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Convegno al De Sanctis–D’Agostino: "La società, per consentire l'inclusione, deve capire fino in fondo cos'è l'autismo”

Un’iniziativa importante di confronto e di conoscenza verso i soggetti autistici, finalizzata ad accrescere la consapevolezza e la sensibilizzazione della scuola, per docenti e allievi, e della società, entrambe chiamate in causa per l’attivazione di un concreto processo di inclusione verso chi soffre di questa patologia

Inclusione e integrazione come ambiti d’intervento nella scuola e nella società. Nel convegno ‘Autismo’ dell’Istituto Agrario e per Geometri ‘De Sanctis – D’Agostino’, tenutosi questo lunedì (15 novembre), scienza, letteratura, istruzione ed istituzione sono stati i protagonisti al centro del dibattito tematico finalizzati ad avviare concretamente un processo sinergico di apprendimento e socializzazione soprattutto nell’età scolastica. Interventi che hanno radicato maggiore consapevolezza sui tentativi di intervento necessari a gestire e direzionare i comportamenti dell’autismo, patologia diagnosticata come ‘la malattia dell’interazione sociale’ e della quale, da un punto di vista scientifico, è stato proposto un processo di medicalizzazione. Autismo e scuola unite verso l’inclusività, questa la strada tratteggiata nell’epilogo dell’evento.

Convegno sull'autismo al De Sanctis – D’Agostino

"La società, per consentire l'inclusione, deve capire fino in fondo che cos'è l'autismo”

Ecco quanto dichiarato ai microfoni di Avellino Today dalla prof.ssa Mariarosa Canzano, che ha presentato il suo libro ‘Laura Coraggio!’, una narrazione intensa e dal significato importante, di coraggio, forza e speranza, dove, in prima persona, racconta la quotidianità e le sfumature della sua vita e di quella della figlia, soggetto con disturbo dello spettro autistico:

“Parlare di autismo, per me, è diventata una missione. Il libro che ho scritto parla della storia di mia figlia. È un libro che spiega, con caratteri chiari e lineari, cos'è questa sindrome, come si manifesta, come viene diagnosticata e, soprattutto, quanto sia importante fare una diagnosi precoce. La seconda parte racconta la storia di Laura, la storia di mia figlia. Laura, adesso, ha 18 anni e le è stato diagnosticato lo spettro dell'autismo. Il libro di Laura è diventato un progetto finalizzato a sensibilizzare i sindaci, un progetto che coinvolge le amministrazioni comunali, entrando nelle scuole e coinvolgendo anche le famiglie. Partiamo dal presupposto che tutto ciò che non si conosce spaventa; parlare di autismo e parlarne sempre aiuta a conoscere questa sindrome. Le promesse che mi hanno fatto i sindaci sono state attuate nel corso dei miei incontri perché ho portato il libro di Laura proponendo delle iniziative per il sociale in cui si parlasse continuamente di autismo; non soltanto il 2 aprile (La giornata sulla consapevolezza della sindrome dell'autismo N.d.R.). Dalle promesse siamo passati ai fatti e ho visto il pieno coinvolgimento da parte delle amministrazioni comunali e da parte di molti sindaci. La realtà di Laura non è una realtà a sé stante. Laura è figlia di una società che -  per consentirle l'inclusione - deve capire fino in fondo che cos'è l'autismo”.

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"Occorre trovare soluzioni che permettano di vivere meglio ai ragazzi e anche alle loro famiglie”

Presentiamo un libro intitolato “Laura coraggio” scritto da una professoressa mamma di una bambina autistica – afferma il il Dirigente Scolastico ing. Pietro Caterini – all’evento ha partecipato anche il professor Francesco Di Salle, un luminare del campo. Di questa tematica si è parlato ma, purtroppo, è ancora troppo poco conosciuta per quanto riguarda l’aspetto prettamente scientifico. Abbiamo affrontato l’argomento in presenza di molti docenti e ci tengo a sottolineare che questo tipo di disabilità non deve interessare soltanto le famiglie coinvolte direttamente, ma tutta la società. Deve esserci una accresciuta sensibilità generale per affrontare insieme questa problematica e cercare di trovare soluzioni che permettano di vivere meglio ai ragazzi e anche alle loro famiglie”.

Una visione scientifica, come quella del Professore Francesco Di Salle, Docente del Corso d’insegnamento in Neurologia del Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Odontoiatria e membro dei 150 esperti del metodo ABA – Applied Behaviour Analysis (Analisi Applicata del Comportamento) -, che ha portato al tavolo dei relatori la sua esperienza internazionale, partendo da una riflessione sul lento avanzamento dei processi di cura medica dedicati proprio all’autismo: “Per conoscere approfonditamente l’autismo, in Italia, è possibile solo seguendo dei corsi post universitari. Siamo molto indietro. Chi si occupa di ABA, si potrebbe azzardare a dire, che lo fa quasi per diletto. Da una statistica americana, qui ancora non si valuta una stima dei dati, è emerso che c’è un aumento di almeno del 300% sui nuovi nati. Questo è un fenomeno che sta cambiando la società e il mondo della medicina cista la frequenza. È importante leggere lo spettro autistico in una duplicità diagnostica fatta da una migliore propensione comunicativa della socializzazione, in primis, e su una presenza di interessi ristretti, poi”.

Tra gli interventi, il Professor Scipione Pagliara, rappresentante dell’Associazione Irpina Pianeta Autismo, medico e autore di libri tematici ma soprattutto genitore di Francesca, una donna oggi 36enne affetta da autismo, ha mostrato l’altra faccia della medaglia: come la famiglia vive il rapporto con un figlio autistico e come la società mostra scarsa abilità di lettura verso la patologia.

Una tematica che è stata oggetto di approfondimento per il sindaco Gianluca Festa che, nei saluti, ha proseguito dichiarando: “Il fenomeno dell’autismo rappresentava una nicchia, ma ora si sta diffondendo in maniera crescente nella nostra città, probabilmente perché se ne comprendono maggiormente le sfumature identificative anche in età anche precoce – informando su una delle iniziative che l’amministrazione sta per realizzare - Il centro per l’autismo sta per essere consegnato. Non è una soluzione ma sarà certamente un riferimento fondamentale, una speranza che si trasforma in concretezza per le famiglie della città. Ad oggi non ci si è resi conto pienamente del problema, per questo sento di dire che abbiamo fatto un passo in avanti. Stiamo immaginando degli appartamenti e degli edifici che possano rendere autonomi i soggetti affetti da autismo. Abbiamo il dovere morale di provarci in tutte le forme possibili e, grazie all’ottenimento del finanziamento dalla Regione Campania l’edificio sta per essere realizzato questa struttura, che altro non è che un gesto amorevole per la comunità” 

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