Sabato, 16 Ottobre 2021
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Eutanasia legale, Cappato: "Le persone hanno il diritto di decidere sulla propria vita"

La raccolta firme per il referendum sull'eutanasia legale fa tappa ad Avellino: banchetti allestiti davanti al Circolo della Stampa

Sono più di 850mila le persone che hanno firmato per la legalizzazione dell'eutanasia. Ancora oggi, in tutta Italia, continua la mobilitazione del Comitato promosso dall'Associazione Luca Coscioni perchè si apra un serio dibattito sui diritti al consenso informato, sul biotestamento, sulle cure palliative, nonché sul rifiuto e interruzione delle terapie e sull’assistenza alla morte volontaria.

Gli italiani hanno mostrato una grande partecipazione all'iniziativa tanto che l'obiettivo iniziale delle 500mila firme è stato raggiunto in un arco di tempo breve. La raccolta firme è stata inaugurata a Milano tre mesi fa, l'11 giugno, per poi partire in tutta Italia a luglio ed approdare ad Avellino questa mattina. Due banchetti sono stati allestiti davanti all'ingresso del Circolo della Stampa dove a promuovere la campagna sull'eutanasia legale c'era Marco Cappato, tesoriere dell'Associazione Coscioni.

Libertà di scelta fino alla fine della vita

"Il risultato c'è, noi andiamo avanti perché vogliamo dare a tutti la possibilità di firmare e anche perché i tavoli sono occasione di informazione e di conoscenza su qualcosa di urgente per tutti. Non si può più accettare che un malato debba subire una condizione di sofferenza insopportabile contro la propria volontà - asserisce Marco Cappato - la politica ufficiale non si è accorta di questo tema, i cittadini italiani sì e stanno firmando perché hanno vissuto direttamente o vivono in famiglia l'importanza di non subire il dolore, di essere liberi di scegliere fino alla fine della vita".

"Tantissimi cattolici ai tavoli"

In merito all'interesse dei rappresentanti politici italiani  e della Chiesa nei confronti dell'eutanasia legale, Cappato afferma: "I grandi partiti nazionali, quelli che rappresentano il 90% degli elettori non hanno neanche aperto bocca, non si sono accorti dei tavoli, non hanno parlato nemmeno contro. Adesso il Vaticano si è accorto e parla contro. Meno male che c'è un interlocutore che, ovviamente, rispettiamo. Ai tavoli abbiamo constatato che firmano tantissimi cattolici perché un cattolico può essere laico facendo la differenza tra ciò che vive per se stesso e ciò che è disposto ad imporre a tutti gli altri con la forza della legge. Questo referendum non è contro la politica o i partiti. E' uno strumento costituzionale, un referendum che aiuti anche la politica a riconnettersi con le esigenze della società. La medicina ha fatto passi da gigante in questi anni e, proprio per questo, è importante che le persone non debbano subire dei trattamenti sanitari ma possano decidere per la propria vita".

"Le leggi del 1930 vanno abolite"

Per quanto riguarda la società e il suo modo di rapportarsi nei confronti del tema del fine vita, Cappato sostiene: "Ormai il paese è pronto perché ha collegato le proprie vicende personali con vicende pubbliche e ha capito che quello vissuto in famiglia non è una questione privata ma anche politica, di regole. Le cose sono cambiate, ora c'è il testamento biologico, il paese ha fatto dei progressi però, ancora oggi, un medico italiano che dovesse aiutare un malato a morire potrebbe essere condannato fino a 15 anni di carcere. Le leggi del 1930 non erano fatte per gestire la malattia terminale, non esistevano le terapie intensive, le anestesie, le rianimazioni. Ecco perché è importante abolire quelle leggi, depenalizzare quel reato e avere, finalmente, buone regole per la libertà che è responsabilità nelle scelte finali della vita".

"In Irpinia la risposta è buona"

Nel capoluogo irpino la raccolta firme continuerà nel mese di settembre e, in merito all'organizzazione dell'iniziativa, Marco Cappato afferma: "In Irpinia, a causa dello svuotamento del mese di agosto, è stato difficile trovare autenticatori. Penso che a settembre sarà più agevole portare questa raccolta firme anche qui ad Avellino. La risposta è buona, la nostra organizzazione può ancora crescere quindi andiamo avanti. Dobbiamo avere fiducia nella libertà e nella responsabilità di ciascuno di noi" conclude il promotore della legalizzazione dell'eutanasia. 

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