Il vice capo della Polizia Piantedosi a Monteforte per ricordare Annarumma

Quel lontano 19 novembre 1969 durante gli scontri di via Larga a Milano era tra gli agenti in servizio. Morì colpito da un tubo di ferro

Antonio Annarumma, poliziotto che trovò la morte durante una sommossa nel 1969, sarà ricordato a Monteforte, suo paese natìo.

Sabato 19 novembre, alle 10 presso il cimitero di Monteforte ci sarà un momento di preghiera con Mons. Antonio Testa alla presenza del vice capo della polizia Matteo Piantedosi, del questore Luigi Botte, del prefetto Carlo Sessa e del sindaco Costantino Giordano. Parteciperanno anche gli alunni della Scuola Secondaria di 1° Grado dell’istituto comprensivo diretto da Angela Rita Medugno.

Quel lontano 19 novembre durante gli scontri di via Larga a Milano era tra gli agenti in servizio. Un giovane del Sud di quelli che Pierpaolo Pasolini difese strenuamente da chi riteneva che indossando una divisa si diventasse automaticamente 'servi del padrone'.

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Quel giovane 22enne, servitore dello Stato, fu ucciso con un tubo di ferro usato come lancia che gli fondò il cranio colpendolo "con violenza alla regione parietale destra, poco sopra l'occhio, procurandogli una vasta ferita con fuoriuscita di materia cerebrale", come si legge nella perizia dei medici legali Caio Mario Cattabeni, Ranieri Luvoni e Romeo Pozzato. Per quella atroce morte non c’è mai stato un colpevole. Troppe versioni contrastanti.  Mario Capanna, leader della protesta sessantottina italiana e tra i protagonisti in questa vicenda, più volte sostenne che "la magistratura non è mai riuscita a stabilire se Annarumma morì perché colpito al capo da un corpo contundente lanciatogli contro o perché, andato a cozzare alla guida del suo automezzo, batté mortalmente la testa”.

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