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Nuovo Dpcm, i divieti e le regole dal 7 gennaio

Dopo l'Epifania arriveranno le nuove norme per ripristinare il sistema delle aree colorate e i divieti in tutta Italia

Il 7 e il 15 gennaio saranno due giorni-chiave: dopo l'Epifania il governo ripristinerà il sistema delle zone gialle, arancioni e rosse in tutto il paese assegnando un colore ad ogni regione.

Lo strumento per farlo sarà con tutta probabilità un'ordinanza del ministero della Salute che deve essere promulgata entro il 6 gennaio: Roberto Speranza in un'intervista rilasciata prima di Capodanno ha dichiarato che il sistema ha funzionato e quindi verrà ripristinato. La sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa ha pronosticato che tutto il paese sarà in zona gialla, mentre il consigliere del ministro Walter Ricciardi ha chiesto esplicitamente di prorogare le limitazioni della zona rossa fino al 15 e oggi, in un'intervista a La Stampa, il virologo Lorenzo Pregliasco preannuncia l'arrivo della terza ondata e ha chiesto anche lui di continuare così: "Il colore rosso è stato necessario perché a dicembre la popolazione non era abbastanza attenta. Durante le feste è stato concesso qualche strappo, ma pranzi, cene e ritrovi vanno dimenticati fino al vaccino".

I divieti in arrivo dal 7 gennaio

Detto questo, quali divieti sono in arrivo a partire dal 7 gennaio, quando scadranno gli effetti del Dl 172/2020, e a partire dal 15? Il Corriere della Sera li riepiloga oggi segnalando anche per quali settori le riaperture si riallontanano: 

  • il coprifuoco verrà rinnovato insieme all'obbligo di indossare la mascherina all'aperto e al chiuso e a mantenere il distanziamento di almeno un metro; rimarrà in vigore il divieto di assembramento e la facoltà, per i sindaci, di chiudere strade e piazze
  • i negozi verranno riaperti ma con orario di chiusura non più prolungato; verrà rinnovata la chiusura dei centri commerciali nei festivi e prefestivi;
  • bar e ristoranti in zona gialla riapriranno fino alle 18 con le regole precedenti: sedere al massimo in quattro al tavolo e indossare la mascherina quando non si mangia; resteranno consentiti l'asporto e la consegna a domicilio;
  • la capienza su bus e metropolitane rimane fissata al 50 per cento e non si prevede di aumentare i posti dopo il 15 gennaio;
  • La riapertura delle piste da sci il 7 gennaio è saltata e il Comitato Tecnico Scientifico ha chiesto alle Regioni di rivedere le linee guida, mentre il ministero dello Sport sta valutando insieme agli esperti la possibilità di riaprire palestre e piscine dopo il 15 ma con uso individuale. Per il settore dello spettacolo e della cultura i musei sono in pole position per riaprire con ingressi contingentati. Tutto il resto è in alto mare.

E la scuola?

La data fissata è quella del 7 gennaio, ma al netto della scelta dei ministeri della Salute e dell’Istruzione di partire con solo il 50% degli studenti in aula e con uno o due turni differenziati (lezioni dalle 8 alle 14 e dalle 10 alle 16, con durata fino a 45 minuti anche il sabato mattina) le Regioni sono sul piede di guerra: il governatore della Campania Vincenzo De Luca ha annunciato che le scuole nella sua regione non riapriranno "tutto", ma in effetti il governo non vuole riaprire "tutto": ""Sento che si parla della riapertura dell’anno scolastico il 7 gennaio - ha detto - queste cose mi fanno impazzire. Come si fa a dire ‘si apre’ senza verificare la situazione? In Campania non apriamo tutto il 7". In Campania il 7 gennaio riprenderanno le prime e le seconde elementari, l’11 la scuola primaria, il 18 le tre classi della secondaria di primo grado e il 25 la secondaria di secondo grado. Il Veneto e il Lazio sono dubbiose ma per ora non intendono mettersi contro il governo. E lo stesso sembra voler fare la Puglia, dove il governatore Michele Emiliano potrebbe confermare l’ordinanza con la quale mesi fa ha consentito ai genitori degli alunni di scuola primaria e secondaria di scegliere tra le lezioni in presenza o la didattica a distanza. Un escamotage che evidenzia la spaccatura che va allargandosi tra le Regioni che, peraltro, non sembrano sentirsi del tutto pronte.

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