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La transizione verde della siderurgia made in Campania investe su ambiente e futuro

Nata 40 anni fa nella Valle Caudina, tra Benevento e Avellino, da una piccola bottega, Fin Fer è impegnata da anni nella salvaguardia del territorio

Nata 40 anni fa nella Valle Caudina, tra Benevento e Avellino, da una piccola bottega, Fin Fer è impegnata da anni nella salvaguardia del territorio. Nel 2022 ha fatturato 26 milioni di euro e oggi impiega 140 persone nei suoi due stabilimenti.

Negli anni ha aumentato gli investimenti per ridurre l’impatto delle proprie attività sull’ambiente. Ha rinnovato il parco macchine puntando sull’elettrico, rimpiazzando vecchi motori che consumano, montato sistemi per abbattere i fumi delle lavorazioni, puntando  sul green tech. 

Sono alcune delle attività di transizione verde di Fin Fer, azienda campana che commercializza prodotti siderurgici e effettua, tra le pochissime aziende al Sud, lavori di zincatura a caldo. Due i suoi stabilimenti a Rotondi (Avellino) e a Paolisi (Benevento). 

“Dobbiamo tutto al nostro territorio. Qui nostro padre è partito da una piccola bottega e con il tempo abbiamo realizzato due strutture e due stabilimenti. Per questo abbiamo voluto intraprendere in modo deciso la strada della tutela dell’ambiente. Un impegno dimostrato anche dalla certificazione EMAS, che ci permette di valutare e migliorare costantemente le nostre prestazioni ambientali”, racconta Sergio Finelli, responsabile di amministrazione e finanza in Fin Fer.

Una direzione green

Per ridurre l’impatto sull’ambiente delle sue attività, l’azienda ha lavorato lungo più direzioni: ha sostituito i carrelli alimentati a diesel con carrelli ad energia elettrica, installato un impianto fotovoltaico che garantisce più del 60% di fornitura di energia elettrica da fonte pulita e rinnovabile e montato un sistema di abbattimento dei fumi prodotti durante le operazioni di taglio mediante laser o ossitaglio e di saldatura all’arco elettrico:

“Abbiamo scommesso tutto sul green tech. Nel nostro stabilimento di Paolisi, per esempio, abbiamo sostituito il sistema di essiccamento delle polveri, basato sull’utilizzo di bruciatori alimentati a gas a metano, con una nuova tecnologia che è incentrata sulla iniezione di calce idrata all’interno della corrente fluida. Questo porterà nel tempo a una diminuzione delle emissioni di CO2 in atmosfera pari a circa 692000 kg. Mentre nello stabilimento di Rotondi abbiamo rimpiazzato l’impianto di produzione aria compressa con un nuovo sistema capace di variare i consumi di energia elettrica in funzione dei consumi di aria da parte delle varie utenze”, aggiunge Finelli. 

Tre fratelli portano avanti il sogno del padre

Fin Fer negli anni è diventata un punto di riferimento per la siderurgia al Sud. Un piccolo, grande risultato, per un’azienda a gestione familiare: “Quello che abbiamo capito è che bisogna sempre metterci la faccia quando vuoi gestire un’azienda. E non solo nel rapporto con i clienti, ma soprattutto con i collaboratori. Abbiamo sempre voluto che i nostri lavoratori si sentissero capiti, che potessero raccontarci i loro problemi, che trovassero in noi sempre delle porte aperte. A volte ci riesci, a volte meno, ma è importante l’approccio con cui affronti le relazioni con gli altri”, continua Finelli.

Una fotografia oggi del settore siderurgico

Finelli ci parla degli ultimi anni, che sono stati complicati per il settore siderurgico. Da una parte l’innalzamento del costo delle materie prime, poi il consumo energetico. Ci svela che la bolletta della sua azienda è passata da 680 mila euro nel 2021, a circa 1,8 milioni di euro del 2022:“Abbiamo conosciuto periodi difficili, ma negli anni sviluppi il DNA giusto di fronte alle crisi e impari a coglierne perfino le opportunità. Oggi per fortuna la situazione è più tranquilla. L’economia gira e c’è liquidità, in un settore che a fatica sta ritrovando una propria stabilità”, conclude Finelli.

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