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Addio mascherine all'aperto, Gimbe: "Non servono più"

Il direttore della Fondazione: "Sappiamo che all’aperto, in assenza di aerosol, il rischio di contagio si abbatte"

"Dal 28 giugno superiamo l'obbligo di indossare le mascherine all'aperto in zona bianca, ma sempre nel rispetto delle indicazioni precauzionali stabilite dal Cts". Lo ha annunciato il ministro della Salute, Roberto Speranza, dopo il parere favorevole del Comitato Tecnico Scientifico.

La decisione al termine della riunione del Cts durata due ore. Per gli esperti del Comitato tecnico scientifico quindi ci sarebbero le condizioni per dire addio alla mascherina all’aperto. Dal punto di vista epidemiologico, secondo il Cts, non ci sarebbero differenze.

Una decisione appoggiata anche dalla fondazione Gimbe che ieri aveva dichiarato. "Mi pare che la gente abbia già deciso. Sono stato a Riccione e in mancanza di ogni controllo la metà delle persone non la portava. Il 40% la teneva sotto al naso o al mento. Noi che la portavamo eravamo il 10%". Così a Repubblica Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. "Sappiamo che all’aperto, in assenza di aerosol, il rischio di contagio si abbatte. In più la diffusione del virus al momento è molto bassa, circa 20 nuovi casi settimanali ogni 100mila abitanti. D’estate poi tutti i virus respiratori circolano meno. Quindi sì, la mascherina all’aperto possiamo toglierla, soprattutto se siamo vaccinati. Ma dobbiamo rimetterla se non possiamo restare distanti o se ci troviamo in situazioni in cui si urla o si canta. In questo caso il virus si diffonde più facilmente - ha aggiunto - Sì, la copertura vaccinale comincia ad allargarsi. All’appello però mancano due milioni e mezzo di ultrasessantenni e per questo, qualunque cosa decida la politica, serve buon senso. Un conto è che a passeggiare a viso scoperto sia un ragazzo di 30 anni solo, un conto è se si tratta di un 65enne che non si è voluto vaccinare e rischia di ammalarsi seriamente. Tutte queste eccezioni la legge non può prevederle. L’obbligo c’è o non c’è. Altrimenti rischiamo di ricreare la confusione vista con AstraZeneca".

"Fatico a immaginare che rivivremo le ondate del passato, soprattutto in termini di ricoveri ospedalieri. Il virus continuerà a circolare, ma i vaccini eviteranno le conseguenze più serie per chi si contagia. I dati dell’Istituto superiore di sanità dicono che l’immunizzazione protegge all’80% dal contagio, al 90% dal ricovero e al 95% dal decesso. Vuol dire che il 20% di vaccinati continua a infettarsi e potenzialmente a infettare", ha aggiunto Cartabellotta. 

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