Giovedì, 18 Luglio 2024
Sapore d'Irpinia

Sapore d'Irpinia

A cura di Rosa Iandiorio

L’Irpinia è una terra di sapori autentici, custode antica di vini pregiati e specialità gastronomiche ricche di gusto. Un luogo incantevole dove sedersi in silenzio per ammirare la sua anima più vera. L'anima di una terra dove per secoli la natura ha scandito i ritmi del tempo, lasciandoci in eredità un patrimonio agroalimentare immenso. È tempo di partire buongustai per riscoprire insieme questo ‘Sapore d'Irpinia’

Sapore d'Irpinia

Cicci di Santa Lucia, cosa racconta la tradizione

Il grano e i legumi piccoli e tondi che compongono la zuppa, oltre a ricordare gli occhi della Santa, sono simbolo di fertilità e abbondanza. Anche questo è un rito legato alla cultura rurale dell'Irpinia

Si rinnova la tradizione dei Cicci che Santa Lucia: uno dei riti più sentiti e radicati nella comunità avellinese. 

E' antica usanza che il 13 dicembre, giorno della protettrice di Irpinia, in tutta la provincia, si mangi una zuppa a base di mais bianco, ceci, fagioli e grano. Un modo per rievocare il passato quando il giorno più corto dell'anno si offriva in dono alla santa questa pietanza per ringraziarla di qualche grazia ricevuta o per invocare un nuovo anno agricolo proficuo e abbondante. 

La festa di Santa Lucia è infatti strettamente collegata con riti che hanno come obiettivo principale quello di assicurare la buona riuscita del raccolto. I cicci, in dialetto legumi, mettono in evidenza il rapporto simbolico significativo che si viene a creare fra alimentazione e ciclo della vita. Come se il cibo fosse elemento essenziale di un percorso esistenziale permeato di reciproche influenze.

Per questo in Irpinia si è soliti realizzare i cicci. Il grano e i legumi piccoli e tondi, oltre a ricordare gli occhi della Santa, sono simbolo di fertilità e prosperità che il 13 dicembre con l'inizio di un nuovo ciclo di vita viene elargita anche a coloro che di solito non godono di buone condizioni economiche.

Chi è Santa Lucia

 Si racconta che il 13 dicembre è il giorno in cui viene celebrata Santa Lucia, la martire che in questa data nell’anno 304 d. C. morì a seguito delle persecuzioni di Diocleziano. La leggenda narra che la giovane, originaria di Siracusa, si unì a un pellegrinaggio al sepolcro di sant’Agata per pregare per la madre Eutichia malata, insieme a quest’ultima. Giunta al sepolcro, si addormentò e le apparve in sogno sant’Agata. Al risveglio, trovò la madre guarita e decise di consacrare la propria esistenza a Cristo: donò le sue ricchezze in beneficenza e rifiutò il suo promesso sposo, il quale la denunciò come cristiana. Durante il processo, Lucia professò la propria fede e il magistrato la fece trascinare in un postribolo. Il suo corpo divenne così pesante che fu impossibile muoverlo. Allora, si decise di condannarla al rogo, ma le fiamme non la scalfirono. Fu quindi decapitata e, prima di morire, profetizzò la fine di Diocleziano e la pace per la Chiesa.

La santa nell’iconografia è spesso rappresentata con gli occhi in mano o poggiati su un vassoio. Questo probabilmente si deve al suo nome, che deriva dal latino lux, «luce». Lucia è considerata la protettrice della vista, degli occhi e degli oculisti. Si narra che le furono strappati gli occhi o addirittura che lei stessa se li fosse strappati per non cedere alle lusinghe del peccato.

Cosa dice la tradizione in Irpinia 

In alcuni testi si legge che Santa Lucia è la protettrice di tutto il capoluogo e che anticamente per omaggiarla i devoti preparavano i vari cereali per poi regalarli alla gente della zona. Tale generosità era l’espressione del voto fatto a Santa Lucia, presumibilmente, per grazia ricevuta, un modo per compensare il beneficio avuto compiendo un gesto caritatevole nei confronti della comunità.

Sono infatti proprio i cicci – quei piccoli legumi tondi e colorati – a ricordare gli occhi delle Santa cui i fedeli si rivolgono in questo giorno. Cicci in dialetto sono i legumi che vanno a comporre la tipica zuppa di Santa Lucia, una pietanza calda robusta, la cui preparazione inizia il 12 dicembre. 

La tradizione secolare vuole che i legumi vengano messi in ammollo per circa 12 ore, per poi essere bolliti. Una volta cotti si uniscono ad un soffritto di peperoni tondi sottaceto e conditi con olio e aglio. Chiaramente la ricetta varia di famiglia in famiglia, ma ciò che più risalta è che tutt'oggi la zuppa viene preparata nelle case irpine o acquistata presso le migliori gastronomie. 

Vediamo come si realizzano i Cicci di Santa Lucia

Ingredienti

  • 200 g grano
  • 200 g mais secco
  • 200 g ceci secchi 
  • 200 g fagioli secchi 
  • q.b. sale
  • 50 g olio extravergine d’oliva
  • 2 spicchi d'aglio 
  • 4 peperoni sott’aceto (le pepaine)

Preparazione dei Cicci di Santa Lucia

Fate lessare separatamente in abbondante acqua salata il grano tenero che è stato tenuto a bagno almeno il giorno prima, il mais, che va anch’esso tenuto a bagno per 12 ore, i fagioli e i ceci. Per ognuno quattro cotture differenti.

Mondate dai semi i peperoni sott’aceto e tagliarli a pezzi. Soffriggete, in una pentola capiente, a fuoco lento gli spicchi di aglio e i quattro peperoni.

Appena l’aglio è diventato biondo, e dopo averne eliminato quasi completamente l’acqua di cottura, versate nell’ordine il grano, il mais, i ceci e i fagioli. Aggiustate di sale e lasciate cuocere per almeno 30 minuti a fuoco lento.

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