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Casa circondariale di Bellizzi: due giornate dedicate all’”Essere genitori in carcere”

Organizzate dai docenti dell’ITG D’Agostino, sezione carceraria, coordinati dalla referente, professoressa Claudia Di Franza, per le quali si ringrazia il Dirigente Scolastico, ing. Pietro Caterini.

Il 7 e 13 Marzo 2023 si sono tenute due giornate di approfondimento sul tema ”Essere Genitori in Carcere”, organizzate dai docenti dell’ITG D’Agostino, sezione carceraria, coordinati dalla referente, professoressa Claudia Di Franza, per le quali si ringrazia il Dirigente Scolastico, ing. Pietro Caterini.

Teatro dell’evento è stata la Casa Circondariale di Bellizzi Irpino (AV). Gli incontri si sono articolati in due giornate, dedicate, rispettivamente, ai detenuti dell’Alta Sicurezza ed ai detenuti della Sezione Comune. Alla presenza della direttrice della casa circondariale, dott.ssa Concetta Felaco, e dei docenti, gli esperti Laura Criscitiello, psicologa e psicoterapeuta familiare, Deborah Gemelli, psicologa e psicoterapeuta familiare e Gennaro Romei, avvocato esperto in Diritto di Famiglia, si sono alternati negli interventi, illustrando la tematica e rispondendo ai numerosi quesiti posti dai detenuti.

La tematica della “Genitorialità in Carcere” ha suscitato vivo interesse nella platea, essendo i detenuti fortemente impegnati nel tentativo di riuscire a svolgere il ruolo di genitore. Nel corso degli incontri sono emerse le difficoltà nell’esercitare il ruolo di genitori e, in diversi casi, il timore che tale ruolo non venga in alcun modo percepito dai figli. E, del resto, nel corso degli anni, intere generazioni di padri hanno vissuto e tutt’ora vivono momenti di indubbia difficoltà, incapaci di comprendere quale ruolo esercitare, lasciando che le decisioni per la vita dei figli vengano prese esclusivamente dalla madre. Nel corso dei dibattiti è emerso che mantenere, una "buona relazione" di comunicazione e affetto con i propri figli non risulta sempre semplice. Eppure ciascuno dei detenuti ha evidenziato come l’incontro con la famiglia, con i figli, sia in presenza che mediante le videochiamate, scandisce e vivifica ciascuna settimana trascorsa in carcere. Rappresenta un momento atteso e desiderato dove si riversa la volontà di non abdicare al proprio ruolo genitoriale. Il colloquio con i propri figli è vissuto con sentimenti, talvolta contrastanti, laddove il senso di responsabilità ed il senso di colpa si accavallano, rendendo, talvolta, la comunicazione complicata.

Altra criticità emersa è rappresentata dal luogo in cui avvengono i colloqui, non sempre contrassegnato da quell’intimità e da quel silenzio indispensabili per una maggiore efficacia delle relazioni. Durante gli incontri i detenuti si sono disposti in circolo, e ciascuno ha effettuato la propria presentazione, illustrando il proprio vissuto inerente la genitorialità, ponendo domande agli esperti in un clima di totale serenità e disposizione all’ascolto, senza pregiudizi. Nel corso dell’incontro è stato illustrato il Protocollo d’Intesa sottoscritto tra il Ministero della Giustizia, l’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza e l’associazione Bambinisenzasbarreonlus”, in data 16 dicembre 2021. Tale Protocollo, secondo le intenzioni dei sottoscrittori, comporta il raggiungimento della ambiziosa meta “mai più bambini in carcere”. Il suindicato Protocollo, all’avanguardia e riferimento per i 47 paesi del Consiglio d’Europa,  ha tra le sue linee guida la riduzione della ‘distanza dagli affetti’ provocata dalla detenzione.

Tutti i figli hanno il diritto di conservare un rapporto costante con i genitori, anche se reclusi. Assicurare la continuità dei legami familiari incide, inoltre, positivamente sul detenuto, nella prospettiva costituzionale della pena volta alla rieducazione. E, del resto, l’esercizio della potestà genitoriale durante la detenzione aiuta sia il percorso rieducativo, sia risulta fondamentale per evitare che i minori intraprendano percorsi di vita di “devianza”. Secondo la statistica sono all’incirca 100.000 i bambini che in Italia hanno almeno uno dei due genitori detenuti. La detenzione per un minore non deve significare perdita di riferimento e di legame con ambedue le figure genitoriali. I percorsi di sostegno alla genitorialità, attivi attualmente in Italia, sono molteplici e affrontano la tematica con modalità differenti, concentrando l’attenzione su numerosi aspetti.

Dalla “stanza dell’affettività” allo “spazio giallo”, dalla ludoteca alle aree verdi, dal “gruppo di parola” alla “scuola dell’accoglienza”, ogni progetto proposto da varie Associazioni si impegna a preservare e garantire il diritto di essere padre e quello di essere figlio. Al termine degli incontri alcuni detenuti hanno chiesto di potersi confrontare con gli esperti mediante colloqui individuali e gli stessi si sono svolti in un clima di grande serenità ed empatia. 
                                   

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