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Occupazione illegittima di alloggi popolare, Azione: "Dimissioni del consigliere coinvolto"

Il comitato cittadino di Azione punta il dito contro la poca trasparenza intorno alla gestione degli alloggi popolari

La nota del comitato cittadino di Avellino Azione 

Le cronache da palazzo di città in ordine all’istanza di regolarizzazione della occupazione illegittima di un alloggio popolare da parte dei familiari di un consigliere di maggioranza pongono ancora una volta all’attenzione il rapporto tra l’etica e la politica nelle faccende della gestione della cosa pubblica.

Pur di interesse e doverosa l’attenzione alla indagine amministrativa sul caso, la situazione va analizzata con maggiore attenzione nell’ottica della ricostruzione di una politica aperta e trasparente.

Se è vero che un prossimo congiunto di un consigliere di maggioranza ha presentato istanza di regolarizzazione di una occupazione abusiva, vuol dire che, ai sensi dell’art. 33 del vigente regolamento regionale in materia di regolarizzazioni, quella occupazione abusiva perdura da almeno tre anni.

Dunque sin dal momento della presentazione delle liste e dalla campagna elettorale del 2019 esisteva una situazione di grave inopportunità politica di quella candidatura, e le belle parole che l’attuale maggioranza ha sciorinato per essere eletta non sono state che un vuoto esercizio di stile, utile solo per darsi una parvenza di diversità e di discontinuità rispetto al passato, che nei fatti non esiste. 

La città è anestetizzata dalle dirette social del Sindaco e non riesce più a scrollarsi di dosso la polvere stantia di un vecchio sistema, che si ripropone con le vecchie logiche e regole, e cammina su facce che di nuovo hanno poco e nulla. 

Il populismo abita tra noi e si alimenta di chiacchiere, di incompetenza e di scrollate di spalle a mezzo social.

Parlare anche di Questione Morale ormai sembra non essere più di moda, e la città si sgretola tra incompiute, disservizi, scarsa organizzazione e dubbie regolarizzazioni. 

E’ normale che nessuno sapesse; è normale che l’assessore al ramo ed il dirigente del settore non abbiano compiuto la mappatura della situazione degli alloggi comunali, ed è giusto non conoscere con quali criteri hanno proceduto a scegliere gli alloggi da liberare nella tanto pubblicizzata operazione di sfratto avviata nel 2019 e poi misteriosamente interrotta. 

Se quella di Festa si dichiara una amministrazione che si fonda sulla cultura della legalità, per quale ragione gli sfratti degli abusivi non sono partiti proprio dall’alloggio in questione?

Se di questa vicenda la giunta nulla sapeva, ci attendiamo che l’opposizione e la stessa maggioranza chiedano le dimissioni del consigliere comunale coinvolto; se l’amministrazione Festa era al corrente, allora vuol dire che ci sono gli estremi per sollecitare la revoca dell’incarico all’assessore al ramo.

In ogni caso siamo di fronte all’ennesima beffa ai danni della città, che rende privo di significato sia il dibattito sulla legalità tanto strombazzato in consiglio comunale, che il documento approvato all’unanimità dai gruppi consiliari. 

La cultura della legalità è qualcosa che si pratica ogni giorno, e per la quale ci si impegna quotidianamente e non può e non deve essere un vuoto esercizio di stile per un po' di spazio sui quotidiani o nelle emittenti locali.

Il comitato cittadino di Avellino in Azione ritiene che la materia degli alloggi popolari richieda uno sforzo ed una riflessione maggiore, perché tocca il nervo scoperto del diritto alla casa ed i bisogni essenziali delle persone; quei bisogni troppo spesso dimenticati e su cui si giocano carriere politiche e campagne elettorali.  

Se l’attuale governo della città di Avellino vuole evitare di alimentare questo spettacolo mediocre, non ha altra scelta che invertire la rotta investendo capacità e competenze vere in quel settore, coinvolgendo in commissioni ed organismi chi la materia la conosce e la pratica con animo scevro da pratiche medioevali.

Occorre promuovere un intervento correttivo in Consiglio regionale sulla normativa di settore, che rimetta al centro del dibattito il diritto alla casa quale strumento per far fronte ad un bisogno reale delle fasce deboli e che eviti di considerare la regolarizzazione quale strumento per legittimare il familismo amorale che attanaglia la nostra comunità. .  

Diversamente alla città di Avellino non resterà altra scelta che costruire sin da oggi l’alternativa a questa situazione che rende una comunità in balia dell’interesse spicciolo e dell’assenza di sostegno e di servizi. 

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