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Venerdì, 21 Giugno 2024
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Avellino celebra Santa Rita: la devozione del capoluogo per la patrona dei casi impossibili

Come ogni anno, il 22 maggio, giorno della solennità, vi è un susseguirsi di messe nella chiesa di San Francesco Saverio

Oggi pomeriggio, ad Avellino si è svolta l'attesa processione in onore della Santa che richiama fedeli da tutta la provincia. Come ogni anno, il 22 maggio, giorno della solennità, vi è un susseguirsi di messe nella chiesa di San Francesco Saverio, detta anche “di Santa Rita” (nel centro storico della città, nei pressi della Cattedrale). Santa Rita è stata ribattezzata la santa delle “cause impossibili” e forse è proprio per questo che si contano a migliaia i devoti che la venerano ad Avellino e in tutta l'Italia. Numeri record per la tradizionale processione di Santa Rita ad Avellino: quindici mila persone, anche i candidati sindaco. Il corteo, aperto da fuochi e lancio di rose, guidato dal commissario D’Attilio.

Ma conosciamo la storia di questa Santa?

Nata nel 1381 a Roccaporena, una frazione di Cascia (PG), la piccola Margherita crebbe a “pane e preghiera”, ma il suo desiderio di consacrarsi a Dio venne ostacolato dai genitori che la spinsero al matrimonio. Un matrimonio difficile quello con il marito Fernando, uomo burbero e violento, dal quale nacquero due figli: Giangiacomo Antonio e Paolo Maria. Nonostante la complicata situazione coniugale, Rita fece della pazienza la sua principale arma, rispondendo sempre al male con il bene, e riuscendo a convertire il marito.

Rispose al male con il bene anche quando lo stesso marito venne brutalmente assassinato, non cercando mai la vendetta. Lo stesso voleva anche per i due figli, oggetto delle sue fervide preghiere. Rita, consapevole che i due giovani nel crescere stavano alimentando la propria sete di vendetta, chiese al Signore di preservare i figli dal macchiarsi di sangue. La sua richiesta, raccontano le agiografie, venne esaudita e i due giovani morirono di malattia prima di commettere ogni tipo di omicidio che per sempre avrebbe condannato le loro anime.

Senza più famiglia, Rita assecondò la sua voglia di consacrarsi a Dio e dopo tre dinieghi riuscì ad essere ammessa dalle monache agostiniane. La sua vita monastica continuò sulla via della preghiera fervente, tanto che Rita chiese al Signore di poter diventare partecipe dei dolori lancinanti che lo colpirono sulla Croce. Anche in questo caso venne esaudita e circa nel 1432, mentre contemplava il Crocifisso, sentì una spina conficcata nella fronte che le procurò una profonda piaga che sparì solo quando si recò a Roma per la canonizzazione del suo protettore s. Nicola da Tolentino.

Segnata dai dolori causati dalla scelta di vita ascetica passò tra sofferenze varie gli ultimi quindici anni della sua vita. Ed è proprio in questo periodo che un grande prodigio si verificò. Rita, allettata, ricevé la visita di una parente la quale, nel congedarsi, le chiese se desiderava qualcosa della sua casa di Roccaporena. Rita rispose che le sarebbe piaciuto avere una rosa dall'orto, ma la parente le fece prontamente notare che, stando in inverno, ciò era cosa impossibile. Rita, però, insistè e solo al suo ritorno a Roccaporena la parente ne comprese il motivo: in mezzo al roseto innevato in giardino trovò una splendida rosa sbocciata che poi le consegnò.

Così Rita, morta nel maggio del 1457, divenne anche la santa della “rosa”. Santa Rita prima di chiudere gli occhi per sempre, ebbe la visione di Gesù e della Vergine Maria che la invitavano in Paradiso. Una sua consorella vide la sua anima salire al cielo accompagnata dagli Angeli e contemporaneamente le campane della chiesa si misero a suonare da sole, mentre un profumo soavissimo si spanse per tutto il Monastero e dalla sua camera si vide risplendere una luce luminosa come se vi fosse entrato il Sole. Era il 22 Maggio del 1447.

Rita venne beatificata nel 1628, da Urbano VIII, e poi canonizzata nel 1900, da Leone XIII. Il suo corpo è conservato nella Basilica di Santa Rita a Cascia, il principale santuario nel quale viene venerata, soprattutto nella memoria liturgica del 22 maggio.

La devozione ad Avellino 

Ad Avellino il santuario che cura la devozione a Santa Rita è quello della chiesa di San Francesco Saverio. Quì, durante la novena (che inizia il 13 maggio), avviene la consacrazione dei bambini alla santa, e la vigilia della festa, dopo l'omaggio floreale dei battenti di San Pellegrino Martire, vengono benedette le rose da consegnate ai fedeli. Il giorno della memoria, inoltre, è costellato da una serie di celebrazioni eucaristiche: a partire dalle 6.00 del mattino, e a mezzogiorno, dopo il pontificale tenuto dal vescovo della città, c'è la recita della supplica alla santa. Nel tardo pomeriggio la statua di Santa Rita, infine, viene portata in processione dalla sua chiesa, per un seguitissimo corteo nelle strade principali del centro.

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