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Coronavirus, il vaccino può diventare obbligatorio: ecco perché

Sembra che il Governo stia pensando ad un piano per introdurre la costrizione

"Mi dovranno legare per farmi la puntura": la risposta che Cristiana, infermiera in una Rsa torinese, dà oggi alla Stampa che le prospetta la possibilità che il suo datore di lavoro imponga l'obbligo di vaccinarsi contro il coronavirus è la prova dell'ostilità di molte delle categorie più a rischio nei confonti della profilassi. D'altro canto anche i risultati dei sondaggi del personale che lavora nelle Residenze in Piemonte e nel Lazio erano sconfortanti. 

Coronavirus: perché il vaccino obbligatorio è una possibilità concreta

In Piemonte l'associazione Anaste ha realizzato un sondaggio su mille dipendenti e 3800 lavoratori in servizio: il 70% ha dichiarato di essere contrario all'immunizzazione. Nel Lazio il personale sanitario delle Rsa, che arriva attualmente a 25mila persone, è della stessa idea: le direzioni hanno inviato mail ai dipendenti per chiedere l'adesione e hanno risposto solo uno su dieci. E sono soltanto la punta di un iceberg. Per questo ieri la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa ha prospettato l'obbligo per i dipendenti pubblici, subito rintuzzata dalla ministra della Pubblica Amministrazione Fabiana Dadone: "Non sono grande appassionata dell'obbligo in campo vaccinale, il governo si è raccomandato e penso che una raccomandazione forte sia il modo migliore per raggiungere l'immunità di gregge". Anche il ministro Roberto Speranza nell'intervista rilasciata ieri a La Stampa ha detto no all'obbligo, dando una motivazione squisitamente politica: introdurlo, ha detto, aprirebbe un dibattito tra pro e contro che potrebbe causare uno scontro ideologico a detrimento proprio della campagna vaccinale. 

Il problema è che oltre alle considerazioni politiche bisogna fare quelle scientifiche. Da qui alla fine di marzo il governo vuole vaccinare le categorie a rischio e quelle che hanno bisogno della maggiore protezione, individuandole attraverso una graduatoria a partire dalle loro cartelle cliniche o in base al mestiere che svolgono. Ma quando in lista non ci saranno solo medici e infermieri e invece toccherà alle persone "comuni", se le adesioni dovessero essere troppo basse quella dell'obbligo diventerà l'unica strada da intraprendere per cercare di raggiungere l'immunità di gregge, ovvero la capacità di un gruppo di resistere a un'infezione perché la gran parte della sua popolazione è immune. Il Corriere della Sera oggi ricorda che all’inizio della pandemia molti epidemiologi avevano ipotizzato una copertura del 60-70% della popolazione, come peraltro sostenuto anche dall’Oms.

Per calcolarla viene applicata una formula matematica. L’immunità di gregge si ottiene quando la copertura di immunità di popolazione è pari a 1- 1/R0 (uno meno uno fratto R0). Il valore del 66% che è sempre stato citato nelle prime fasi pandemiche presupponeva che il coronavirus avesse un tasso di trasmissibilità di base, senza misure di contenimento, pari a 3 (Ro di 3). 

Una variante più contagiosa, con un R0 di 5 invece che di 3 porta automaticamente all’80% la quota di popolazione da immunizzare per spegnere l’andamento epidemico.

In Italia ora la corsa è vaccinare il 70-80% per liberarsi dalla minaccia del virus. Il quotidiano spiega che sono tre gli strumenti possibili per ottenerla: 

  • Il primo è l’obbligatorietà vera e propria inserita come prerequisito nel contratto dei dipendenti pubblici. O almeno di alcune categorie, quelle più esposte al rischio come i medici e gli insegnanti. O per alcune mansioni, come quelle che prevedono il contatto con il pubblico allo sportello;
  • il secondo è la patente di immunità. Un documento, forse anche un’app, che consentirà solo a chi è vaccinato di viaggiare, partecipare ad eventi come le partite di calcio e frequentare luoghi aperti al pubblico, come cinema e teatri;
  • il terzo riguarda i lavoratori del settore privato, che sono 15,7 milioni, cinque volte quelli pubblici, e dove le aziende possono fare leva su altri strumenti per convincere chi pagano a vaccinarsi.

Il governo pensa a come imporre l'obbligo mentre nega di volerlo fare

E qui si parla di obbligo di smart working, che però pare più un incentivo a non fare il vaccino che a farlo. Quello che il Corriere non dice l'ha prefigurato l'ex magistrato Raffaele Guariniello qualche giorno fa in un'intervista rilasciata al Fatto Quotidiano: ci sono gli strumenti di legge per licenziare chi non vuole vaccinarsi e il datore di lavoro può riflettere su questa possibilità (estrema) che sicuramente darebbe il là a ricorsi e controricorsi in tribunale, con il rischio di finire sconfitti e dover pagare e reintegrare. Anche Pietro Ichino sul Corriere della Sera oggi conferma questa interpretazione: "O ti vaccini o ti licenzio? Sì. . Perché la protezione del tuo interesse alla prosecuzione del rapporto cede di fronte alla protezione della salute altrui". 

Intanto oggi il viceministro alla Salute M5s Pierpaolo Sileri comincia a parlare della possibilità: "Al momento, non è prevista alcuna obbligatorietà. Se nei prossimi mesi, con più dosi e più vaccini disponibili, la campagna di vaccinazione non dovesse raggiungere i 2/3 della popolazione, allora si dovrebbero prendere delle contromisure. Tra queste, c’è l’obbligatorietà. Ma non è un problema attuale. E sono fiducioso che un’ampia campagna di educazione sul vaccino migliorerà in modo significativo i risultati". 

Nel frattempo l'Ordine dei Medici dovrà risolvere il problema di quei medici che da tempo fanno campagne contro i vaccini e che sono saliti in cattedra in questi ultimi mesi proprio grazie all'epidemia di coronavirus: alcuni li ha radiati negli scorsi anni, su altri ha cominciato a lavorare da poco. Tredici dottori che avevano espresso pubblicamente (anche sui social media) posizioni "no vax", con segnalazioni arrivate da colleghi o pazienti, sono finiti sotto processo e a gennaio arriverà la sentenza. Filippo Anelli, presidente della Federazione degli ordini dei medici (Fnomceo), dice che in tutto sono un centinaio e sostiene che si tratti di "un’esigua minoranza, magari rumorosa, su cui sono in corso le inchieste degli ordini regionali e in qualche caso ci sono già state sanzioni". Per lui parlare di obbligo per la sua categoria non è uno scandalo "perché il diritto di rifiutarsi può venire meno se mette a rischio la salute pubblica, che è un interesse superiore. Ma su questo deve decidere il Parlamento, come successe con i vaccini obbligatori stabiliti dall’allora ministra Lorenzin".

La legge della ministra poi entrata nel Partito Democratico venne osteggiata proprio dai grillini, storicamente fiancheggiatori dei movimenti no-vax (con tanto di partecipazioni a convegni e campagne) e ultimamente anche responsabili dell'approdo in parlamento di Sara Cunial, che oggi è in prima linea nella battaglia contro l'obbligo nel nome delle bufale portate direttamente in parlamento. Se alla fine dovesse essere un governo da loro sostenuto a imporre l'obbligo sarebbe una nemesi. 

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