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È il giorno del ricordo, 40 anni fa il terremoto che devastó l'Irpinia

Il sisma causò circa 280.000 sfollati, 8.848 feriti e 2.914 morti. Furono 90 secondi di devastazione a cui seguirono morte, solidarietà, aiuti, ma anche tanti sprechi

È il giorno del ricordo. Il 23 novembre 1980 gli aghi dei sismografi impazzirono in quei 90 secondi di devastazione. Un terremoto di magnitudo 6.9 che uccise 3.000 persone, devastò l’Irpinia, la Basilicata, la Campania intera, una parte della provincia di Foggia, provocò danni enormi e quasi 300.000 sfollati. 

La scossa fu percepita da quasi tutta l’Italia peninsulare, ed ebbe i suoi massimi effetti distruttivi in 6 paesi. 

La scossa

Alle 19:34:53 di una domenica insolitamente calda la terra tremò per 90 secondi, con ipocentro a 15 chilometri di profondità; la magnitudo registrata dai sismografi era di 6,9, e l’onda si propagò in un’area che si estendeva per 17mila chilometri quadrati, dall’Irpinia al Vulture.

Le immagini della tragedia raccolte nel video realizzato da Virgo29creativeagency.

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I comuni più colpiti 

Conza della Campania, Lioni e Sant’Angelo dei Lombardi, nell’Irpinia; Castelnuovo di Conza, Laviano e Santomenna, nel Salernitano. Furono questi i comuni che andarono totalmente distrutti. Distruzioni estese, pari al 50% del costruito si verificarono in 9 comuni, 7 in provincia di Avellino e 2 in provincia di Potenza. In 490 comuni, il terremoto causò crolli, danni e gravi lesioni. In totale, in Irpinia furono 119 i comuni colpiti, facendone la provincia più devastata.

I comuni dichiarati disastrati dalla legge legge 219/81. furono 37, 314 i gravemente danneggiati e 336 danneggiati, per un totale di comuni interessati dal sisma pari a 687.

Le vittime

Le vittime di quella notte di scosse e paura furono 2.735, e i feriti 8.848. Un bilancio cui vanno aggiunti circa 394mila sfollati.

Gli aiuti

I soccorsi impegnarono 50mila unità militari, e il numero dei volontari non è mai stato quantificato. Per sistemare i senza tetto, si utilizzarono 32mila roulotte; scuole ed edifici pubblici da cui si ricavarono 27mila posti letto; 2.018 prefabbricati leggeri e 626 containers. 

La spesa per la ricostruzione 

Le risorse necessarie per la ricostruzione dell'edilizia privata ammontavano con la legge 80 del 1984 a 15.500 miliardi di lire, mentre per le opere pubbliche a 4.500 miliardi, per un totale di 20.000 miliardi di lire. Quattro anni dopo, al 30 novembre, il fabbisogno era più che raddoppiato: per l'edilizia privata erano necessari 29.674 miliardi di lire, 12.000 miliardi di lire per le opere pubbliche, per un totale di 41.634 miliardi di lire.

Il capitolo dello sviluppo legato all’articolo 32 di quella legge mostra cifre ancora più grandi: per le infrastrutture servivano 800 miliardi di lire; 1.257 miliardi di lire erano i contributi da dare alle aziende che si andavano di insediare con i bonus previsti dalla legge nelle aree del cratere; per 206 km di infrastrutture stradali servivano altri 1.279 miliardi di lire; per 171 km di infrastrutture idriche da rifare o fare ex novo, 172 miliardi di lire; per 455 km di infrastrutture elettriche, 43,4 miliardi di lire; per altre infrastrutture 112 miliardi di lire. Poi c'erano le concessioni in favore di imprese danneggiate, un contributo del 75% per la spesa necessaria a ripristinarle, con 1016 domande presentate, più della metà delle quali, 579 per la precisione, ammesse a contributo; per questo servivano 1.670 miliardi di lire.

L'ultima finanziaria che ha previsto fondi sulla legge 219/81 è quella del 1988 e metteva risorse per 29.450 miliardi di lire, cui si dovevano aggiungere 13.500 miliardi per Napoli, per una spesa totale di 42.950 miliardi. Di questi, alla provincia di Avellino erano destinati 6.400 miliardi. Complessivamente, la spesa dello Stato per la ricostruzione è arrivata a 57 miliardi di lire.

La capacità dei sindaci

"C'è un luogo comune che sta diventando ingiusto e che rischia di compromettere il futuro. I sindaci dell'Irpinia per l'emergenza del terremoto spesero poco e bene. Lo dice la Commissione parlamentare d'inchiesta Scalfaro, ma questa frase è stata tenuta nel cassetto", disse con foga all’AGI Giuseppe Zamberletti, in una delle sue ultime interviste, quando era arrivato a Sant'Angelo dei Lombardi nel giorno del trentaseiesimo anniversario del terremoto. Da commissario di governo per l'emergenza post sisma in Irpinia e Basilicata, da padre putativo di quello che è oggi la Protezione civile, arrivata ad essere quella macchina di soccorso che noi conosciamo proprio per le sue intuizioni, Zamberletti, rivendicando un metodo che ha consentito di gestire l'assegnazione di migliaia di case provvisorie agli sfollati, e, senza nascondere gli scandali e gli sprechi che ci furono, puntualizzò:  "Finirono nel calderone della ricostruzione post sismica anche situazioni che col terremoto non c'entravano nulla”.

Però sulla questione dell’industrializzazione, "l'errore fu di non tramutare quei gemellaggi di solidarieta' tra imprese del Nord e terremotati d'Irpinia e Basilicata in sinergie che potessero dare la spinta a far nascere un'imprenditoria locale, autoctona".

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