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Un anno dal primo sintomo, il sindaco di Trevico racconta la sua battaglia contro il Covid: "Rispettiamo la vita"

Il primo cittadino Nicolino Rossi lancia un messaggio: "Essere immuni alla paura non significa essere immuni al COVID"

A un anno dal primo sintomo da Covid-19 il sindaco di Trevico, Nicolino Rossi, racconta in un post su Facebook la sua lunga battaglia contro il Covid. I primi sintomi, l'isolamento, l'aggravarsi della malattia, la corsa in ospedale, la paura, la solitudine e la guarigione. Giorni di grande incertezza puntellati da terrore e speranza. Una speranza che lo ha tenuto in vita e che deve essere d'esempio, ma allo stesso tempo la fascia tricolore invita tutti a non abbassare la guardia. Perché ad un anno il Covid c'è e non si è per niente affievolito. 

Le sue parole

"È il 12 marzo del 2020 quando dopo diversi giorni di stanchezza sopraggiunge la febbre. Sono a lavoro e condivido il turno con un caro amico, gli dico di non sentirmi bene, le sue battute mi strappano anche un sorriso. Avverto uno strano malessere, una sensazione di disturbo generale e dopo un interminabile turno di 12 ore, torno a casa e misuro la febbre, 38.7. Non ho fame, mai successo. Vado a letto presto, la testa scoppia, noto una congiuntivite. Non riesco a dormire, sto male e sono tormentato, agitato. Sopraggiunge la paura del contagio. Parlo con mia moglie e le confido la mia preoccupazione ,decido così di mettermi in isolamento. Il giorno successivo mia figlia, un po' per gioco e un po' per smorzare la tensione, prepara un cartello con la scritta "zona rossa" e lo incolla sulla porta della mia camera. Inizia il calvario, la febbre non va via neanche con la Tachipirina. Mi fanno il tampone, l' esito è negativo, per un attimo ho l’illusione di sentirmi meglio. Non è così, ho qualche colpo di tosse, dolori generalizzati, spossatezza , malessere smisurato. Intanto, anche nella nostra provincia il virus si diffonde, Ariano Irpino è in affanno. È il 19 marzo, San Giuseppe, la festa dei papà, ma i miei figli sanno che per un po' è meglio non avvicinarsi al loro. Continuo a non sentirmi bene, i polmoni bruciano ed i miei amici mi consigliano di andare in ospedale. Sofferente, vado al pronto soccorso, sono preoccupato nell' affrontare tutto ciò, ho paura di quello che può succedermi ma devo mantenere la calma. Mi fanno una tac e il referto è immediato, polmonite bilaterale a vetro smerigliato. Lesione tipica del Covid 19. Vorrei fare un grosso respiro, uno di quelli che si fanno quando ci si prepara alla battaglia ma ne esce solo un respiro timido. Ricovero immediato. Il 20 marzo mi rifanno il tampone, l’esito è scontato e da quel momento divento un numero. Sono il centotrentesimo caso positivo della provincia e primo caso del comune di Trevico. Inizia la mia battaglia personale in una guerra che non è ancora finita. 33 giorni in ospedale, 33 giorni a convincermi che sarebbe andato tutto bene, 33 giorni a chiedermi "se" sarebbe realmente andato tutto bene, 33 giorni di solitudine. Ogni tg comunica terrore e morte, siamo in piena pandemia.

 Il lockdown era l’unica arma contro il nemico. La gente era chiusa in casa, e io ero chiuso in un letto di ospedale, da solo, a fissare una parete. Continuo a star male, la febbre non passa. Penso di non rivedere più la mia famiglia e questo mi stringe ancora di più la gola. Poi arriva il tocilizumab e la febbre passa. Guarisco... sono stato fortunato, molto fortunato.

Torno a casa in Citroen e non in Mercedes, sono contento. Osservo ancora 14 giorni dì isolamento dai miei cari. 

È passato un anno, piangiamo 100000 vittime, abbiamo finalmente l’arma per distruggere il virus, ma in compenso non abbiamo più la consapevolezza che dobbiamo proteggerci, che dobbiamo rispettare le regole, che dobbiamo rispettare chi lavora giorno e notte per mettere a punto strategie per vaccinarci nel più breve tempo possibile, insomma , non abbiamo più paura. Questo è il più grave errore che stiamo commettendo, essere immuni alla paura non significa essere immuni al COVID. 

Sto male pensando a quei giorni, sto male pensando a chi li sta tutt'ora affrontando.

Rispettiamo le regole e difendiamo la nostra vita, solo così difenderemo anche quella degli altri.  La vita è un bene prezioso e dobbiamo stringerci a lei, ora più che mai".

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