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Presentato "Il Lampione della Cantonata": anche Avellino ha il suo Centro di Giustizia Riparativa

All'incontro ha preso parte anche Agnese Moro che, con la sua testimonianza, ha illustrato l'importanza di uno strumento che mira ad aprire nuove dimensioni di dialogo e lettura della dimensione penale

Presso la Sala Grasso di Palazzo Caracciolo, si è tenuto il primo incontro pubblico relativo al progetto che ha istituito il Centro di Giustizia Riparativa, denominato “Il Lampione della Cantonata”, ed al quale hanno aderito il presidente della Provincia di Avellino, il direttore della Caritas, il Garante Provinciale delle persone private della libertà personale, il dirigente del Centro Giustizia Minorile per la Campania ed il Direttore dell’ Ufficio UEPE (Ufficio Esecuzione Penale Esterna).

“Il Lampione della Cantonata” sarà il luogo in cui la comunità di Avellino e provincia potrà essere ascoltata in modo attento, mettendo da parte l’impulso e la tentazione del giudizio.

Agnese Moro: "Trentuno anni dopo l'uccisione di mio padre cambiai rotta, ora ho capito la definizione di 'giustizia' data dalla nostra Costituzione"

All’incontro ha preso parte anche Agnese Moro, figlia dell'indimenticato Aldo, ucciso dalle Brigate Rosse nel 1978. Con la sua testimonianza, ha illustrato l’importanza della giustizia riparativa che mira ad aprire nuovi orizzonti di dialogo e di lettura della dimensione penale, favorendo la stessa a nuovi approcci di mediazione, mediante un comune percorso di consapevolezza tra reo e vittima di reato: "Mi sono accorta che, invece di fermare il male che era stato fatto a me e alla mia famiglia, si era moltiplicato. Poi, dopo tanti anni, ho cambiato rotta, e l'ho fatto grazie a una persona, padre Guido Bertagna, un gesuita che aveva avviato un esperimento del genere a Milano, nella vigilia di Natale del 2009, trentuno anni dopo l'uccisione di mio padre. Aveva intenzione di fare qualcosa che nessuno aveva fatto precedentemente: interessarsi del mio dolore. Da quest'esperienza, ho capito cosa volesse dire la nostra Costituzione quando dà la definizione di 'giustizia', volta alla rieducazione dei sentimenti e al ritorno delle persone in una collettività giusta".

Perna: "Un'iniziativa straordinaria per questa comunità"

"Ad Avellino iniziamo finalmente una stagione dove i reati possono essere risolti in una maniera alternativa, al termine della quale entrambe le parti possono dire di aver vissuto un'esperienza riparativa, e non solo di sofferenza" afferma con soddisfazione il dirigente del CGM – Centro Giustizia Minorile per la Campania, Giuseppe Centomani.

"È un'iniziativa straordinaria per questa comunità, una grande scommessa con la presenza di Agnese Moro, un qualcosa di straordinario per il valore che intendiamo dare a questo nuovo paradigma" dichiara l'avv. Giovanna Perna che svolgerà il ruolo di mediatore-facilitatore. "Anche ad Avellino, a partire da domani, potremo iniziare ad affidarci a questo centro: deve essere un momento in cui non solo le persone offese, ma anche quelle colpevoli vanno ascoltate. Grazie a questo strumento, possiamo finalmente immaginare una giustizia che non si svolge solo nelle aule del Tribunale: soltanto se le persone si faranno coinvolgere (non convincere), si potrà coltivare la speranza di cercare assieme la giustizia, perché soltanto cercandola assieme, forse la si può almeno un poco avvicinare”.

"È un progetto ambizioso: vogliamo creare le premesse affinché possano essere messe insieme la parte offesa e chi è colpevole di quei reati" conclude il Presidente della Provincia di Avellino, Rino Buonopane. "Da parte nostra, abbiamo subito accettato quest'idea: la sede del centro sarà a Caserma Litto".

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