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Covid, terza ondata in agguato: cosa può succedere dopo il 6 gennaio

Le restrizioni del governo potrebbero non bastare a scongiurare una nuova ondata

"Ci sono ancora molti ricoveri e solo ieri 628 morti, perché il virus circola. Le misure prese sono state utili, ma non risolutive. Capisco che si debbano conciliare le misure con l’economia, ma l’unica soluzione è il lockdown": Raffaele Bruno, professore associato di Malattie infettive e primario al San Matteo di Pavia, è il medico che ha diagnosticato per la prima volta Covid-19 in Italia a Mattia, il paziente uno di Codogno. E in un'intervista a La Stampa oggi dice quello che molti sussurrano mentre l'Italia si avvia al lockdown soft di Natale 2020 a partire da domani. 

Cosa può succedere dopo il 6 gennaio: l'Italia rischia un nuovo lockdown?

Il ragionamento di Bruno è semplice: le restrizioni varate con il decreto legge 172/2020, che prevedono l'alternanza di zona rossa e arancione, sono più lasche di quelle del lockdown di primavera. Basti pensare alle tante deroghe per vedere parenti e amici e alla possibilità di organizzare tranquillamente il pranzo di Natale 2020, il cenone e il veglione anche tra non conviventi: "Temo che questo periodo giallo, rosso e arancione non sarà sufficiente. La strategia apri e chiudi va sostituita con quella chiudi e apri, cioè prima si abbassa il contagio e poi si riaprono le attività. Non bisogna inseguire il virus, ma prevenirlo", dice. E ha ragione a guardare i dati del contagio emersi dai bollettini della Protezione Civile: il numero dei morti è ancora alto, arrivano brutti segnali dalle terapie intensive anche se il numero dei positivi torna a scendere così come il tasso di positività dei tamponi. 

Cosa succederà nei giorni tra il 24 dicembre e il 7 gennaio? Secondo Il Sole 24 Ore le due settimane di zona rossa e arancione coincideranno con un probabile calo dei test eseguiti, come in un lunghissimo weekend; ma se così fosse arriveremmo a gennaio, e alle riaperture, con una visione parziale della reale situazione del contagio sul territorio. Ovvero illudendoci su un'epidemia in regressione, come è successo in estate quando un tripudio di Cattivi Maestri ha venduto la pelle dell'orso prima di averlo abbattuto, con il risultato di trovarci con il record di morti nella seconda ondata. Nei giorni scorsi era stato Walter Ricciardi a dare l'allarme in un'intervista al Messaggero parlando della nuova variante emersa in Gran Bretagna e arrivata nel frattempo in Italia: "Ora serve il lockdown o comunque misure molto severe. La nuova variante di Sars-CoV-2 non è più letale, ma circola con una velocità più alta anche del 70-80 per cento. Dai primi dati inglesi sappiamo che ha tre mutazioni che sono state trasmesse di penetrare meglio nella mucosa nasale. Sono vicine alla proteina spike, ma non sembrano alterare la capacità protettiva del vaccino". 

Terza ondata: il governo non vuole nemmeno pensarci, per ora

Il governo però non sembra intenzionato a cambiare i suoi piani. La linea dei rigoristi rappresentati dal ministro della Salute Roberto Speranza, da quello degli Affari Regionali Francesco Boccia e dal capo della delegazione del Partito Democratico Dario Franceschini è stata alla fine scommessa sulla zona rossa in tutta Italia dal 24 dicembre al 6 gennaio: l'ultimo decreto legge del governo Conte contiene in sé un alto numero di deroghe, scappatoie e modi per aggirare le regole. E il piano per la vaccinazione di massa non raggiungerà in ogni caso il numero utile degli immunizzati in tempi brevi, perché mancano le dosi per farcela. Anzi, come ha spiegato qualche giorno fa il commissario Domenico Arcuri, la terza ondata potrebbe addirittura mettere in pericolo il piano vaccinale, anche perché, come ha detto l'Aifa, l'immunizzazione si raggiunge soltanto dopo la seconda dose. Ovvero due settimane dopo la prima.

E infatti chi quest'estate si era iscritto al partito degli ottimisti senza se e senza ma nel frattempo è diventato molto più cauto. Uno di questi è l'infettivologo Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova e componente dell'Unità di crisi Covid-19 della Liguria: "Il freddo che arriverà non aiuterà nella lotta al coronavirus perché a gennaio-febbraio, quando avremo probabilmente una terza ondata di casi Covidsi mischieranno tanti virus diversi: influenza, para-influenzali e coronavirus. Sarà una situazione complicata e bisognerà fare molta attenzione. Mi auguro che il più possibile delle persone si siano vaccinate per l'influenza e per lo pneumococco, questo dovrebbe aiutare molto i più fragili. Poi usare sempre la mascherina e lavarsi le mani". Nei giorni scorsi c'è chi ha pronosticato il ritorno alla normalità per la primavera, per l'estate o per l'ottobre 2021. Il rischio è che sia più probabile la terza ipotesi. 

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