Venerdì, 19 Luglio 2024
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Approfondimento sul "Vincolo del precedente e overruling"

Nell'ambito dell'evento "Vincolo del precedente e overruling", sono stati trattati e approfonditi diversi argomenti di rilevanza giuridica

Nell'ambito dell'evento "Vincolo del precedente e overruling", organizzato dall'Ordine degli Avvocati di Avellino e tenutosi presso l'Aula Magna del Tribunale di Avellino, sono stati trattati diversi argomenti di rilevanza giuridica. All'incontro hanno partecipato l'Avv. Fabio Benigni, Presidente dell'Ordine degli Avvocati di Avellino; il Dott. Roberto Melone, Presidente ff. del Tribunale ordinario di Avellino; il Dott. Domenico Airoma, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Avellino; e l'Avv. Raffaele Tecce, Responsabile Formazione in materia penale del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Avellino. Il Prof. Avv. Giuseppe Biscardi dell'Università degli Studi di Roma Tor Vergata ha moderato l'incontro.

Hanno preso la parola anche l'Avv. Giuseppe Saccone, membro del Direttivo della Camera Penale Irpina; il Prof. Francesco Buonomenna dell'Università degli Studi di Salerno; il Dott. Pierpaolo Calabrese, Giudice del Tribunale ordinario di Avellino; e il Dott. Giorgio Fidelbo, Presidente della VI Sezione della Corte di Cassazione.

L'overruling è un concetto giuridico che si riferisce alla pratica attraverso la quale una corte superiore decide di non seguire più una precedente decisione giuridica stabilita da un'altra corte dello stesso livello o da se stessa in passato. In sostanza, quando una corte superiore effettua un overruling, sta annullando o modificando una decisione giuridica precedente che riteneva non più valida o appropriata. "L'argomento presenta una difficoltà concettuale perché mancano riferimenti diretti, rendendo complesso individuare parametri fondamentali", afferma l'avvocato Giuseppe  Saccone. "Questa complessità aumenta nell'ambito processuale-penale, dove diventa imprescindibile considerare i cambiamenti sociali. Inoltre, la prassi di eliminare testi poco chiari nell'applicazione delle norme legali sottolinea come il diritto debba adattarsi continuamente all'evoluzione dei tempi.  Una evoluzione che, necessariamente,  dovrà essere affrontata e, le cui difficoltà,  dovranno essere risolte dalla Corte di Cassazione".

Questo processo è fondamentale nel sistema giuridico, in quanto consente alle corti di adattare il diritto alle nuove circostanze, evitando che decisioni obsolete o non più appropriate rimangano vincolanti. L'overruling può essere motivato da cambiamenti nelle opinioni della corte riguardo a questioni di diritto, evoluzioni sociali o culturali, o nuove evidenze e argomentazioni legali che suggeriscono una revisione della precedente interpretazione giuridica. 

Le Sezioni Unite sono intervenute modificando l’orientamento precedente relativo alla norma processuale. Qualora tale cambiamento porti a considerare esistente, in pregiudizio di una delle parti del giudizio, una decadenza o una preclusione precedentemente escluse, occorre escludere l’applicabilità della preclusione o della decadenza derivante dall'overruling nei confronti della parte che vi abbia confidato incolpevolmente sulla precedente interpretazione consolidata della norma. Questa interpretazione, pur se erronea dal punto di vista giuridico, aveva comunque creato l’apparenza di una regola conforme alla legge vigente all'epoca. Infatti, "se è vero in generale che l’interpretazione di una norma processuale, successivamente affermatasi, non costituisce un ius superveniens, per cui non si applica retroattivamente, essendo semplicemente una nuova interpretazione dell’enunciato destinata ad applicarsi sin dall’inizio, resta il fatto che l’originaria interpretazione discordante della giurisprudenza ha (o può avere) creato 'l’apparenza di una regola' (Cass., sez. un., 11 luglio 2011, n. 15144) sulla quale la parte – come prosegue l’ordinanza di rimessione – ha fondato una ragionevole aspettativa che deve essere tutelata fino al momento, da valutare caso per caso, della conoscenza effettiva del nuovo orientamento correttivo. Il rimedio per tali situazioni sarebbe comunque quello di escludere la decadenza e/o di concedere una nuova scadenza alla parte che, confidando nel precedente orientamento, abbia agito in conformità, consentendole così di svolgere attività che altrimenti sarebbero precluse".

La Corte ha stabilito che il mezzo per rimediare all'errore oggettivamente scusabile della parte che si sia conformata alla consolidata interpretazione delle norme di procedura, travolta dal successivo cambiamento giurisprudenziale della Corte di cassazione, è la concessione di una nuova scadenza, nonostante il difetto di una specifica istanza della parte, dato che la causa non imputabile è nota alla Corte di cassazione.

Presente all'incontro, Giorgio Fidelbo, Presidente V Sezione della Corte di Cassazione. Estremamente approfondite e chiare le sue considerazioni, che sono partite dal concetto che, in campo processuale, il ricorso al prospective overruling ha permesso di definire meccanismi precisi in grado di tutelare le aspettative legittime delle parti. Questi meccanismi includono istituti di rimessione in termini, che consentono di recuperare la possibilità di far valere un diritto o presentare una richiesta o un ricorso. È interessante osservare che, sempre in ambito processuale, l'art. 37 del processo amministrativo (d.lgs. n. 104 del 2010) prevede esplicitamente che il giudice possa disporre d'ufficio la rimessione in termini per errore scusabile in presenza di oggettive ragioni di incertezza su questioni di diritto o gravi impedimenti di fatto. L'intervento del legislatore nel processo amministrativo non va interpretato come una sconfessione dell'uso interpretativo del prospective overruling da parte della giurisprudenza civile e penale, bensì come un riconoscimento formale della praticabilità di tale meccanismo, che impedisce la retroattività di un mutamento imprevedibile, sempre che si verifichino le condizioni indicate dalla giurisprudenza.

Il discorso è più complesso sul fronte del diritto sostanziale. Anche in questo caso, un mutamento giurisprudenziale imprevedibile dovrebbe portare alla non applicazione retroattiva di un'interpretazione sfavorevole. Come potrebbe avvenire ciò? Si dovrebbe considerare il ricorso all'art. 5 c.p., così come riletto dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 364 del 1988: "l'ignoranza della legge non scusa, tranne che si tratti di ignoranza inevitabile". Quella sentenza citava come esempio di ignoranza inevitabile proprio il caso di un mutamento imprevisto di un orientamento giurisprudenziale consolidato. Tuttavia, le applicazioni di tale principio sono state pochissime negli anni.

Un caso interessante risale al 1993, quando la Cassazione applicò l'art. 5 c.p. in una situazione in cui un imprenditore aveva effettuato scarichi dai servizi civili senza richiedere l'autorizzazione necessaria, dopo essersi consultato con un professionista che, basandosi su una giurisprudenza consolidata, gli aveva assicurato che l'autorizzazione non era necessaria. Durante il processo, la giurisprudenza cambiò orientamento a seguito di una pronuncia delle sezioni unite, che stabilì la necessità dell'autorizzazione. La Cassazione assolse l'imprenditore perché il fatto non costituiva reato, evidenziando la scarsa chiarezza della normativa di settore che aveva portato a pronunce discordanti (Sez. 3, n. 435 del 6 ottobre 1993, Garofoli).

La giurisprudenza è in grado di considerare seriamente la portata applicativa dell'art. 5 c.p. nella lettura data dalla Corte costituzionale? Finora, non lo ha dimostrato, mostrando invece un atteggiamento di estrema cautela. Questo potrebbe essere dovuto alla consapevolezza che il riferimento all'errore incolpevole come scusante soggettiva non sempre può mitigare gli effetti di un overruling sfavorevole. In altre parole, la valutazione soggettiva imposta dall'ignoranza scusabile può rendere più difficile riconoscere l'irretroattività del mutamento giurisprudenziale. Inoltre, l'applicazione dell'art. 5 c.p. è soggetta a un'elevata discrezionalità da parte del giudice, con il rischio di un'inefficacia effettiva di questa tutela, come dimostrato fino ad oggi.

La situazione sarebbe diversa se si desse una lettura "oggettiva" dell'art. 5 c.p., spostando l'istituto dal piano del reato a quello della norma penale, collegando l'ignoranza della legge a casi di oggettiva carenza di riconoscibilità della norma, tra cui il mutamento imprevedibile della giurisprudenza. In alternativa, si potrebbero prevedere meccanismi che, negando la natura dichiarativa della giurisprudenza, utilizzino direttamente l'art. 2 c.p., riconoscendo il ruolo del diritto giurisprudenziale ed estendendo la disciplina della successione di leggi all'overruling sfavorevole (Palazzo), nonostante la Corte costituzionale abbia criticato questa equiparazione tra giurisprudenza e legge. Tuttavia, forse i tempi sono maturi per un cambiamento.

La migliore dottrina ha a lungo sottolineato come il diritto giurisprudenziale generi effetti, quali la retroattività dei mutamenti giurisprudenziali e l'interpretazione estensiva che, pur essendo coerente con il testo normativo, può non risultare ragionevolmente prevedibile. È necessario colmare i vuoti di tutela che emergono con soluzioni adeguate alla complessità delle questioni. La giurisprudenza e, in particolare, la Corte di cassazione hanno il dovere di affrontare seriamente questi problemi. In ogni caso, perseguire il consolidamento e l'uniformità del diritto giurisprudenziale, gestendo i mutamenti (i cosiddetti overruling), non deve comportare il rischio di un conformismo giudiziario burocratico. Non è pensabile che il diritto giurisprudenziale rimanga immutabile. La giurisprudenza è una materia viva che deve adattarsi ai cambiamenti sociali, come dovrebbe fare la legge, sebbene non sempre ci riesca. Per questo motivo si parla di un diritto giurisprudenziale che collabori attivamente con il legislatore in questo compito di ripartizione, non più di divisione, dei poteri. 

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