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Dai conti in nero alle spese folli: le rivelazioni nell' archivio della Dc

Annotati anche prelievi di cassa per conto di Ciriaco De Mita

Report dei servizi segreti, movimenti bancari, litigi tra esponenti di partiti, contributi non formalizzati. Questo e molto altro si nasconde dietro le carte venute alla luce grazie alla rivelazione di Gianfranco Rotondi.

Per più di vent'anni tutto ciò era rimasto nell'oblio di uno stanzino nell'appartamento di una ignara signora avellinese.

Quello che emerge oggi sono le spese folli di una classe dirigente che entrò nelle vite di ogni italiano dal 1946 al 1993. Secondo quanto dichiara Il Tempo che ha avuto modo di visionare l'archivio le spese sostenute da piazza del Gesù nell'Anno Domini 1961 furono di oltre 4 miliardi e 650 milioni di lire. Un'enormità, considerando che stiamo parlando di oltre 55 anni fa. Le spese indivisibili ammontavano a oltre 439 milioni. C'erano poi i contributi ai vari movimenti: 123 milioni al giovani, 97 al femminile, 23 ai reduci di guerra, 22 alla polisportiva Libertas e mille altri. Gli Uffici Gestionali rappresentavano invece il cuore operativo della Balena Bianca.

Piazza del Gesù assorbiva il grosso dei costi. La segreteria politica, ad esempio, costava 169 milioni l'anno, quella amministrativa 139 e quella organizzativa, su cui pendeva l'onere del tesseramento, dei comizi, delle campagne elettorali, arrivava a pesare per quasi 270 milioni di lire dell'epoca sui conti del partito tra stipendi, spese logistiche, stampe, noleggio automobili. Le sole spese di preparazione del congresso nazionale ammontarono a 4,8 milioni, mentre di manifestazioni elettorali furono spesi oltre 320 milioni.

Le manifestazioni straordinarie pesarono in bilancio per oltre 139 milioni.Nel 1961, ad esempio, in televisori la Balena Bianca spese 22 milioni, per la cancelleria 3 milioni. Tornando alle articolazioni di Piazza del Gesù, nei conti di quell'anno si riscontrano anche 114 milioni per l'ufficio Spes, 35 per le attività culturali, 48 per l'ufficio enti locali, 25 per l'elettorale, 72 milioni erano invece appannaggio del centro studi e formazione.

La Dc destinava anche 21 milioni per l'anno 1961 ai problemi assistenziali. Un fiume di milioni anche alla stampa di partito: un miliardo al Popolo, 84 milioni alla Discussione fondata da De Gasperi, 10 milioni a Civitas, 368 al Giornale del Mattino, 74 al Corriere del Giorno, 60 all'Avvenire d'Italia e 22 all'Adige. I contributi ordinari ai comitati provinciali e regionali ammontavano a 667 milioni di lire.

Le società collegate - come l'Immobiliare, la Società Edilizia Romana, la Sari Camiluccia e la Affidavit - pesavano per 274 milioni. Gli interessi passivi sullo scoperto di conto corrente erano di 103 milioni. La situazione debitoria generale invece era di oltre 4,3 miliardi.

Trent'anni dopo invece il volume dei movimenti bancari della Dc crebbe a tasso d'inflazione. Aumentavano i prezzi, si svalutava la lira e la mole di denaro nei conti correnti di Piazza del Gesù cresceva nonostante la scala mobile fosse stata abolita da qualche anno. Tra il 1991 e il 1992 la Dc aveva sei conti correnti presso altrettanti istituti di credito: Banca Nazionale dell'Agricoltura, Banco di Santo Spirito, Monte dei Paschi di Siena, Banca Popolare di Bergamo, Banco Roma e Banco di Napoli. Nei movimenti bancari si notano entrate mensili tra contributi non meglio specificati - probabilmente tangenti o altri contributi in nero - e versamenti per il tesseramento. Nelle uscite c'è di tutto. Gli stipendi ogni mese pesavano per oltre 850 milioni di lire. Ma a venire finanziate erano anche agenzie di pubblicità che beneficiavano di erogazioni periodica mensili per 200, 600 o 800 milioni ognuna. Nel maggio del 1991 Il Popolo, il quotidiano Dc che riceveva ogni mese 580 milioni di lire, verso' 3,9 miliardi alla Dc che ne rigirò altrettanti pochi giorni dopo per ripianare delle uscite. Registrati anche i contributi previdenziali: rate da 519 milioni all'Inps.

Gli stipendi delle società immobiliari ammontavano a 20 milioni al mese, mentre quelli della Camilluccia a 5.

Annotati anche prelievi di cassa per conto di Ciriaco De Mita, alcuni dei quali ammontano a oltre 30 milioni. Tali spese, come precisa la fondazione Sullo, si riferiscono però a quelle degli uffici del presidente del partito e non a prelievi personali del presidente De Mita.

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