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Scandalo alloggiopoli, gli avvocati: "Procedura di arresto sbagliata"

L'avvocato Aufiero rimarca: "Non è un incontro contro la magistratura né a favore degli indagati, ma la volontà della nostra associazione di stabilire un principio: per privare un individuo della propria libertà un pubblico ministero deve avanzare richiesta ad un giudice per le indagini preliminari, non può cioè anticipare la misura"

Una conferenza stampa dovuta. I legali dei due funzionari del comune di Avellino, accusati dalla Procura di essere i destinatari di una mazzetta da parte di un abusivo raccontano l'intera vicenda. Si scomoda finanche Alessandro Sammarco, uno dei legali di Silvio Berlusconi che ha difeso il funzionario avellinese arrestato a Milano mentre stava all'Expo in compagnia della moglie. Al tavolo della conferenza Gaetano Aufiero, presidente della Camera Penale e l' avvocato Claudio Barbato, difensore dell'altro accusato.

Su un punto i tre avvocati sono concordi: "l'intera procedura di arresto è stata sbagliata".  Aufiero rimarca: "Non è un incontro contro la magistratura né a favore degli indagati, ma la volontà della nostra associazione di stabilire un principio: per privare un individuo della propria libertà un pubblico ministero deve avanzare richiesta ad un giudice per le indagini preliminari, non può cioè anticipare la misura". Un concetto semplice, che in questo caso non c'è stato.

Nella conferenza stampa in occasione dei fermi, il Procuratore Cantelmo non lo disse chiaramente che la procedura era forzata ma ravvisò i motivi di urgenza per il pericolo di fuga e inquinamento delle prove, probabilmente per mascherare altro per il peso dello scandalo alloggiopoli. Su questo punto Aufiero è stato più sferzante: "Bisogna fare attenzione ad eventuali derive giustizialiste che non possono legittimare la privazione della libertà delle persone. La giustizia ha i suoi iter, un pm indaga e se ravvede il pericolo di fuga si rivolge all'ufficio del gip che valuta gli indizi, le esigenze e l'adeguatezza della misura richiesta. Non vogliamo censurare l'operato della Procura, ma il provvedimento adottato".

Tutto ruota intorno alla modalità dell'arresto, avvenuta con una velocità inaudita. Sammarco, abituato a ben altri processi nel milanese ironizza: "La misura cautelare in carcere va chiesta per i boss che possono fuggire all'estero, prelevati magari da un elicottero personale dal giardino di casa. Ormai anche il legislatore, con l'introduzione di misure alternative quali ad esempio il braccialetto elettronico per chi è ai domiciliari, va in questa direzione".
Claudio Barbato, avvocato  dell'altro indagato focalizza l'attenzione sul fatto che il "pericolo di fuga ravvisato per il mio assistito era per il periodo di ferie durante il quale si è spostato a Montesarchio, comune dove risiede da 40 anni".

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