Mercoledì, 17 Luglio 2024
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Pickleball, l'ultima tendenza sportiva che arriva dagli USA: come si gioca

Una disciplina propedeutica al tennis, nata negli Stati Uniti d'America, destinata a diventare un must tra gli amanti della racchetta anche in Italia

Dopo la diffusione del padel, un altro sport si sta affermando tra gli amanti delle racchette. Si tratta del pickleball, una pratica che coniuga elementi di tennis, badminton e ping pong. Le regole sono semplici e la dinamica del gioco e dei colpi è meno impegnativa dal punto di vista fisico rispetto ad altri sport come il tennis. Inoltre, è uno sport inclusivo poiché adatto a tutti, indipendentemente dall'età o dalle condizioni fisiche.

Che cos'è il pickleball: la storia 

Il pickleball è uno sport di racchetta, ideato nel 1965 da William Bell Jr., Barney McCallum e l'ex-politico Joel Pritchard negli Stati Uniti d'Amenrica. Il loro obiettivo era quello di intrattenere i bambini in vacanza con delle attrezzature facili da reperire. Non a caso, oggi questa disciplina è molto diffusa nelle scuole statunitensi. Si gioca quasi sempre in doppio, ma anche il singolo è molto popolare e divertente, soprattutto per chi cerca una sfida più complessa o vuole consumare più calorie.

Dal 2014 negli Stati Uniti sono stati aperti in media 200 campi da pickleball al mese. Questo sport è arrivato in Italia solo nel 2018 quando è stata fondata l'Associazione Italiana Pickleball (AIP) con sede a Tocco da Casauria, in provincia di Pescara.  L'AIP è membro ufficiale dell'International Pickleball Federation e, nell'estate del 2018, ha organizzato la seconda edizione della Bainbridge Cup, competizione intercontinentale a squadre collegata alla prima edizione dell'Italian Open International Championships, evento disputatosi a Montesilvano dal 18 al 22 luglio 2018.

Come si gioca

Il campo ha le dimensioni di quello del badminton, e misura 6,10 x 13,41 metri. In questa area si può giocare in singolo (uno contro uno) o in coppia. La rete che divide le due metà campo deve essere alta almeno 86,36 centimetri al centro e 91,44 agli estremi. Ogni metà campo contiene due parti uguali, denominate area di servizio a destra e sinistra; e inoltre un’area di 2,13 metri a ridosso della rete, denominata “kitchen” (cucina), che in pratica è una “no volley zone”, ovvero una zona del campo nella quale è vietato colpire la palla al volo.

Si gioca con racchette con piatto solido, senza fori, che possono essere di legno, metallo o grafite. La palla è grande quanto quella da tennis ma è più leggera (pesa tra i 21 e i 29 grammi), circa la metà rispetto a quelle da tennis. Fatta in plastica, la sua particolarità è che è forata e cava (per evitare di essere “vittima” del vento) ed è diversa a seconda che si giochi indoor o all’aperto.

Come nel tennis, la battuta deve essere eseguita in diagonale, da dietro l’area di battuta (partendo da destra) e alternando ogni servizio; con entrambi i piedi dietro la linea di fondo, lasciando cadere la palla con una mano e colpendola con la racchetta da sotto e soprattutto eseguendo il colpo non oltre l’altezza della cintura (come nel padel).

Affinché sia valido, il servizio deve atterrare nell’area di gioco diagonalmente opposta a quella di battuta ma non nella “kitchen” o sulla linea che la delimita. È consentito un solo tentativo di servizio e non è previsto il 'let'. In una partita a coppie, dopo il primo servizio sbagliato, sarà il partner ad avere la possibilità di riprovarci. Soltanto in caso di doppio errore, la possibilità di battere passerà alla coppia avversaria. Colui che serve, il battitore, continuerà il servizio, alternandone uno da destra e uno da sinistra, fino a quando non perderà il punto.

Ogni volta che si sbaglia la battuta, l’avversario ottiene il punto e il diritto a servire. In caso di servizio valido, ovvero quando la palla entra nella giusta area di gioco, bisogna rispondere e chi lo fa deve far rimbalzare la palla non più di una volta e rimandare la palla oltre la rete colpendola una sola volta (come nel tennis).

Esiste la regola del "terzo colpo": dopo il servizio, è necessario far rimbalzare la palla prima di tirarla dall’altra parte del campo. Ossia, chi deve rispondere al servizio può colpire la palla solo dopo averla lasciata toccare il campo. Lo stesso vale per colui che batte, il quale deve lasciare rimbalzare la palla prima di colpirla nuovamente. Successivamente a ciò è possibile effettuare le volèe.

Il punto termina quando la palla rimbalza due volte nel campo avversario, va in rete, finisce fuori dai limiti del campo o se l’avversario colpisce la palla al volo nella “no volley zone”. Si fa punto soltanto se si è in possesso del servizio (come accadeva un tempo nella pallavolo prima dell’introduzione del rally point system). Se si commette un errore quando si è al servizio, l’avversario ottiene il diritto a battere ma non fa il punto. Vince il gioco chi raggiunge prima quota 11 punti, mentre in caso di parità a 10 bisogna distanziare l’avversario di almeno due punti (solo in alcuni casi viene utilizzato il killer-point). La partita si vince al meglio dei 3 giochi a 11. Il direttore del torneo può scegliere che alcuni giochi o tutti arrivino a 15 o a 21, vincendo sempre con uno scarto di 2 punti. La sequenza corretta nel dire il punteggio è: dire prima di tutto il punteggio di colui che serve, successivamente il punteggio del ricevitore e alla fine se si tratta del battitore 1 o 2.

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