Calamità naturali, l'Associazione Castanicoltori lancia l'allarme

Secondo l'associazione campana i meccanismi che regolano il calcolo del danno continuano a non tener conto della peculiarità della filiera castanicola e di quello che è avvenuto in questa filiera negli ultimi 10 anni

Anche nel 2017 il settore castanicolo rientra nelle filiere che hanno subito danni, causati dall’andamento climatico, estremamente negativi per l’assenza di piogge nel periodo estivo. L’annata 2017 è stata comunque di ripresa rispetto al crollo del 90% registrato nel 2016.

"Abbiamo perso il conto in questa regione di quante calamità abbiamo avute riconosciute: forse 3 o 4 - esordisce l'asdociazione castanicoltori Campania - In realtà dal 2010 in poi sia per l’emergenza causata dal Cinipide galligeno che per le avversità climatiche, la filiera castanicola non ha più prodotto come doveva. I danni alla produzione lorda vendibile agricola per la sola regione Campania superano abbondantemente i 250 milioni di euro".
Quello che segue è lo stralcio del documento approvato dalle associazioni castanicole campane, inviato non solo al MiPAAF, ma anche alla Regione Campania, documento che è stato fatto proprio da oltre 20 amministrazione comunali.

“Nel 2016 il crollo produttivo è uguale o superiore a quello del 2014, -95%. Con la calamità del 2014 si era data la possibilità ad una parte delle oltre 7.500 aziende agricole di ottenere un ristoro. Detta possibilità era stata data anche nell’annualità 2012, dove il crollo produttivo era stato superiore al 80%. Nel 2012, il riparto, che non è stato ancora erogato completamente alle aziende agricole, ha visto un ristoro per azienda medio di circa € 220,00 (duecentoventi,00). Il costo tecnico di presentazione e il costo per l’istruttoria da parte dei tecnici dei diversi enti, per le circa 2.500 domande presentate nel 2012, sono stati probabilmente superiori alla somma che ogni singola azienda mediamente ha incassato o incasserà. 
La calamità del 2014 non può essere un nuovo inganno per le aziende agricole della Filiera Castanicola Campana. Da una stima sommaria, che il nostro gruppo tecnico ha fatto, ci risultano questi dati:
-    I produttori castanicoli che non hanno potuto presentare domanda di calamità nel 2014, perché non iscritti ad AGEA ma possessori solo di P.IVA, sono oltre 1.500;
-    Le persone fisiche proprietarie di piccoli castagneti, che sono state escluse, sono oltre 2.000;
-    Le aziende agricole iscritte ad AGEA, che per loro fortuna sono multisettoriali, ovvero il loro fatturato proviene per oltre il 50% da altre attività agricole (nocciole, noci, viti, olivi, vendita di legname, ecc.), rappresentano circa 1.500 aziende, le quali non hanno potuto fare domanda perché il bando per la calamità le ha escluse;


-    Le circa 2.500 aziende che hanno presentato domanda perché rientravano nei meccanismi restrittivi del bando hanno dimostrato, complessivamente, di aver avuto un mancato reddito di oltre 25 milioni di euro. A tanto ammontano le richieste di indennizzo che sono state protocollate, ad inizio anno, presso gli uffici preposti. 

Se l’indennizzo non copre almeno il 70% del mancato reddito, la procedura di calamità, che deve dare un ristoro significativo alle aziende, diventa una presa in giro, non solo per le aziende agricole ma per i cittadini italiani. Se dovesse risuccedere quello che è avvenuto nel 2012, dove l’importo assegnato è a mala pena stato sufficiente a coprire i costi tecnici di presentazione delle domande e della loro istruttoria, saremo costretti a constatare che il sistema continua ad ingannare chi fa impresa nel mondo agricolo e che, di fronte ad una calamità (che ormai dura da più di 5 anni) che ha messo in ginocchio migliaia di aziende agricole e di famiglie nelle zone interne della Campania, non vi sono rispetto, sensibilità e, soprattutto, parità di trattamenti come avvenuto in altri settori economici. 
Sappiamo bene che la Filiera Castanicola Campana rappresentava un’economia importante per le zone interne e per la Filiera Agroindustriale. Sappiamo tutti l’importanza che questa filiera riveste per l’ambiente, per il paesaggio e per la tutela idrogeologica di vastissime aree. Ma questo sapere non porta, da parte del Governo e del Ministero delle Politiche Agricole, ad azioni adeguate. 
Chiediamo al Presidente della Giunta Regionale della Campania e al Consigliere Delegato all’Agricoltura un’azione concreta per rappresentare con energia e le giuste argomentazioni il rispetto di migliaia di produttori che in questi anni stanno sopportando doppiamente la crisi economica e sociale. 

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"Dal 2016 ad oggi sono stati fatti progressi? Nessun progresso! Le esigue risorse dell’annualità 2012 e dell’annualità 2014 non sono ancora state erogate alle aziende agricole.
I meccanismi che regolano il calcolo del danno continuano a non tener conto della peculiarità della filiera castanicola e di quello che è avvenuto in questa filiera negli ultimi 10 anni. Con chi dobbiamo prendercela? Con chi governa e fa le norme o con la burocrazia (burocrati). Probabilmente con entrambi.
Come si fa a calcolare un danno rispetto al mancato fatturato dell’anno precedente se nel 2016 il crollo medio è stato di oltre il 90%, e che l’anno ancora prima era stato dell’80% e quello ancora prima dell’85% ?
La logica ci dice che vi sono degli strumenti oggettivi, misurabili, quantificabili che consentono di stabilire la produzione lorda standard. Detto parametro è utilizzato da tutte le Regioni Italiane, dall’AGEA(Agenzia Per l’Erogazioni in Agricoltura), dall’Unione Europea, che per il settore castanicolo stabiliscono un reddito lordo standard pari a € 6.600,00 ettaro. Applicare la logica per dare un ristoro a chi ha subito una calamità dovrebbe essere un obbligo non solo per chi governa ma anche per i burocrati. Invece, si continua a raccontare frottole alle aziende agricole, a promettere e a proclamare calamità che non produrranno risorse né ristori, ma soltanto montagne di carte. Per la calamità le aziende dovrebbero avere un ristoro automatico attraverso il sistema AGEA che conosce nome, cognome, P. IVA, C.F., ettari, indirizzo, numero delle piante possedute da ogni singola azienda agricola, ecc., e che con pochi click potrebbe quantificare in tempo reale i danni  della filiera ed erogare, se davvero si ha la volontà, un ristoro almeno alle aziende agricole titolari di fascicolo aziendale.
Chiediamo non l’applicazione di norme inapplicabili, ma il semplice utilizzo del buon senso, nell’interesse di una filiera che in questa regione rischia seriamente di sparire con la sua cultura, con la sua storia e con la sua economia, importantissima per le zone interne.
La scadenza per la presentazione delle istanze al 30 aprile rischia di essere un nuovo inganno che contribuirà ad allontanare imprese e cittadini dal senso di appartenenza verso le Istituzioni le quali continuano a non  rappresentare, ma soprattutto a non risolvere i bisogni del sistema produttivo agricolo".
 

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