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A grande richiesta ritorna la 'Pinsa' della Corte dei Filangieri

Ogni giovedì e domenica sera potrete abbinare alle specialità di Antonio Petrillo anche l'antica pietanza di epoca romana

Base e bordo croccante, interno morbido e fragrante, forma ovale e allungata. Sono le caratteristiche della pinsa romana, celebre dai tempi di Virgilio che ne parla nell'Eneide e di uso comune in epoca romana. Un alimento frutto del genio dei contadini, che non potevano certo permettersi di sprecare nemmeno un grammo di quella farina ottenuta con tanta fatica e utilizzavano quella più grezza per creare un impasto con lievito madre a lunga lievitazione che doveva fare da base (a mo' di piatto), o da accompagnamento al pasto. 

A portarla in auge sulle tavole degli irpini è Antonio Petrillo che a grande richiesta la ripropone nella sua Corte dei Filangeri, a Candida, declinata in una miriade di varianti molto interessanti. 

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Non solo la classica Margherita, ma gusti che richiamano i valori contadini di cui Antonio si fa portavoce nella sua locanda. Materie prime genuine, farine ricercate, ortaggi di stagione e presidi slow food per la pinsa di Petrillo che ovviamente non poteva far mancare in carta il suo pezzo forte. Nel tempio del baccalà potrete chiedere la versione alla pertecaregna, oppure per uscire fuori regione, ma restando sempre in tema la vicentina con baccalà mantecato e pomodoro infornato. 

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Tra le nuove proposte Antonio suggerisce anche la Cetarese con tonno e cipolle, la Contadina con capperi, alici e mozzarella, la Merenna con Provolone del Monaco, mortadella e sfusato amalfitano. 

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