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Stop ai vaccini AstraZeneca e Johnson & Johnson dal 2022

L'Unione Europea non rinnoverà i contratti per i sieri a vettore virale a causa del rischio trombosi. Il time out per Janssen è in via precauzionale

La Stampa scrive oggi in un retroscena a firma di Ilario Lombardo e Paolo Russo che i vaccini AstraZeneca e Johnson & Johnson saranno per ora circoscritti solo agli over 60. I due vaccini a vettore virale, così come Sputnik, sono finiti nella bufera per motivi scientifico-sanitari e  anche per ragioni geopolitiche. E  quindi per i primi due l'Unione Europea ha intenzione di non rinnovare i contratti per le forniture:

Secondo quanto è venuta a conoscenza La Stampa da una fonte del ministero della Salute, la Commissione europea, d'accordo con i leader di molti Paesi, avrebbe deciso che alla scadenza dei contratti validi per l'anno in corso non saranno rinnovati quelli con le aziende che producono vaccini di questa tipologia. Si vuole puntare tutto sui sieri a Rna messaggero, che trasporta le istruzioni per la produzione della proteina Spike utilizzata dal coronavirus, permettendo così all'organismo di produrre anticorpi specifici e di immunizzarsi.

Pfizer-BioNTech e Moderna quindi rimarrebbero gli unici contratti da rinnovare. Intanto tra ministero della Salute, struttura commissariale e Palazzo Chigi si è discusso dei possibili impatti sul piano vaccinale della frenata su JeJ, che gode dell'indubbio vantaggio di essere monodose. Secondo quanto sostiene la stessa multinazionale Janssen, il time out, deciso «in via precauzionale», dovrebbe durare un paio di giorni.

Già oggi l'azienda fornirà alla Fda e all'agenzia europea Ema alcuni dati che farebbero meglio capire la connessione tra l'antidoto e i sei casi di rare trombosi cerebrali riscontrate negli Usa a fronte di quasi sette milioni di somministrazioni. Il problema è sempre quello che ha spinto molti Paesi europei, tra i quali l'Italia, a indirizzare solo verso gli over 60 l'altro vaccino che utilizza il meccanismo del vettore virale, quello di AstraZeneca. Che in Europa si sospetta abbia generato un centinaio di quei rari eventi trombolitici, senza di certo ribaltare il rapporto rischio-beneficio a totale vantaggio del vaccino.

Basti pensare che nella popolazione over 60, alla quale è consigliata, il rischio di finire in terapia intensiva perché non immunizzati è 640 volte superiore a quello di incappare in una di quelle rare trombosi. 

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