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Cronaca

Aste OK, errori procedurali nell'applicazione del rinvio a giudizio: rischio libertà per alcuni imputati

Il processo a carico di 22 imputati, alcuni dei quali legati al Nuovo Clan Partenio, potrebbe avere risvolti inaspettati

Un vero e proprio epilogo inaspettato rischia di delinearsi nell'ambito dell'inchiesta giudiziaria ribattezzata "Aste Ok" e che ha visto sul banco degli imputati ben 22 persone, accusate a vario titolo, di associazione finalizzata alla turbativa delle aste fallimentari, alla tentata estorsione e all’intestazione fittizia di beni.

Nel corso della seconda udienza tenutasi oggi presso l'aula bunker di Poggioreale, l'avvocato Gaetano Aufiero ha presentato al Tribunale un'opposizione, all'interno della quale vengono evidenziati errori procedurali consistenti in omissioni nell’applicazione della procedura penale di rinvio a giudizio. Ciò rischierebbe di rendere nulli, pertanto, molti dei rinvii a giudizio avanzati nei confronti degli imputati, rendendo concreto il rischio che le relative persone coinvolte possano essere messe in libertà.

Il Tribunale di Napoli ha preso tempo per la decisione e ha rinviato tutto alla prossima udienza, in programma il 4 febbraio.

Aste Ok e il coinvolgimento del Nuovo Clan Partenio

L’indagine, convenzionalmente denominata “ASTE OK”, ha consentito di disarticolare un’organizzazione malavitosa composta da membri di spicco del c.d. “Nuovo Clan Partenio” (egemone nel capoluogo irpino, oggetto dell’operazione “PARTENIO 2.0”, condotta il 14 ottobre del 2019), nonché da imprenditori e professionisti. Dalle risultanze investigative è infatti emerso un contesto di espansione degli interessi criminali del gruppo camorristico ai redditizi settori delle aste e delle acquisizioni immobiliari, unito a un sempre forte e corrispondente interesse a influenzare la vita politica e amministrativa della città di Avellino, allo scopo di accedere alla “cabina di regia” delle scelte operate dalla Pubblica amministrazione, per esempio, per l’appunto, in materia urbanistica ed edilizia. In particolare, anche attraverso le elaborate investigazioni economico-finanziarie sviluppate per seguire i trasferimenti di immobili ceduti all’asta e gli anomali flussi di regolamento, l’indagine ha consentito di acclarare forti legami tra alcuni sodali del clan camorristico, i titolari di alcune società di intermediazione immobiliare e professionisti nel settore i quali, avvalendosi dell’intimidazione derivante dal vincolo associativo, inibivano a proprietari esecutati la partecipazione alle aste giudiziarie aventi per oggetto propri beni, in questo modo appropriandosene al fine di chiedere ai medesimi ex-proprietari una quota di denaro maggiorata qualora avessero voluto rientrarne in possesso.

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