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Il Coronavirus chiude il Tilt, ma non ferma l'arte. Caputo: "Lanceremo un format di dirette web"

La scelta del rinomato locale avellinese per senso di responsabilità

Pubblichiamo integralmente la nota di Felice Caputo, titolare del Tilt che per senso di responsabilità ha deciso di chiudere per alcuni giorni il rinomato locale di Via Santo Spirito. Una scelta fatta per riflettere e capire come continuare a creare aggregazione e momenti di arte e cultura anche senza la possibilità di incontrarsi dal vivo. 

Una scelta responsabile che dimostra ancora una volta la lungimiranza di un imprenditore all'avanguardia e illuminato. 

Pur potendo adeguarci alle prescrizioni vigenti, chiudiamo qualche giorno per scelta e scriviamo un post lunghetto e accorato che parla di tutti noi. 

??Non siamo allarmisti e allo stesso tempo non trattiamo niente e nessuno con superficialità. 

Andiamo in fondo alle questioni quanto più possibile, curiosi e con confronti continui con i colleghi, con la nostra grande famiglia, con le istituzioni.

Ogni pronto soccorso al nord è al collasso.

Per quanto non sappiamo quanto possa essere più letale di tante altre grandi e piccole malattie, questo virus sta minando il sistema in cui viviamo.

??Di certo attacca le persone più deboli, e tanto basterebbe ad attivarsi al massimo delle forze di tutti per debellarlo.

Allo stesso tempo c'è un'altra questione molto delicata, è quella della sostenibilità economica di tantissime attività che fanno cultura e movimento che rischiano seriamente di non potersi rialzare con tutti i colpi che stanno subendo.

??Fare impresa culturale è una missione e una fatica piacevolmente complessa, ad iniziare dal fatto che la nostra attività è formata da due parole meravigliose.

Culturale significa che si parla alla pancia, all'emotività, al cervello, ai sogni e alle aspettative intime delle persone che si incontrano e trovano affinità attraverso quello che ci rende umani con bestialità.

Impresa significa che si investe in un posto, si investe con e su delle persone, si impara a fare rete, si crea occupazione, si creano flussi socio economici, si collabora e si va in sana concorrenza con le altre attività crescendo tutti insieme.

??Ecco, allo stato attuale non ci è permesso creare le condizioni per portare tutto questo avanti, risulta folle constatare che al momento si possa fare la fila nei centri commerciali, vivere i mercati, affollare le fabbriche, fare concorsi ma non condividere una birra, una chiacchierata, un film, un po' di musica.

Nei chiaroscuri si insinuano i morbi che fanno nascere le guerre tra i poveri, si fermano solo determinate categorie, tra l'altro scrivendo provvedimenti che lasciano discrezionalità per poi reprimere senza aiutare concretamente.

Ognuno di noi combatte battaglie legali e affronta sforzi disumani per quadrare i conti ogni mese per portare avanti attività che sono sistematicamente il bersaglio principe quando c'è un problema da risolvere.

??Bartenders, back, cassieri, direttori artistici, fonici, tecnici, noleggiatori, dj, addetti al traffico, security, artisti, fornitori, dj, booker, etichette, agenzie, comunicatori, grafici, social media manager, stamperie, ecc sono tantissime le figure legate al mondo della cultura, dell'intrattenimento, della bellezza che in questo modo vengono lasciate in strada senza rispetto, riconoscimento e aiuti, paracadute, ammortizzatori e tutte quelle parole che si usano in questi casi.

Senza contare che questo è un mondo di passioni, in cui non esistono ferie, non esistono pause, perché non si può andare in pausa da se stessi, si lavora venti ore al giorno, si logorano i propri rapporti e gli altri hobby paralleli che ci caratterizzano, siamo equilibristi ostaggi di noi stessi, sempre attenti ad essere all'altezza delle prescrizioni formali, delle preferenze delle persone, delle sostenibilità particolari, dei vicini, dei contesti locali e nazionali...

??Dio solo - si fa per dire - sa quante cause legali e che tipo di investimento iniziale e mensile serve per portare avanti attività come le nostre, per questo non abbiamo mai giudicato nessuno, e non lo facciamo neanche in questo caso, perché chi sceglie di restare aperto in questo tsunami sa il fatto suo e sicuramente si adegua a ordinamenti e decreti.

Questi decreti e questi ordinamenti oggi ci impongono di distanziare le persone di un metro, di cadenzare ancora di più gli ingressi, non ci chiudono ma chiedono alle persone di non incontrarsi da noi, ed è per questo e per una scelta di responsabilità, che sentiamo sulle nostre spalle proprio in quanto strani educatori e sicuri aggregatori sociali, che oggi scegliamo di restare chiusi, almeno qualche giorno, in attesa che si capisca la reale portata di tutto quello che stiamo vivendo, caricando le nostre armi per combattere questa guerra che sarà vinta come tutte le guerre della storia: con la cultura, con la conoscenza, con la voglia di portare avanti momenti speciali, con la curiosità e il desiderio vivo.

??A prescindere dal momento, sapete che siamo in una forte fase evolutiva che ci spinge ad allargare i nostri confini fuori dalle nostre mura e fuori dai classici schemi classici del nostro lavoro.

È per questo che nei prossimi giorni lanceremo un format di dirette web per non lasciarvi senza arte, musica e sorrisi, se non possiamo vederci in un posto diventiamo posto noi stessi e facciamoci invadere dallo stesso fuoco e dalla stessa rabbia fatta di suoni e immagini che non si possono fermare.

??Per il resto sappiate che ci siamo, ma realmente, perché parte del nostro tempo libero la useremo per creare nuove trame estetiche e musicali e nuovi incontri, ma tutto il resto, in un momento in cui ce n'è veramente bisogno come questo, prendetevelo, per una spesa, un confronto, una mano, siamo qua.

Ci aggiorniamo in tempo reale e, come si dice dalle nostre parti, se vi serve qualcosa a disposizione.

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