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Alimentazione

Frutta secca a Natale, una tradizione antica irrinunciabile

Dai primi di dicembre fino all'Epifania, in tutta Italia la tavola è imbandita con piatti e dolci natalizi arricchiti con noci, nocciole, mandorle e pistacchi

A Natale, sulle tavole degli italiani regnano le tradizioni e l'abbondanza di cui protagonista indiscussa è la frutta secca. Noci, nocciole, mandorle e pistacchi vengono utilizzati per la preparazione di antipasti, primi, secondi e dolci tipici della città o regione di appartenenza e vengono serviti agli ospiti alla fine del pranzo natalizio e di inizio anno per essere gustati al naturale per un brindisi, accompagnati da frutta fresca ed essiccata come fichi e datteri.

Le origini del consumo di frutta secca a Natale

Il consumo di frutta secca risale all'antichità. Gli egizi furono i primi a farla conoscere nei paesi del Mediterraneo ma è in epoca greca e romana che si è diffusa maggiormente diventando uno dei cibi che arricchiva i lussuosi banchetti. La frutta secca faceva parte della “secunda mensa” ovvero la fase finale delle fastose cene romane in cui noci, mandorle e nocciole venivano servite insieme a dolci e frutta fresca. Oltre ad essere un alimento molto gradito per il suo sapore unico, la frutta secca aveva anche un grande valore simbolico, quello di buon auspicio, tanto che era presente anche in altre occasioni di festa come i matrimoni. Era usanza, ad esempio, spargere dei gherigli di noce sul pavimento della casa del futuro sposo e regalare frutta secca il giorno delle nozze.

Le ragioni della presenza di noci, nocciole, mandorle e pistacchi sulle tavole di Natale potrebbero essere ricondotte anche all'elemento della stagionalità. Siccome in inverno è difficile trovare frutta fresca, un tempo si usava essiccarla nel periodo estivo, approfittando dei forti raggi di sole, per poterla conservare e poi mangiare nelle giornate più fredde dell'anno.

Ricordiamo anche che l'usanza di regalare cesti natalizi contenenti frutta secca e dolci preparati con quest'ultima ha radici antiche, legate alla popolazione povera. Un dono alla portata di tutti. Una tradizione mantenuta viva ancora oggi da tanti italiani.

La frutta secca sulle tavole natalizie campane

La tradizione culinaria campana è costituita da molti piatti salati e dolciumi in cui la frutta secca è l'ingrediente principale o, comunque, è essenziale per donare croccantezza e un aroma particolare. Pensiamo ai roccocò napoletani preparati con la farina di mandorle o al classico torrone morbido, una miscela sapiente di zucchero, miele e mandorle. E ancora ricordiamo il croccante in cui lo zucchero viene caramellato per avvolgere poi la frutta secca al fine di creare un matrimonio indissolubile; la scarola alla napoletana, un contorno di verdure che può accompagnare secondi a base di carne o di pesce, dove i pinoli tostati incontrano olive e uvetta.

Un'altra usanza che non è stata abbandonata è ‘o spassatiempo, il classico cesto che si mette al centro del tavolo, a fine pasto, dove sono raccolte ‘e ciociole ovvero un mix di frutta secca e frutta essiccata, pronto ad essere gustato tra una chiacchiera e l’altra in attesa dell’apertura dei regali o durante qualche partita di tombola dove le bucce delle ciociole vengono utilizzate come segna numeri per le cartelle, godendosi così l'unione.

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