Dipendenti in cassa integrazione e 70 anni di storia, il grido d'aiuto della Lavanderia Americana

Guerriero: "Il turismo venga considerato nella sua completa filiera, incluso il nostro settore delle lavanderie industriali"

Dipendenti in cassa integrazione e conti in rosso. È questo il grido d'allarme di Daniele Guerriero, proprietario insieme alla sua famiglia della storica Lavanderia Americana di Manocalzati, operativa da oltre 70 anni nel noleggio e nella sanificazione tessile.

Un settore che il governo indica come servizio essenziale, ma essendo legato per il 95% ad alberghi e ristoranti, vede il suo maggior partner commerciale fermo.

"Il governo ci ha inserito tra le attività commerciali di prima necessità, questo vuol dire che non rientramo negli stessi provvedimenti pensati per il turismo. Ne consegue che dobbiamo restare aperti per un crollo del fatturato del 95%".

Il Coronavirus al conto sanitario aggiunge anche il conto economico che si ripercuote prima di tutto su quelle piccole medie imprese che vedono crollare il proprio fatturato dopo anni di sacrifici e investimenti. Era infatti il 1958 quando l’imprenditore Nicola Cerullo avviò un'azienda che in poco tempo si trasformò in un punto di riferimento per tutto il comparto turistico della Campania. Da allora una crescita continua fino a quando il Covid-19 non ha compromesso il lavoro di una vita. 

"Mentre per le altre aziende del turismo si prevedono aiuti anche sul semplice spostamento del versamento dei contributi, per questo settore (in crisi come quello del turismo, perché dal turismo direttamente dipende) non è stato previsto niente. La conseguenza è che siamo aperti un giorno a settimana, i nostri dipendenti sono in cassa integrazione, ma non fatturando e, non incassando quanto già fatturato, la preoccupazione di non poter far fronte agli impegni e alle scadenze diventa sempre più reale”. 

Una situazione che secondo l'imprenditore rischia il collasso se il lockdown si protrarrà a lungo. 

"Siamo ormai certi che gli eventi legati alla Pasqua non si svolgeranno e siamo ancora più preoccupati per la stagione estiva che sarà limitata se si considera l'assenza di turisti stranieri e i pochi italiani con disponibilità economica" .

A rimetterci sarà non solo una solida realtà che da lustro all'economia irpina, ma circa 40 dipendenti che rischiano di perdere il lavoro. 

"Ci sentiamo abbandonati. Il Governo si è già dimenticato di noi nel Cura Italia, non inserendoci nell’articolo 61 e ora senza aiuti concreti, duraturi e considerevoli, tante aziende del nostro settore saranno costrette a chiudere con una perdita occupazionale enorme". 

L'auspicio di Guerriero è che il Governo di concerto con le richieste di Assosistema Confindustria corregga il tiro e includa nella filiera turistico alberghiera anche le lavanderie industriali. 

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"È impensabile attuare misure distinte per imprese che operano nello stesso settore, prevedendo aziende di serie A e aziende di serie B - conclude - Ci auguriamo un rapido intervento anche in virtù del lavoro che svolgiamo, ovvero garantire qualità igienica necessaria e certificata che proprio in questo periodo ci aspettiamo sia maggiormente considerata". 

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