illeciti che vede protagonista il Clan Partenio. L’udienza riprende con l’ormai infinito controesame del maresciallo del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Avellino, ascoltato in sede di escussione da due mesi, ormai. Il primo a porre domande al maresciallo è stato l’avvocato Gaetano Aufiero, nella sua qualità di difensore di fiducia di Galdieri Nicola. Relativamente alle suddette domande del penalista, il maresciallo chiariva ancora una volta le tempistiche dell’indagine, specificando che – quest’ultime – si sono concluse nel primo semestre del 2021. Tutte le attività d’indagine sul Nuovo Clan Partenio, quindi, iniziano nel 2014 e terminano nel 2021 ma l’informativa finale veniva depositata nel 2020. Per quanto riguarda le intercettazioni, invece, il militare chiariva di non essere stato lui a trascriverle ma di averne ascoltate una buona parte e confermando che le trascrizioni e ciò che lui aveva ascoltato coincidevano senz’altro. Nello specifico, l’avvocato Aufiero contestava che, da alcune intercettazioni che riguardavano Pasquale Galdieri e Pagano Beniamino, non ci fosse fedeltà nelle trascrizioni poiché, mentre veniva verbalizzata la parola “cocaina”, la parola effettivamente presente nell’intercettazione - a seguito di analisi peritale - era “guagliona”. Altra contestazione, ancora, era per la trascrizione del nome della moglie di uno degli imputati che, secondo le indagini degli investigatori, avrebbe dovuto ricevere del denaro. Stando a quanto riferisce il penalista, il nome che effettivamente emerge dalle intercettazioni non è quello verbalizzato, bensì la sua versione maschile. "A fronte di determinate risposte che sconfessano l'analisi peritale della trascrizione, già all'esito di questa udienza, il Tribunale dovrà prendere provvedimenti", conclude l'avv.Aufiero. Per quanto riguarda le intercettazioni sulle aste – stando a quanto appreso dalle evidenze investigative - l'interesse dei Galdieri emerge nel dicembre 2018 e si protrae fino all'aprile/maggio 2019. Nell'ottobre 2019, poi, si è concretizzato l’arresto. In questo lasso di tempo, il maresciallo ha confermato di non aver fatto una valutazione a ritroso sul precedente interesse da parte dei Galdieri. Il maresciallo, ancora, ha riferito in aula che, invece, l'interesse per le aste da parte di Livia Forte si protraeva già da diversi anni. In Seguito, poi, all'interno di una intercettazione tra Pagano Beniamino e Pasquale Galdieri, in cui le trascrizioni degli investigatori affermano si stesse discutendo di proiettili, l’avvocato Aufiero contestava che la parola “proiettili” non è mai emersa. Il maresciallo, poi, ha sottolineato che - oltre alle 13 aste presenti nel capo d'imputazione - gli investigatori hanno riscontrato la presenza anche di altre aste turbate dagli imputati.  

Successivamente, iniziava il controesame dell’avvocato Alberico Villani, difensore di fiducia di Armando Aprile. Per le domande del penalista, il maresciallo spiegava che il nome di Armando Aprile emergeva per la prima volta in una intercettazione del febbraio 2019. Una intercettazione ambientale avvenuta all’interno di una Smart. Le intercettazioni degli investigatori, nella fattispecie, fornivano un quadro preciso di chi fosse Armando Aprile e del suo rapporto con Livia Forte; erano soci in questa attività di natura immobiliare. Il maresciallo riferisce che, nel corso delle indagini, Armando Aprile non ha avuto contatti diretti con gli altri imputati ma che, nel corso di numerose intercettazioni, viene sottolineata la vicinanza con Nicola Galdieri, le discussioni con Livia Forte e anche il fatto che fosse stata pattuita una percentuale. Il maresciallo, ancora - rispondendo alle domande formulate dall'avvocato Villani, relativamente alle fasi investigative che hanno riguardato il suo assistito, Armando Aprile - ribadiva ancora che le indagini hanno ribadito l’accordo tra i Galdieri e Forte Livia. Nella fattispecie, la Lady Aste riconosceva ai due fratelli delle somme di denaro pari al 20% del giro d’affari sulle aste giudiziarie.  Numerose e incalzanti le domande dell’avvocato Villani, che ha approfondito l'attività degli investigatori relativamente a numerose aste giudiziarie "turbate" dagli imputati. Nello specifico, il difensore di Armando Aprile ha sciorinato fono in fondo il coinvolgimento dell'imputato nella turbativa degli incanti. L’udienza per il prosieguo istruttorio è stata rinviata al 5 maggio 2023.

Aste Ok e il coinvolgimento del Nuovo Clan Partenio

L’indagine, convenzionalmente denominata “ASTE OK”, ha consentito di disarticolare un’organizzazione malavitosa composta da membri di spicco del c.d. “Nuovo Clan Partenio” (egemone nel capoluogo irpino, oggetto dell’operazione “PARTENIO 2.0”, condotta il 14 ottobre del 2019), nonché da imprenditori e professionisti. Dalle risultanze investigative è infatti emerso un contesto di espansione degli interessi criminali del gruppo camorristico ai redditizi settori delle aste e delle acquisizioni immobiliari, unito a un sempre forte e corrispondente interesse a influenzare la vita politica e amministrativa della città di Avellino, allo scopo di accedere alla “cabina di regia” delle scelte operate dalla Pubblica amministrazione, per esempio, per l’appunto, in materia urbanistica ed edilizia. In particolare, anche attraverso le elaborate investigazioni economico-finanziarie sviluppate per seguire i trasferimenti d'immobili ceduti all’asta e gli anomali flussi di regolamento, l’indagine ha consentito di acclarare forti legami tra alcuni sodali del clan camorristico, i titolari di alcune società d'intermediazione immobiliare e professionisti nel settore i quali, avvalendosi dell’intimidazione derivante dal vincolo associativo, inibivano a proprietari esecutati la partecipazione alle aste giudiziarie aventi per oggetto propri beni, in questo modo appropriandosene al fine di chiedere ai medesimi ex-proprietari una quota di denaro maggiorata qualora avessero voluto rientrarne in possesso.

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