Sapore d'Irpinia

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Slow Wine 2020, il Fiano di Avellino tra le punte di eccellenza

Ecco i vini premiati dalla Guida

A 10 anni di distanza la timida promessa è diventata realtà: il livello qualitativo dei vini campani è cresciuto progressivamente, lasciando emergere anche qualche imperdibile, capace di competere con le etichette-icona nazionali e internazionali, ma conservando prezzi decisamente competitivi. In un contesto produttivo caratterizzato da una straordinaria ricchezza ampelografia, vero punto di forza della vitivinicoltura della regione, i produttori hanno cominciato a lavorare in sinergia per valorizzare le rispettive denominazioni, sulla scia dell’esempio virtuoso del Sannio.

È da segnalare sicuramente un’ulteriore crescita dell’universo Falanghina: tra Sannio e Campi Flegrei aumentano di anno in anno le interpretazioni centrate e personali. Molto bene anche il Piedirosso, fino a 10 anni fa brutto anatroccolo del vino campano, e oggi fiore all’occhiello della produzione flegrea, che trova declinazioni interessanti anche sull’isola d’Ischia e nell’area vesuviana. A tal proposito, ci sentiamo di dire che è proprio la provincia di Napoli a segnare a oggi il trend di maggiore crescita qualitativa.

Anche la Costa d’Amalfi si afferma tra i virtuosi, con bianchi e rossi dall’identità ben definita, che si affacciano ormai ben oltre il mercato locale, così come il Cilento, specie sul versante Fiano, nonostante le ultime calde vendemmie abbiano richiesto gestioni più attente delle maturazioni.

In Irpinia, il Fiano di Avellino si conferma una delle punte di eccellenza della regione, qualitativamente ormai assestato su livelli medio-alti, grazie anche alla scelta di qualche produttore di uscire dopo almeno un anno dalla vendemmia, nonostante il disciplinare non preveda ancora la versione Riserva.

Il Greco di Tufo, dopo il complicato millesimo 2017, riprende quota con l’ultima annata. I grandi passi avanti fatti sia in vigna sia in cantina ci portano finalmente a confrontarci con esecuzioni dall’identità più omogenea, al netto delle sensibili differenze di area e di stile di vinificazione.

Sul fronte Taurasi, sono aumentate le interpretazioni che ne esplorano una dimensione diversa da quella in voga negli anni Novanta, sebbene i tentativi di proporre vini meno maturi, alcolici ed estratti spesso facciano ancora fatica ad affrancarsi del tutto.

“Eppur si muove” anche il Casertano, grazie alla nuova voglia di investire sulle varietà storiche dimostrata da uno sparuto manipolo di interpreti giovani e appassionati: pallagrello bianco e nero, casavecchia e asprinio sembrano promettere luce nuova per gli anni a venire.

La riorganizzazione delle denominazioni attuata qualche anno fa ha fornito nuova linfa al Sannio. Segno positivo per la barbera del Sannio, prossima a lasciarsi alle spalle ogni possibile confusione, prendendo il nome storico di camaiola nel Registro Nazionale.

Difficoltà maggiori si riscontrano in alcuni rossi da aglianico, ancora penalizzati da gestioni del legno di affinamento poco centrate. Qualche criticità, infine, va segnalata per l’Aglianico del Taburno Rosato, Docg ancora alla ricerca di un’identità precisa.

VINO SLOW

Aglianico del Taburno Grave Mora Ris. 2012, Fontanavecchia
Campi Flegrei Piedirosso 2016, Contrada Salandra
Campi Flegrei Piedirosso Tenuta Camaldoli 2016, Cantine Astroni
Campi Flegrei Piedirosso Vigna delle Volpi 2017, Agnanum – Raffaele Moccia
Cilento Aglianico Kleos 2017, Maffini
Costa d’Amalfi Per Eva 2017, Tenuta San Francesco
Fiano di Avellino 2016, Guido Marsella
Fiano di Avellino 2017, Rocca del Principe
Fiano di Avellino 2018, Ciro Picariello
Greco di Tufo Miniere 2017, Cantine dell’Angelo
Greco di Tufo Raone 2017, Torricino
Taurasi Puro Sangue Ris. 2014, Luigi Tecce
Zagreo 2017, I Cacciagalli

GRANDE VINO

Fiano di Avellino Pietracalda 2018, Feudi di San Gregorio
Fiano di Avelllino Bosco Satrano 2017, Villa Raiano
Greco 2018, Pietracupa
Sabbie di Sopra il Bosco R12 2012, Nanni Copè
Taurasi 2009, Michele Perillo
Taurasi Riserva Scorzagalline 2012, Fonzone

VINO QUOTIDIANO

Aglianico del Taburno Rosato Marosa 2018, Nifo Sarrapochiello
Bacioilcielo Bianco 2018, Viticoltori De Conciliis
Brizio 2018, Capolino Perlingieri
Campi Flegrei Falanghina 2018, La Sibilla
Falanghina del Sannio Guardia Sanframondi Vignasuprema 2017, Aia dei Colombi
Falanghina del Sannio Taburno 2018, Torre Varano
Falanghina del Sannio Taburno Macére 2018, Torre del Pagus
Irpinia Coda di Volpe 2018, Di Prisco
Piedirosso 2018, Giuseppe Apicella
Sannio Greco 2018, Corte Normanna
Vesuvio Caprettone Benita ’31 2018, Sorrentino

Le etichette premiate che vedete qui elencate potrete trovarle in degustazione a Montecatini Terme il 12 ottobre, per non perdervi il più grande evento di presentazione di una guida italiana cliccare qui.

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(Fonte Slow Food)

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