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Stop mobilità tra province, Grasso: "I miei clienti al 90% vengono da fuori "

L'ordinanza di De Luca che limita gli spostamenti è il colpo di grazia per i pubblici esercizi

Sulla ristorazione ripiomba l'incubo Covid. Dopo un breve segnale di ripresa, all'indomani del lockdown, gli ultimi provvedimenti presi da Governo e Regione Campania per il contenimento della seconda ondata di Coronavirus stanno mettendo definitivamente in ginocchio i pubblici esercizi. Non soltanto i ristoranti, svuotati dall’effetto psicologico negativo determinato dall’impennata di nuovi casi, ma anche i piccoli pub aperti esclusivamente di sera e con pochi posti a sedere. 

Maurizio Grasso, titolare di Panicoteca 141 a San Michele di Serino si fa portavoce del sentimento diffuso tra le attività presenti nei comuni a scarsa densità demografica. 

"Stiamo affrontando questa situazione con un sentimento di ansia, mista ad incredulità. Dopo il primo lockdown ci sono stati buoni segnali di ripresa , ci sembrava quasi che il brutto periodo fosse alle spalle, ma finita l'estate abbiamo ricominciato ad avvertire forte preoccupazione e il Governo con questo stato di incertezza non ci aiuta". 

Un’emergenza nell’emergenza che si aggraverà da domani con l'ultima decisione del Governatore Vincenzo De Luca. Il divieto di spostamento tra province sarà infatti il colpo di grazia per le piccole attività di frontiera. 

"I miei clienti vengono per la maggior parte da Salerno - spiega Maurizio - Così come per i miei colleghi qui a San Michele di Serino, ma anche a Serino, tutti i locali lavorano per il 90% con clienti provenienti da fuori provincia e dalla Regione. È impensabile chiudere le province considerando che dal mio comune di residenza potrei spostarmi, ad esempio, in alta Irpinia e fare 50 km ed avere l'impossibilita di raggiungere Fisciano che dista meno di 15 km. Siamo al paradosso". 

Il segnale è chiaro: se da un lato il Governo invita i cittadini a effettuare esclusivamente gli spostamenti necessari, dall'altra parte c'è chi vive e alimenta le proprie famiglie con quella mobilità che per il governo non è essenziale. 

"Siamo alle prime fasi, ma una proiezione  di introiti l'ho fatta - aggiunge Grasso - Se continua cosi avremmo serie difficoltà a restare aperti. Tra coprifuoco, limiti alla mobilità e coperti ridotti al minimo, è tosta andare avanti. D'altro canto gli oneri e le tasse non hanno limitazioni di alcun genere". 

Per Maurizio la strada giusta era prevenire questa estate e non correre ai ripari adesso che gli ospedali sono in affanno. 

"Io non ho risposte sicure, non faccio il politico. Ma so che noi ci siamo subito allineati alle regole di sicurezza, ma penso che allo stesso modo chi ci governa avrebbe dovuto adottare misure preventive sopratutto in estate dove tutto è stato lasciato al caso. Avrebbero dovuto chiudere le regioni per restringere il campo a possibili contagi, magari incrementare con iI bonus vacanze il circuito dell' economia locale. Ma nulla è stato fatto e noi ne paghiamo le conseguenze". 

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