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Americani pazzi per l'Irpinia, Sarah Pompei: "Così ho creato il mio modello di wine-tourism"

Il vino e il cibo hanno un enorme potenziale attrattivo, in attesa di tornare a viaggiare gli americani seguono i corsi enogastronomici online organizzati da Sarah

Sarah Pompei è a capo di una wine community perdutamente innamorata dell'enogastronomia irpina. 

Un club del vino che spopola negli Stati Uniti grazie all'intraprendenza di questa giovane americana di origini gesualdine. 

Sarah folgorata dalle bellezze paesaggistiche, dal vino, e il buon cibo locale, da anni si divide tra la sua terra natia e il borgo che diede i natali ai suoi nonni. Qui ha creato un progetto all'avanguardia e illuminato che coinvolge cantine, ristoranti e strutture ricettive.

"Il mio club si chiama The Authenticity Irpinia, l'idea è semplice, seleziono dei vini e in seguito li propongo ad un gruppo ristretto di statunitensi che, previa sottoscrizione ad un abbonamento, li riceve per corrispondenza. Si crea così un rapporto di fedelizzazione e di condivisione tra di me, i vigneron e i winelover. Quest'ultimi intrigati dal buon bere irpino spesso hanno anche la voglia di venire alla scoperta di un luogo dal terroir unico". 

I club del vino sono un fenomeno molto diffuso negli Usa. Le parole chiave sono selezione, storytelling e appartenenza. 

Selezione perché fondamentale è la qualità dei vini offerti e in questo gioca il ruolo di fiducia tra Sarah e i suoi iscritti; storytelling perché dentro ogni bottiglia c’è un mondo da raccontare, quindi non solo vino, ma anche la storia da cui proviene; appartenenza perché far parte di un wine club significa condividerne i valori.

"Un wine club promuove la cultura del vino, quella del bere consapevole - spiega Sarah - Sono persone che ricercano emozioni, sentimenti di cui l'Irpinia è ricca. Vogliono scoprire bottiglie nuove, ma anche nuove realtà e le persone che le abitano. Nascono così degli incontri virtuali coi produttori, ad esempio l'altro giorno abbiamo fatto una diretta con Fiorentino e Il Cancelliere per spiegare le caratteristiche dei loro nettari. I miei amici si incuriosiscono e cresce in loro la voglia di venire a visitare l'Irpinia" . 

Dal vino al wine-tourism il passo è breve perché la narrazione è un potente veicolo di comunicazione: "L'Irpinia ha un ottimo potenziale per gli americani - aggiunge Pompei - Loro amano bere e mangiare bene, l'anno scorso le richieste sono state considerevoli e anche quest'anno molti iscritti al mio club aspettano di poter venire a visitare le strade del vino e del gusto". 

Pompei aiutata da Raffaele Pietropaolo, titolare del B&B Zembalo Gesualdo ha creato dei veri e propri percorsi turistici ed enogastronomici. Gli americani possono godere di ampi spazi verdi, aria pulita, visite in cantine, ma soprattutto "restano completamente estasiati dal cibo irpino, la pizza, la cucina tradizionale e la pasta fatta a mano". 

Sarah si è accorta che la gastronomia insieme ai vini è la chiave di volta per creare nuove forme di turismo che possono competere con mete più blasonate come la Costiera Amalfitana. In tal senso l'incontro con la cuoca della Trattoria Di Pietro a Melito Irpino è stato indicativo. L'anno scorso la cucina di Anita Di Pietro è entrata nel cuore degli americani e molti di loro aspettano la riapertura delle frontiere per riassaporare i mitici cecatielli della cuoca. In attesa che tutto ciò sia possibile Sarah sta organizzando con la chef una serie di corsi di cucina online: "In attesa che finisca l'incubo Covid-19, per mantenere vivo l'interesse degli americani verso l'Irpinia ho pensato insieme ad Anita di dar vita a dei corsi di pasta fatta a mano in diretta su Zoom. Al prezzo di 75 dollari chiunque può partecipare. Il ricavato sarà devoluto in beneficenza ad una associazione di solidarietà per aiutare le famiglie in difficoltà. Ci riserviamo poi di ripetere il corso quando le persone potranno finalmente far visita dal vivo all'Irpinia".

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La prima lezione si terrà sabato alle 19.00, ora italiana. Gli americani guidati da Anita che parla perfettamente inglese impareranno i tipici piatti locali, a cominciare dai cicatielli. È un modo intelligente per intercettare nuove modalità turistiche ed aprirsi ad un importante filone di vacanzieri che sempre più spesso si organizzano in funzione della cucina, ma pretendono organizzazione e professionalità. 

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