Camilla Petrocelli: "Grazie ai ragazzi di Puck Teatré ho imparato ad amare l'Irpinia"

Intervista a Camilla Petrocelli, nota al grande pubblico per alcuni suoi ruoli in spot di successo e serie televisive su Sky

L'attrice Camilla Petrocelli, nota al grande pubblico per alcuni suoi ruoli in spot di successo e serie televisive trasmesse su Sky durante il periodo di quarantena, ha legato con alcune realtà del territorio in un modo così prepotente da giungere nella città capoluogo e godersi le vacanze visitando la nostra provincia. Prima di partire, però, ha consolidato questa passione per la nostra terra, allacciando rapporti professionali ed umani con la affermata compagnia Puck Teatré.

Gli attori per natura sono “nomadi”, in quali città l'ha portata la sua arte e quale le è rimasta nel cuore, per poi arrivare qui in Irpinia?

"Si potrebbe definire un viaggio di andata e ritorno, iniziato dalla mia famiglia prima di me: ho origini lucane da parte di padre. Una grande famiglia che ha conosciuto vari luoghi, risalendo l'Italia verso nord, fino alla Svizzera. Mio padre è arrivato a Firenze, lì ha conosciuto mia madre, lì sono nata io. Nomade però è la parola giusta, perché non sono stata mai ferma. Ho vissuto un periodo a Parigi, per poi tornare in patria, a San Casciano Val di Pesa, il piccolo paesino del Chianti dove sono cresciuta. Ora sono a Roma da diversi anni, non so se sia l'ultima tappa. Intanto ho messo radici in tanti luoghi perché, citando un libro che ho letto, posso affermare che “senza radici non si vola”. 

Il covid e la quarantena l'hanno spinta a legarsi artisticamente con un territorio lontano proprio durante quel periodo. Come è stato possibile?

"Ho avuto la fortuna di incontrare Martha Festa, ci ha fatte conoscere un Mago perché, sì, la magia esiste. Dovevamo interpretare dei personaggi d'epoca per un noto locale di Roma. Fare improvvisazioni teatrali itineranti. Una esperienza completamente nuova per me. Avremmo dovuto collaborare soltanto qualche giorno e invece è nata "La Compagnia della Farfalla", una bellissima amicizia, tre meravigliose stagioni insieme ad altri colleghi e a tutta la squadra di Hotel Butterfly. Martha, però, veniva da Avellino col pullman e con lo zaino, a differenza di noi altri che facevamo base a Roma, allora dormiva da me. Lei, con gli altri ragazzi di Puck Teatré, fa un sacco di cose meravigliose per il territorio irpino e per i bambini. Quei tre sono una fucina di idee e di arte a getto continuo. Quando, durante la quarantena, mi hanno chiesto di essere la loro fata Turchina per una particolarissima versione di Pinocchio, mi sono sentita onorata. Ammiro tantissimo la loro creatività. È un dono bellissimo che fanno ai bambini di tutte le età, credo sia questo il fine ultimo di qualsiasi forma d'arte, è un gesto d'amore. Insomma, in streaming, ognuno a casa sua ovviamente, loro da Avellino e io dislocata a Roma, abbiamo girato questa rivisitazione di Pinocchio, che fa parte di una serie di favole da loro reinterpretate, oltre a qualche episodio di “Emozioni al Comando” in cui io ero Disgusto". 

Con PuckTeatré avete in mente quelche nuovo progetto?

"In realtà non posso anticipare niente, ma stiamo preparando una cosa molto carina, avrete notizie a breve. Quando finalmente, post lockdown, ci siamo incontrati dal vivo con gli altri ragazzi di Puck (Jessica Festa e Michelangelo Belviso), si è confermata quella sinergia che avevamo sperimentato da lontano. Vibriamo sulle stesse frequenze. C'è subito voglio di fare, di collaborare, di inventarsi qualcosa. Quindi sì, un gran pentolone".

Lei è figlia del noto attore Antonio Petrocelli. Quanto è difficile vivere nel mondo dello spettacolo da figlia d'arte?

"Sì mio padre fa questo mestiere, ma non userei proprio il termine “mondo dello spettacolo”; io sono cresciuta in un piccolo paesino toscano, lontano dalla vita mondana e dalle luci delle capitale. A Roma ci sono andata a vivere quasi per caso. Sono andata a trovare una zia adottiva (Gisella Burinato), a sua volta attrice e grandissima acting coach. Avevo una valigia per una settimana, poi nevicò, era il gennaio del 2012, e Roma rimase bloccata per qualche giorno. Alla fine, rimasi un'altra settimana. Nel frattempo ho iniziato a frequentare la scuola di recitazione di Gisella, il C.I.A.P.A, e mi si è aperto un mondo. Non il mondo dello spettacolo, ma la gioia, la libertà, la consapevolezza, la danza della realtà, per citare un altro libro a me molto caro. Ero una personcina timida che non si toglieva gli occhiali e che si vergognava di tutto, ma avevo una gran voglia di trasformarmi, senza capire quale forma dare a questa urgenza. Fare l'attrice mi è sembrato il modo giusto per mettere insieme tanti aspetti di me". 

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Gianni Festa 

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