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Giovedì, 13 Giugno 2024
Attualità Aiello del Sabato

PSI, relazione sulla scoperta della Galleria dell’Aqua augusta Campaniae

Reperito l'accesso ad un manufatto ipogeo che si apre lungo una strada comunale che si distacca dalla via Aiello del Sabato, poco dopo il ponte lungo il Rio d'Aiello, e risale il rio stesso sul suo versante destro

Il gruppo di studio sul Percorso dell'Acqua Augusta ha reperito l'accesso ad un manufatto ipogeo che potrebbe verosimilmente essere pertinente al corso dell'Acquedotto Augusteo della Campania. Il gruppo di studio ha quindi ritenuto utile il coinvolgimento dell'Associazione Cocceius, al fine di ottenere un parere motivato sulle caratteristiche del manufatto e sulla sua possibile relazione con l'Acquedotto Augusteo.

Il manufatto si apre lungo una strada comunale che si distacca dalla via Aiello del Sabato poco dopo il ponte lungo il Rio d'Aiello e risale il rio stesso sul suo versante destro. L'accesso si trova in proprietà privata, alla quota di circa 360 m s.l.m., sopra un muraglione di contenimento a monte della strada, poco prima di una canalizzazione che, in periodi piovosi, convoglia le acque verso una caditoia in prossimità dell'accesso ed in caso di forti flussi, anche all'interno del manufatto stesso. L'accesso si presenta sub-orizzontale, di modeste dimensioni, con fondo in terriccio sciolto, e richiede abbigliamento idoneo alla progressione speleologica.

Trattandosi di approccio ad ambiente confinato, come da normative è stato impiegato un analizzatore di gas multi-sensore certificato. All'interno si può osservare un condotto orizzontale con sezione grossolanamente rettangolare, scavato in un tufo grigio compatto ma solcato da numerose fratture sub-verticali sia longitudinali sia trasversali al condotto. Alcune di queste fratture hanno isolato blocchi di dimensioni pluri-decimetriche dal soffitto, alcuni dei quali già collassati al suolo ed uno ancora parzialmente incastrato nella frattura di origine, poco oltre l’ingresso. Il condotto procede con direzione approssimativa NNE per circa 20 m, con blande curve. Il primo tratto è transitabile con cautela a quattro zampe, mentre la sezione distale è molto intasata da detrito ed è percorribile solo strisciando. Il soffitto si presenta scavato in roccia non rivestita, con sezione a tratti a volta ed a tratti orizzontale. La platea del condotto non è apprezzabile dal momento che è ricoperta da uno spessore non determinabile di terriccio. La parte superiore visibile dei piedritti è rivestita da un intonaco idraulico a grana molto fine, con numerose lesioni in corrispondenza delle fratture e diffusi distacchi. Ove conservato, il rivestimento raggiunge quasi il soffitto o l'imposta di volta. Non è stata osservata la presenza di depositi calcarei sull'intonaco idraulico. Non sono state osservate incisioni, scritte o graffiti. All'interno di una nicchia da distacco sulla volta, era presente un piccolo pipistrello in letargo, mentre sporadici Dolichopoda popolavano le pareti. Il suolo era ricco di gusci di nocciole e di altri reperti vegetali.

In considerazione del limitato sviluppo dell’ipogeo e per il fatto che esso è già stato esaminato dalle autorità preposte, abbiamo ritenuto superfluo procedere ad un rilievo di dettaglio ed abbiamo realizzato solo una sommaria documentazione fotografica e video. Conclusioni: per quanto riguarda l'attribuzione del manufatto, la presenza di intonaco idraulico di buona qualità permette di stabilirne una funzione evidentemente idraulica. La posizione, la direzione del tratto noto e la sua quota sono coerenti con le informazioni di letteratura sull'Acquedotto Augusteo della Campania. In particolare, gli studi ottocenteschi dell'ing. Felice Abate1 riportano proprio nel sito in esame la presenza dello speco principale, che ivi sovrappassava il rio mediante un ponte-canale, delle cui strutture murarie Abate ancora riscontrava tracce (Abate 1864, p. 17). La generosa dimensione trasversale dello speco in esame, superiore a quanto riscontrabile in sezioni più a valle, e la notevole altezza dell'intonaco idraulico consentono di ipotizzare una portata assai copiosa. Peraltro, l'assenza apparente di depositi calcarei può essere dovuta alla rimozione dello stesso in antico per manutenzione o alla potente copertura di detrito attuale. Riteniamo quindi altamente probabile che il manufatto costituisca l'accesso ad un tratto dell'antico Acquedotto Augusteo della Campania ancora non documentato scientificamente.

Per agevolare i necessari approfondimenti scientifici, riteniamo utile proporre l'esecuzione delle seguenti attività: provvedere ad incanalare meglio le acque che scorrono occasionalmente nella canalizzazione esterna, onde evitare che esse possano invadere la cavità; eseguire la pulizia e la rimozione del deposito di terriccio almeno nella parte iniziale della cavità, in modo da poterne determinare con esattezza le dimensioni e la morfologia; raccogliere le informazioni utili sul territorio limitrofo, per identificare eventuali altri accessi orizzontali o verticali ad ulteriori tratti di acquedotto sul corso ipotizzabile a monte ed a valle. Tuttavia è nostro dovere mettere in evidenza i fattori di rischio connessi con l'accesso alla cavità, in particolare legati alla progressione non banale, alle lesioni presenti nella roccia incassante, alla presenza di blocchi pericolanti e di fauna protetta. Auspichiamo quindi che l'accesso all'interno sia limitato solo a personale dotato delle necessarie competenze, attrezzature ed abbigliamento per l'attività speleologica e con il minimo disturbo possibile per la fauna.

A supporto delle informazioni da noi fornite, possiamo evidenziare i seguenti punti che riteniamo qualificanti dell'attività dell'Associazione:

  •  l'Associazione gode o ha goduto di convenzioni operative per la ricerca speleo archeologica con: Parco Archeologico dei Campi Flegrei, Parco Archeologico di Pompei, Parco Archeologico di Paestum e Velia, Soprintendenza ABAP per le Province di Caserta e Benevento;
  • pur in assenza di un rapporto convenzionale formale, ha sempre goduto di un rapporto di collaborazione costante e costruttivo con i funzionari competenti per territorio, a suo tempo appartenenti alla Soprintendenza Archeologica di Napoli ed in seguito alla Soprintendenza ABAP per il Comune di Napoli;
  • in particolare, la dott.ssa Paola Miniero, ora in quiescenza ma a suo tempo responsabile archeologa per l'area di Bacoli e Baia e Direttrice del Museo Archeologico dei Campi Flegrei, è nostra socia sostenitrice e svolge un ruolo attivo di supporto e di revisione scientifica;
  • l'Associazione intrattiene inoltre rapporti formali di collaborazione con vari dipartimenti universitari su temi di archeologia, telerilevamento ed ingegneria strutturale;
  • svolge da vari anni ricerche ed esplorazioni sul percorso dell'Acquedotto Augusteo della Campania nei Campi Flegrei, con il ritrovamento di tratti prima ignoti. In calce alla presente, si riporta la bibliografia realizzata dai soci relativamente all'Acquedotto Augusteo della Campania; • Alcuni soci risiedono nel territorio irpino e già in passato hanno segnalato e documentato l'esistenza di diverse emergenze di interesse speleo-archeologico
  • l'Associazione, pur agendo in regime di volontariato e senza scopo di lucro, osserva scrupolosamente le leggi e le normative vigenti sulla sicurezza sul lavoro, potendo così manlevare le pubbliche amministrazioni da ogni responsabilità relativa alle nostre azioni sul campo; a questo proposito, tutti i soci operativi sono qualificati formalmente per il lavoro in ambienti confinati ed a sospetto di inquinamento, condizione necessaria per poter operare legittimamente e con competenza in ambienti ipogei.

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