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Cassa integrazione, triste primato della provincia irpina

La Uil apre una riflessione sulla situazione drammatica che investe le aree interne: "Ritornino ad essere polmone produttivo"

La Provincia di Avellino in testa alle ore di incremento di cassa integrazione nel primo semestre del 2016 rispetto al 2015.

La Campania è terza solo dopo la Valle D'Aosta ed il Lazio con un incremento del 23,9 % ma cosa che colpisce e dovrebbe consigliare una attenta e profonda riflessione è il dato nazionale che vede tra le province quella di Avellino al primo posto con un + 314% registrando in Campania un solo abbassamento delle ore di cassa per Salerno -38,3%.

Il dato disaggregato di Avellino ci consegna un sostanziale azzeramento della CIG in deroga -89,5% dovuta solo ad una riduzione dei tempi e delle modalità di accesso, ed una gravissima escalation della CIG Straordinaria che passa dalle 354 mila ore del 1° semestre 2015 al dato allucinante di 3.669.511 del pari periodo del 2016 + 935,9%.

"Tenuto conto che la CIGS è uno strumento di politica industriale finalizzato a fronteggiare gravi crisi o per affrontare processi di ristrutturazione/riorganizzazione, appare evidente come sia un dato fortemente indicativo della grave crisi delle aree interne della Campania e del mezzogiorno che si continua a voler colpevolmente sottacere, salvo poi doverne registrare la drammaticità, che nessun annuncio o legge di riforma può controvertere - spiega Luigi Simeono, Cst Uil - Il fatto che Napoli registri un dato sostanzialmente stabile +8% e Salerno un visibile decremento pone con forza una riflessione sulla inprocrastinabile necessità di avviare una discussione che non può continuare a vedere le aree interne divise e in contrapposizione, ma semmai sinergiche e confluenti, per segnare e recuperare le opportunità delle province di Avellino e Benevento, che devono ritornare ad essere polmone produttivo e luogo di insediamenti di eccellenza e di offerta di servizi ai cittadini e alle imprese tali da restituire una visione alle giovani generazioni, che hanno il diritto di poter scegliere dove sono nati e caso mai andare all'estero per scelta e non per obbligo".

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