Sapore d'Irpinia

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Mani e anima per il 'Fonduto', l'ultima ispirazione del maestro Branca

Dall'estro creativo di Gaetano Branca nasce il fonduto, un caratteristico tegame in argilla pensato per cucinare la punta di diamante della gastronomia irpina: il caciocavallo

Un materiale povero e ancestrale per plasmare i ricordi e sperimentare forme nuove dalla forte valenza simbolica e identitaria. L’argilla nelle mani di Gaetano Branca dà continuità a un mestiere che a Carife ha una tradizione sapiente e antica. 

Qui esperienza, abilità, delicatezza e grande creatività modellano quotidianamente opere d'arte utilizzando archetipi e tecniche preziose per rappresentare l'essenza di una terra in modo contemporaneo e funzionale. Sculture attuali in bilico tra intuito estetico e saggezza tecnica con la costante volontà di coniugare passato, presente e futuro attraverso la potenza immortale dell'arte. Dietro ogni piatto, caraffa e utensile forgiato, ci sono scene di vita quotidiana evocazione del patrimonio culturale irpino su cui Gaetano ha scelto di scommettere nonostante la fama riconosciuta e i premi ottenuti. Un lavoro di mani e anima che sopravvive con orgoglio alla standardizzazione con idee singolari e intriganti, dalle quali nascono sculture da cucina dal successo straordinario. Tra le ultime novità del maestro Branca troviamo, ad esempio, il Fonduto, un caratteristico tegame in argilla pensato per cucinare la punta di diamante della gastronomia irpina, il caciocavallo. 

Anche in questo caso si tratta di un’ispirazione istantanea della mente di Gaetano nata da una fruttuosa chiacchierata con il cuoco Giovanni Mariconda

"Dietro c’è tutta un’ispirazione figlia di una richiesta da parte del mio amico Mariconda - esirdisce Branca - Ho iniziato a lavorare dei campioni che con il tempo e dopo diversi tentativi ho perfezionato fino ad arrivare ad un risultato ottimale".

Il fonduto, infatti, a Natale ha spopolato per quel suo aspetto paffuto e delizioso. Un 'cadeau' nel segno del convivio realizzato a mano e in edizione limitata. 

"Dietro c'è tutta un’ispirazione - spiega l'artigiano - La forma è ispirata al classico caciocavallo irpino, il taglio cioè i merli sono ispirati alle nostre colline, i piedi ricordano lo “scanno” dove si sedevano i pastori per lavorare la pasta filata e il piatto alla base è per me sinonimo di convivialità, quando una volta si mangiava tutti insieme intorno ad un fuoco".

Il fonduto è senz'altro un modo molto gustoso, oltre che allegro e informale per riunirsi in famiglia alla stessa tavola per un pasto gioviale apprezzato da tutti. L'idea originale prevede chiaramente che si utilizzi il caciocavallo mediamente stagionato, ma andrebbero bene anche altri formaggi a seconda dei gusti. Gaetano suggerisce di provarlo con i suoi caciocavalli preferiti tra i quali tiene a menzionare quello di Luigi di Cecca a Calitri e il caciocavallo podolico di Fiore Agnes a Serino. 

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