Sapore d'Irpinia

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Sapore d'Irpinia

A cura di Rosa Iandiorio

L’Irpinia è una terra di sapori autentici, custode antica di vini pregiati e specialità gastronomiche ricche di gusto. Un luogo incantevole dove sedersi in silenzio per ammirare la sua anima più vera. L'anima di una terra dove per secoli la natura ha scandito i ritmi del tempo, lasciandoci in eredità un patrimonio agroalimentare immenso. È tempo di partire buongustai per riscoprire insieme questo ‘Sapore d'Irpinia’

Sapore d'Irpinia

La notte di San Giovanni si prepara il Nocillo, una panacea contro tutti i mali

Quando la luce vince sulle tenebre si ripete un antico rituale che unisce indissolubilmente il sacro e il profano

Mancano poche ore al 24 giugno, la notte di San Giovanni Battista. Una notte carica di mistero in cui da secoli si ripete l'antico rituale del Nocino, il famoso digestivo dei nostri nonni.
Una storia magica che ruota intorno ai riti compiuti dalle streghe e che lega l'Irpinia al Sannio attraverso un imponente albero di noci. 
La leggenda narra che il noce era ubicato nei pressi dello Stretto di Barba, sulla strada che da Benevento porta ad Avellino, vicino ad Altavilla, precisamente dove si trova un boschetto fiancheggiato da una chiesa abbandonata, o in un’altra località di nome Piano delle Cappelle. Si dice che proprio qui le streghe si riunivano per celebrare i loro riti demoniaci: banchetti, danze, orge con spiriti e demoni in forma di gatti o caproni. E sempre attorno a questo albero preparavano pozioni magiche addirittura per unire in coppia coloro che le bevessero.
Chi aveva la sfortuna di finire sotto la maledizione delle streghe aveva come unica possibilità quella di utilizzare le erbe di San Giovanni, ovvero il santo morto decapitato per volere di Salomé, la figlia di Erode, la piú seducente e perfida strega di tutti i tempi. 
Ecco perché secondo la tradizione, la notte più corta dell'anno, quando la luce trionfa sulle tenebre, il sole sposa la luna e il bene può vincere il male si procede alla preparazione del nocillo un rosolio antichissimo, di colore scuro e gradazione alcolica molto elevata, intorno ai 40°, dalle spiccate proprietà digestive e dal prelibato sapore amaro. In realtà per gli erboristi, il 23 giugno, le noci si trovano nel loro momento "balsamico" poiché il gheriglio, protetto dal mallo verde e dal guscio morbido, non presenta gocce d'acqua al suo interno ma è ricco di olii essenziali.
Una volta le noci venivano raccolte dalle vergini coi piedi scalzi. Un rito propiziatorio anche per le giovani che desideravano rimanere incinta e che in quel giorno si accovacciavano sull'erba bagnata di rugiada (la rugiada di San Giovanni panacea per tutti i mali) nelle vicinanze dell'albero. 
Le noci ancora acerbe, tagliate, venivano poi messe a macerare nell’alcool fino alla notte dei morti, il 31 ottobre, notte dedicata alla dea romana Pomona dea dei frutti e dei semi. Il nocino diventa così ricco di simbolismo come nessun’altra bevanda.

Ma vediamo come ancora oggi nelle case irpine e sannite preparano il Nocillo.

Occorrono 21 noci verdi tagliate in 4 spicchi, una stecca di cannella, 21 chiodi di garofano, 21 chicchi di caffè, la parte gialla della scorza di 3 limoni,  1 litro di alcool a 95 gradi, 300 grammi di zucchero, una grattugiata abbondante di noce moscata e 300 ml di acqua.


Come si prepara:
In un vaso di vetro mettere le noci assieme all’alcool e lasciate macerare sino al giorno seguente quando si aggiungono la cannella, i chiodi di garofano, la parte gialla della scorza dei limoni, la noce moscata. Si lascia macerare almeno fino ad agosto avendo cura di agitare il tutto almeno un paio di volte al giorno. Trascorso questo periodo si filtra e si aggiunge lo zucchero disciolto a bagnomaria a fuoco lento. Si lascia raffreddare e si imbottiglia. Il liquore si consuma lentamente, un bicchierino alla volta, durante tutto l’arco dell’anno e diviene un eccellente digestivo. Mai superare i 2 bicchierini al giorno come per tutti i preparati alcoolici. Bevuto in compagnia rinsalda amori e amicizie.

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